lunedì 10 aprile 2023

Riflettere sugli eventi pasquali

 

Riflettere sugli eventi pasquali


  Non siamo obbligati, in religione, ad attenerci sempre alla liturgia riflettendo a come la fede ha cambiato, cambia e cambierà la nostra vita sociale. Altrimenti si ripetono sempre le stesse cose.

  In effetti, mi pare che ai loro primi manifestarsi gli orientamenti indicati dal Maestro avessero il carattere della novità e che l’abbiano mantenuto anche negli sviluppi successivi alla presa di coscienza della Resurrezione.

  Oggi, in genere, in religione si ha paura delle novità. Perché sembrano travolgere le nostre Chiese. Un’altra interpretazione di ciò che accade è però che esse, almeno in Europa, si vadano dissolvendo proprio perché per paura hanno respinto l’idea di rinnovamento. In particolare la  nostra Chiesa, che da metà Ottocento è stata preda di una efferata chiusura assolutistica.

 Ma, considerato che al di fuori dell’Europa la nostra fede sembra prosperare, non potremmo imparare da quei popoli?

  Il problema è che una parte di loro semplicemente prende a modello come noi eravamo sessant’anni fa. Prendendo coscienza del corso delle storia dell’umanità ci si può facilmente convincere che essa mai va a ritroso. Dunque, quelli che seguono quella via, al di fuori del nostro continente, in realtà stanno evolvendo socialmente verso ciò che noi siamo diventati.

  Un’altra parte di quei movimenti ha inglobato elementi magici. La magia è la concezione per la quale mediante riti e altre pratiche ci si può assicurare il favore di una potenza soprannaturale ed esserne così beneficati. Elementi magici hanno pervaso e ancora pervadono la nostra spiritualità, ma, anche qui, si tratta di una rievocazione di una storia passata.

 Infine ci sono coloro che rimangono affascinati dall’estasi, dalle esperienze soggettive dello straordinario che da sempre hanno caratterizzato la religiosità dell’umanità. Con certe pratiche si può sentire  un appagamento interiore e raggiungere certezze  che non sono alla portata di chi si limita a ragionare. Non parlo tanto, qui, di stati alterati di coscienza, che pure in molti modi la religiosità umana ha tentato di procurarsi. Ma di ciò che possiamo indicare  come tranquillizzazione  dell’animo (questo significa la parola esicasmo, dal greco, che è una pratica che punta ad ottenere questo risultato). Il problema, molto serio da un punto di vista religioso, è che quel risultato si può ottenere senza alcun riferimento al soprannaturale, come  di fatto da molti anni si è iniziato a fare e a insegnare nella pratica clinica.

  Si tratta quindi di vie che o vogliono far andare a ritroso la storia, cosa impossibile, o si affidano a pratiche che rivestono di soprannaturale ciò che è assolutamente naturale.

  Va anche considerato che predicare la magia non  è considerato onesto, perché si promette ciò che non si è in grado di mantenere. Quando si chiede qualcosa in cambio, anche solo la fedeltà e la dedizione, si tratta oggettivamente di una frode.

  Gli europei hanno avuto un ruolo importantissimo nella costruzione dei cristianesimi. E ancora oggi in questa forma di religiosità si guarda a noi per orientarsi. Ci troviamo al centro di un vorticare di mondi diversi, l’Asia, l’Africa, le Americhe. Ma anche di uno straordinario rimescolamento di popolazioni. 

  Spesso si pensa che la statunitense New York sia diventata il centro del mondo. Ma a me sembra che la nostra Europa lo sia molto di più. Questo genera una  nostra maggiore responsabilità.

   Chi ha fatto i cristianesimi (ne parlo al plurale perché storicamente furono un fenomeno plurale)?

  I teologi, per ragioni sistematiche, vogliono ritenere che tutto si sviluppò da un nucleo originario come un grande albero dal suo seme. Tutto sarebbe stato contenuto in quel seme, visto nella persona del Maestro, nel suo esempio di vita, nei suoi insegnamenti.

  Storicamente però la cosa ci appare diversamente. I cristianesimi furono costruiti dalle persone cristiane  a partire da un’ispirazione originaria, variamente interpretata secondo i tempi.

  Storicamente. La storia  negli ultimi decenni è stata il principale fattore di riforma religiosa in Europa. Di fatto non rientra affatto nella formazione di base alla fede, quella che si fa per la Prima Comunione e la Cresima, che per molte persone rimane l’unica della vita.

  C’è poca storia, e troppa teologia, anche nei documenti del Concilio Vaticano 2°.

  Dopo l’annuncio della Resurrezione, i discepoli del Maestro Risorto iniziarono progressivamente a praticare una nuova società, sviluppando anche un pensiero in merito. Nei decenni successivi i cristiani provenienti del giudaismo abbandonarono la consuetudine della sinagoga, che quelli che giudei non erano mai stati non avevano, e presero a frequentarsi in case private. I Vangeli che riteniamo normativi per la nostra fede risalgono a diversi decenni dopo e vi possiamo trovare tracce di questo processo. Gli scritti più vicini all’annuncio della Resurrezione sono quelli attribuiti a Paolo di Tarso, dai quali capiamo il carattere pluralistico e insieme non pacificato di quelle esperienze. Non c’era, a quell’epoca, praticamente nulla di quelle forme organizzative che nei secoli successivi furono sacralizzate e che spesso si ritengono oggi immutabili, perché volute dal Cielo.

   Gli storici avvertono che, contrariamente a ciò che spesso ritengono i non credenti polemici con le nostre esperienze religiose, il pensiero di Paolo si affermò molto dopo la sua morte, essenzialmente per la circolazione degli scritti attribuiti a lui, che venne definito apostolo delle genti, nel senso di gentili secondo l’idea dei giudei, vale a dire tra i non giudei. Dicono, così, quei non credenti polemici, come se fosse chissà quale scoperta, che fu Paolo, e non il Maestro a fare le nostre Chiese così come divennero. La storia, realisticamente intesa, ci avverte che però non fu né l’uno né l’altro, anche se indubbiamente si può confidare che il Maestro abbia realmente voluto una sua  Chiesa per diffondere il suo annuncio e il suo insegnamento.  Lo dimostra il fatto che girò per qualche anno per la Palestina, e anche oltre, con un numeroso seguito di discepoli e discepole, ben distinto dal resto della popolazione. Dopo la sua morte, possiamo considerare proprio quel gruppo, che si rivelò piuttosto eterogeneo,  il seme  delle future Chiese. Anche lo stesso Paolo ne fu attratto, sulla via di Damasco.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli