domenica 5 marzo 2023

Tutti lo sanno fare

 

Tutti lo sanno fare


  Di una cosa che tutti sanno fare si dice spesso che è democratica.

  Due sono quelle veramente alla portata di tutti: la violenza e la stupidità,  tra loro strettamente correlate.

  Nulla di più semplice che essere stupidi, ci riesce benissimo fin da molto piccoli. Così per la violenza; in questo caso, naturalmente, il problema è cercare di  prevalere: non riesce bene con tutti. Anche questo lo si capisce fin da piccoli. C’è allora chi con i bulletti più forti abbozza e chi invece aguzza l’ingegno e riesce a prevalere, perché, e questa è una regola sociale con vaste conferme, l’ingegno prevale sempre sulla stupidità. Di solito la strategia adottata per prevalere sui violenti è di coalizzarsi contro di loro: è cosa che si impara a fare nel processo educativo e anche facendo esperienza di socialità. In questo modo si creano tra noi le società. Organizzarle e sapervisi integrare sono abilità molto importanti. La democrazia è attualmente il tipo di organizzazione sociale più potente. Non è stato sempre così, naturalmente. Lo è diventata in un processo grandioso durato circa due secoli, quindi piuttosto recente, che è partito dalle culture dell’Europa occidentale.

   La forza delle democrazie contemporanee risiede nella loro capacità di coinvolgere quasi tutte le persone adulte delle società di riferimento, tendenzialmente tutte, e di organizzare un precoce e costante processo educativo per consentire a tutte di acquisire le abilità necessarie. Anche in questo caso non è stato sempre così. Nell’antica Atene, in Grecia, dove furono poste le basi dei connotati culturali della democrazia, tanto che democrazia  è una parola greca, vi era coinvolta una minoranza della popolazione della città-stato, composta da uomini adulti,  cittadini, liberi sia da lavori servili sia comunque dalla necessità di affannarsi in un duro lavoro per vivere, impegnandovi gran parte del proprio tempo, o in proprio o alle dipendenze altrui.

  Paradossalmente una cosa fatta per tutte le persone non è subito alla portata di ogni persona: vi si deve essere educati. Quindi, in definitiva, definire democratico ciò che riesce subito bene a tutte le persone non è corretto. La democrazia si impara, è una conquista culturale  sia per la singola persona sia per le società.  Per queste ultime richiede importanti riforme organizzative, perché, prima che vi siano acculturate, sono in preda alla violenza della forza dei gruppi più potenti. L’instaurazione di una democrazia ha avuto in genere storicamente carattere rivoluzionario violento. Anche il suo abbattimento, ma in questo caso non ci si libera più dalla violenza, mentre, instaurata una democrazia, si cerca di ridurla al minimo, almeno all’interno della società.

  Ai tempi nostri, dalla fine della Seconda guerra mondiale (1939-1945) si sta cercando di dare carattere democratico anche all’ordinamento internazionale. La creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite risponde a questo anelito. La nostra Unione Europea ne è un modello quasi compiuto.

  Certamente non si è ancora riusciti a prevenire o estinguere la violenza nelle relazioni internazionali come l’attuale conflitto in Ucraina, nel quale anche l’Italia è pesantemente coinvolta,  dimostra.  Come ogni violenza, anche quella guerra  è una cosa stupida: stiamo sprecando immani risorse e causando atroci sofferenze lì dove si combatte, con perdite umane sconvolgenti e violenze efferate, senza alcuna reale utilità   e senza che tutti questo possa portare a nulla. L’inutilità di questa violenza ne dimostra la stupidità. E’ come tra austriaci, francesi, italiani e tedeschi: ci si è combattuti tanto a lungo e ora si va d’accordo e, anzi, insieme si è costruita l’Unione Europea. Tra qualche decennio (occorrerà che passino due o tre generazioni per guarire le ferite sociali e culturali di questa guerra) accadrà lo stesso tra ucraini e russi. Tutti  i fattori sociali, salvo la guerra in corso, sembrano cooperare   a questo risultato, innanzi tutto la convenienza dell’operazione. Si è vicini, molto simili, interdipendenti (paradossalmente, ad esempio,  anche durante la guerra il gas estratto in Russia continua ad transitare per l’Ucraina per essere trasportato in Occidente) La pace, dunque, sicuramente tornerà. L’intelligenza democratica potrebbe abbreviare i tempi per raggiungere questo risultato. Purtroppo tutti i governi coinvolti nel conflitto appaiono ancora come ottenebrati.

  La nostra Chiesa non è  ancora acculturata alla democrazia, dopo esserne stata a lungo pervicacemente nemica. Questa posizione è stata parzialmente superata, nel magistero papale, solo con l’enciclica Il Centenario – Centesimus annus deliberata nel 1991 dal papa Giovani Paolo 2°. La democrazia non è ammessa all’interno e allora la si chiama sinodalità.

  Perché non è ammessa?

  Fondamentalmente perché l’attuale assetto gerarchico ecclesiastico è il risultato dell’estrema violenza dei secoli passati e si teme, a ragione, che la democrazia porterebbe a superarlo. Il punto, però, è un altro: è veramente essenziale così com’è? In particolare: così com’è è voluto dal Cielo? Arduo sostenerlo, perché si è formato progressivamente e gli esordi sono stati piuttosto distanti dalle origini. Comunque lo si sostiene. Così, sacralizzato come lo si è voluto, resiste alla trasformazione, in particolare in quella mediante la quale si sta  cercando di restituire alla gente un ruolo più partecipato.

  Quindi: da un lato la democrazia non viene naturale a tutte le persone, richiede un processo educativo; dall’altro chi comanda nella Chiesa cerca di scoraggiarlo e non educa alla democrazia, ma all’obbedienza acritica come virtù.

 Non bisogna pensare che se ne possa uscire in tempi brevi, anche perché la nostra Chiesa, che in Europa occidentale è in via di dissoluzione, non è più politicamente una struttura sociale fondamentale per il governo degli stati e allora non fa poi tanta differenza che la si voglia vivere un po’ come nel Cinquecento. In fin dei conti certi suoi pittoreschi costumi piacciono, come accade per il Palio di Siena e altre cose del genere.

  Naturalmente per le persone per le quali la fede è ancora importante, per noi ad esempio,  è diverso. E’ la ragione che potrebbe indurci ad approfondire l’abilità sinodale, che ora è assai scarsa. Come per la democrazia ci si deve educare ad essa, non viene spontanea. L’obbedienza acritica, da gregge, invece è veramente alla portata di tutti, come la stupidità: infatti, a ragionarci bene sopra, è una cosa un po’ stupida. Si viene ridotti ad essa mediante la violenza sociale.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli