Decidere insieme
Nel corso della 5ª Assemblea sinodale del Cammino sinodale della Chiesa tedesca non si è riuscito ad approvare il documento con le proposte per organizzare procedure partecipate di decisione, a riprova che questo è il tema più difficile da affrontare.
La nostra Chiesa ha ancora un ordinamento assolutistico centrato sul Papato, anche se i vescovi localmente, ma non quelli italiani, hanno dagli anni Sessanta, a seguito delle riforme innescate dal Concilio Vaticano 2º, qualche spazio di autodeterminazione. Questo sistema è descritto nel Codice di diritto canonico entrato in vigore nel 1983: esso fu tra i primi atti con cui il Papato tentò di correggere gli sviluppi pratici che si erano prodotti nella fase di ricezione delle novità conciliari.
Questa impostazione si nota ad ogni livello e, in particolare, anche nella direzione delle parrocchie, dove tutto fa capo al parroco.
In parrocchia mi pare che la maggior parte delle persone che la frequentano con una certa regolarità non sentano il bisogno di partecipare alle decisioni. L'età media è piuttosto alta e si è stati abituati così. Chi collabora con i preti in qualche attività, che è praticamente il solo modo di impegnarsi, sa per esperienza che provare a riunirsi per discutere insieme sul che fare in genere produce da noi liti, per la spaccatura verticale che c'è in parrocchia tra due modi di vivere la propria religiositá, uno dei quali è espresso da una organizzazione fondamentalista che aveva preso piede negli anni passati.
Anche i giovani mi pare che stiano piuttosto a ricasco dei preti, ma vedo qualche cosa di diverso nelle esperienze di volontariato.
La consapevolezza religiosa mi sembra in genere insufficiente: è carenza che riguarda i fondamentali. Naturalmenfe frequentano anche persone colte che di cultura religiosa sanno di più, ma non mi pare siano in alcun modo coinvolte nelle attività di formazione. In definitiva ci si contenta di trasmettere ciò che si ritiene indispensabile per Prima comunione e Cresima, con qualche raccomandazione spicciola per il Matrimonio. L'importante è che in qualche modo "si sappia stare in chiesa", rispondendo a tono e sapendo quando stare in piedi e quando seduti.
L'attività che ha più successo è il catechismo per la preparazione per Prime comunioni e Cresime. Il tentativo di coinvolgere maggiormente i genitori non mi pare però abbia avuto successo.
L'Azione cattolica è stata storicamente la principale sede di partecipazione delle persone laiche all'apostolato in parrocchia, ma ora non più, fondamentalmente perché non è più sentita quell'esigenza di partecipare attivamente. I tentativi che abbiamo fatto per coinvolgere altre persone hanno avuto scarso successo, in particolare non si è riusciti a ricostituire una sufficiente componente di persone ventenni e trentenni.
Ricordo che negli anni '70 la situazione era molto diversa. Purtroppo il lungo inverno ecclesiale durato dalla metà degli anni '80 fino all'inizio del ministero dell'attuale Papa ci ha messi in un'altra condizione.
La gente viene in chiesa per i riti di passaggio della vita e per qualche emergenza assistenziale, fa un vago riferimento all'etica cattolica come viene conosciuta dalle parole del Papa che vengono rimandate dai mezzi di comunione di massa e sulla base delle spiegazioni dei preti nelle omelie delle messe a cui capita di presenziare, e prega quando si trova in pericolo: si tratta comunque di religiositá, ma che non implica partecipazione. Poi ci sono quelli che vivono la fede in comunità molto esigenti e coese, che sentono la necessità di separarsi dal resto dei fedeli, i quali praticano in modi meno coinvolgenti. L'impegno qui c'è, e anche molto intenso, ma non riguarda la parrocchia bensì solo il proprio gruppo di prossimità. Si diffida di chi è fuori, quasi come un fattore di possibile contaminazione, rifacendosi in ciò, immaginificamente, alle idee dell'antico giudaismo.
C'è chi vorrebbe indurre cambiamenti dell'esistente reputandolo sbagliato. Io no. Vorrei in questo distaccarmi dai tremendi costumi dei riformatori del passato e seguire la via meno efferata seguita nell'ultimo Concilio. Mi contenterei di poter sperimentare forme di reale partecipazione in ambiti limitati, per vedere come va e, se andasse bene, per proporle alle altre persone.
Non vorrei insomma forzare la religiositá altrui. Se ci si sforza comunque di essere persone rette e si collega questo al proprio essere cristiani, per me va bene.
So che la situazione che c'è da noi c'è anche in molte altre parrocchie.
Essendo stato deciso a livello mondiale e nazionale di attivare un percorso sinodale, penso che questa potrebbe essere l'occasione per catalizzare un tirocinio sinodale almeno per le persone che sono interessare a parteciparvi. Innanzi tutto suscitando una qualche attività di formazione e anche di autoformazione in merito, in modo che si capisca meglio di che si tratta, proseguendo poi nel prendere in esame qualche proposta, anche sulla base di ciò che si sta facendo in Italia e in Europa. Negli ultimi anni sono uscite diverse interessanti pubblicazioni divulgative sul tema della sinodalitá e sulla religiositá in Italia: potrebbero essere una buona base di partenza. Poi c'è quello che sta uscendo dalle assemblee sinodali che si vanno facendo dopo la fase di "ascolto". Le persone colte, in particolare chi pratica o ha praticato l'insegnamento come professione, potrebbero dare una mano.
Purtroppo nella nostra parrocchia è caduto in desuetudine il Consiglio pastorale parrocchiale, per i problemi a cui ho accennato. Non ne faccio una colpa al parroco, che nell'autunno del 2015 si è trovato a intervenire su una situazione con molti problemi, di cui ho dato conto su questo blog (non mi sto a ripetere, tutti i post sono tuttora disponibili), a cominciare da un passaggio di consegne che mi parve piuttosto sofferto. Penso che, riflettendo sulla nostra storia ecclesiale, veramente orrenda in molti passaggi, dovremmo imparare a non forzare, a non infierire, a non disprezzare, a tollerare dove non si riesce ad essere amici, ad offrire l'amicizia anche dove di solito in genere si sceglie puramente e semplicemente di tollerare. Insomma, non voglio che le altre persone siano religiose al modo mio. Mi sta bene che facciamo a modo loro, purché non prevarichino, non facciano soffrire e non obblighino ad essere come loro pretendendo che la loro via sia l'unica giusta.
Ma, si dice, "non si possono accettare certe stranezze". Capisco. C'è anche, come dire, un "terrapiattismo" teologico che può urtare i dotti. Ma, parliamoci chiaro, nelle cose di religione di cose fuori del comune ne diciamo molte...sogni, visioni, prodigi vari in piccolo e in grande, tipo morti che rivivono, voci dal Cielo, santuari e persone miracolanti e via dicendo. L'importante è evitare la monopolizzazione, l'eccesso, l'abuso della credulità dei semplici e di coloro che sono resi semplici dalla sofferenza.
Quindi, in definitiva, partire da obiettivi meno ambiziosi, come quello di provare a riuscire a riunire con una certa costanza un gruppetto di persone con l'incarico di provare a realizzare in concreto la sinodalitá in qualche ambito limitato, per poi rifletterci sopra, potrebbe essere un'attività interessante, più interessante dei gruppi sinodali fatti finora, che non mi pare abbiano avuto alcun seguito, anche perchè i partecipanti si sono espressi senza sapere bene di che si trattava. A proposito: in parrocchia non si è saputo nulla del documento di sintesi che, redatto sulla base dell'ascolto fatto in quei gruppi, dovrebbe essere stato inviato in Diocesi. Quello potrebbe essere una buona base di partenza per quel lavoro.
Già quello che viene pubblicato su questo blog, diretto principalmente alle persone residenti a Montesacro Valli, credenti a qualsiasi livello, ma anche non credenti, costituisce in qualche modo il germe di quell'attività, un modo per riflettere sul da farsi, stimolando ad impegnarsi esercitando una responsabilità personale per quello che si fa in parrocchia. Negli incontri del nostro gruppo di AC sulla sinodalitá diamo anche l'opportunità di partecipare in teleconferenza Meet. Perché non provare a collegarvi, amici lettori del quartiere? O anche amici di altre parrocchie che possano condividere con noi le esperienze di sinodalitá fatte da loro?
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemenfe papa - Roma, Monte Sacro, Valli