Una popolazione si insedia su un territorio, un popolo si costituisce a partire da un centro di potere pubblico. È potere pubblico quello che riesce a imporsi su una certa popolazione, a prescindere dal consenso di chi lo subisce. Di solito viene legittimato con la pretesa di farlo nell'interesse collettivo, ma nella realtà non è sempre così. Di fatto, il primo obiettivo di ogni potere pubblico è di mantenersi effettivo nell'interesse del centro di potere che lo esprime. Generalmente i centri di potere sono organizzati e animati dalle classi sociali dominanti. Il loro dominio è di solito fondato inizialmente sulla violenza pubblica e poi mantenuto costruendo un sistema giuridico, sempre presidiato anche dalla violenza pubblica, anche se in maniera meno intensa ed estesa che agli inizi. Le democrazie contemporanee hanno cercato di liberare le rispettive società, al loro interno, dalla violenza pubblica impiegata a fini di mantenimento del potere. Una analoga finalità si cerca di perseguire anche nei rapporti internazionali con un sistema di accordi e di istituzioni globali.
L'espansione dei cristianesimi ha avuto storicamente i medesimi connotati di quella degli altri centri di potere, quanto ai loro assetti istituzionali. Ciò non toglie che la diffusione della loro fede tra la popolazione sia avvenuta anche per coinvolgimento da persone a persone, sulla base dei valori predicati, di alto impatto emotivo. Quindi violenza pubblica, anche estrema, e amicizia, anche molto intensa, hanno caratferizzato, nel complesso, questi processi e li troviamo anche oggi, benché, negli ordinamenfi democratici, la violenza sia più che altro morale.
Storicamente la violenza pubblica in materia religiosa si è intensificata nelle fasi di transizione degli ordinamenfi politici ecclesiastici. Ci troviamo appunto nel bel mezzo di uno di essi.
A differenza di ciò che avvenne nel ventennio tra il 1965 e il 1985, la crisi coinvolge più che altro i vertici della gerarchia ecclesiastica. Riguarda un conflitto che ciclicamente sorse nei secoli passati nelle dinastie sovrane, vale a dire quello tra un sovrano e il ceto dei nobili del sua corte. Il sovrano allora si appella al popolo. Il processo è complicato perché, contemporaneamente, riguarda anche il conflitto endemico tra l'episcopato lartino-americano, dal quale proviene l'attuale sovrano, e quel ceto nobiliare.
La Curia Vaticana, il cui ordinamento è stato recentemente riformato, tiene luogo del ceto dei nobili di corte. È stato osservato che, in particolare dall'Ottocento, è stata in grado di condizionare pesantemente i papi regnanti, sulla carta titolari di un potere illimitato. "I papi passano, la curia resta"' si osserva.
E il popolo di quel centro di potere che è la gerarchia ecclesiastica? Almeno in Italia, appare poco coinvolto. La nazione in cui lo è di più è la Germania, essenzialmente perché nell'organizzazione ecclesiastica si è affermato un ceto di teologi laici professionisti, ai quali sono state affidate funzioni sempre più importanti nelle realtà di base. Essi sorreggono i processi sinodali. Da noi è diverso e allora si procede più che altro all'interno della burocrazia ecclesiastica, comprensiva dei quadri di associazioni e movimenti laicali. Se ne parla poco al resto della popolazione di fede, la quale, dal canto suo, non ne discute, e nemmeno manifesta di sentirne il bisogno. Lo abbiamo sperimentato anche nella nostra parrocchia, dove la fase sinodale dell'ascolto del popolo ha coinvolto poche decine di persone, sulla massa di circa un migliaio di praticanti con una certa assiduità che si possono stimare.
Il ciclo di incontri che si vorrebbe realizzare nel nostro gruppo di AC a partire da domani sabato, alle 17, vorrebbe contribuire a cambiare la situazione. La locandina e le istruzioni per partecipare sono pubblicate in uno dei post che precede. Sabato, dalle ore 16:50, il link per partecipare in videoconferenza Meet sarà pubblicato su questo blog. Lo si può richiedere fin d'ora, scrivendo a mario.ardigo@acsanclemente.net
Mario Ardigò - Azione cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli