mercoledì 22 febbraio 2023

Popolo e popoli – 10

 

Popolo e popoli – 10

 

1.  La natura ci confina in ambienti sociali piccolissimi, la cultura ci consente di creare società di miliardi di persone: un paradosso vertiginoso.

  Come c’entra la religione?

  La religione è un importantissimo fattore culturale. L’altro è il diritto. L’una e l’altro utilizzano i linguaggi come strutture di mediazione. Per questa via la realtà intorno a noi assume l’aspetto di una narrazione e ci diviene comprensibile. La società iniziò quando ci si mise intorno al fuoco ad ascoltare belle storie su come andava il mondo. Le raccontavano i più anziani, i più giovani le imparavano e le raccontavano alle generazioni che seguivano: la tradizione.

  Anch’io fui giovane e allora c’era chi credeva ancora che le religioni potessero essere travolte dalla luce della scienza e della filosofie, che avrebbero convinto tutte le persone del mondo di come andavano veramente  le cose. Ci avrebbe guidato la dea Ragione (alla fine del Settecento, nella Francia rivoluzionaria, si tentò per davvero di organizzarne il culto). Solo che anche le scienze e le filosofie sono prodotti culturali, narrazioni, ed è proprio per questo che sono  vive.

  Peter Berger e Thomas Luckmann nel ’66 ci scrissero un libro molto interessante sopra, The social construction of Reality, ancora in commercio in traduzione italiana, con il titolo La realtà come costruzione sociale, Il Mulino 2016.

  Ci sembra che la nostra Chiesa  si stia dissolvendo, e in un certo senso  è vero. L’immagine del suo popolo sta diventando piuttosto velocemente indistinguibile dal contesto sociale intorno. Accadrà come all’antica religione che precedette la nostra? Che ne è stato? Credo che sarebbe superficiale pensare che sia realmente svanita. Leggiamo i testi che ne narrano i miti: li troviamo familiari, dicono ancora qualcosa di noi, oggi.

  Le religioni si tramandano e, nel tramandarle, ne cambiano le narrazioni. Chi narra? Ecco, è qui che emergono i popoli.

  Una popolazione che si lega ad certe narrazioni assume la configurazione di popolo. Con il cambiare delle popolazioni, in particolare con il loro rimescolarsi, cambiano anche quelle narrazioni e dunque le immagini di popolo che esprimono.

  Questa evoluzione è analoga a quella, eclatante ma tuttavia in genere poco notata, delle lingue parlate dalle genti. L’italiano  è il latino  moderno. Come suonerà e come lo chiameranno tra duemila anni?

2. Siamo in un’epoca di veloce transizione sociale.

   Le società non rimangono mai le stesse, ma la loro storia è attraversata da passaggi di fase in cui cambiano più in fretta. E’ il caso della nostra, nell’Europa occidentale.

  Nonostante la globalizzazione, la creazione di una rete di culture che avvolge ormai tutte le popolazioni del mondo e che rende possibili relazioni sociali molto intense, non tutte le società cambiano con la stessa velocità. Da noi si cambia molto più velocemente che altrove. E’ lo stesso processo di unificazione continentale europea ad aver molto accelerato questa dinamica. La nostra immagine di popolo è divenuta cangiante.

  C’è chi pensa che si possa far retrocedere il processo, ma questo è impossibile: non ci sono più le società che sorreggevano le culture del passato. E’ possibile, almeno, arrestarlo? Così si pensò nella nostra Chiesa a metà degli scorsi anni ’80. Non ha funzionato. Il risultato è stato solo che il nuovo non ha trovato più narrazioni adeguate: è per questo che l’immagine di popolo sembra sbiadire.

 I processi sinodali che sono stati attivati nelle nostra Chiese da circa un anno e mezzo, al di là di molta obsoleta teologia mediante i quali si cerca di organizzarono, dovrebbero servire in fondo a rimediarvi.

  Volete un esempio di narrazione costruita allo scopo di rendere un’immagine rinnovata di popolo? Eccola di seguito, tratta dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium deliberata durante il Concilio Vaticano 2°, negli scorsi anni ’60:

 

CAPITOLO II

IL POPOLO DI DIO

 

Nuova alleanza e nuovo popolo

9. In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità.

  Scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sé. Tutto questo però avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella più piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. « Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerò con Israele e con Giuda un patto nuovo... Porrò la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l'imprimerò; essi mi avranno per Dio ed io li avrò per il mio popolo... Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore » (Ger 31,31-34). Cristo istituì questo nuovo patto cioè la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che è la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall'acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono « una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo... Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio » (1 Pt 2,9-10).

  Questo popolo messianico ha per capo Cristo « dato a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm 4,25), e che ora, dopo essersi acquistato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, regna glorioso in cielo. Ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirà Cristo, vita nostra (cfr. Col 3,4) e « anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio » (Rm 8,21). Perciò il popolo messianico, pur non comprendendo effettivamente l'universalità degli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce tuttavia per tutta l'umanità il germe più forte di unità, di speranza e di salvezza. Costituito da Cristo per una comunione di vita, di carità e di verità, è pure da lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra (cfr. Mt 5,13-16), è inviato a tutto il mondo.

  Come già l'Israele secondo la carne peregrinante nel deserto viene chiamato Chiesa di Dio (Dt 23,1 ss.), così il nuovo Israele dell'era presente, che cammina alla ricerca della città futura e permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18); è il Cristo infatti che l'ha acquistata col suo sangue (cfr. At 20,28), riempita del suo Spirito e fornita di mezzi adatti per l'unione visibile e sociale. Dio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perché sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unità salvifica. Dovendosi essa estendere a tutta la terra, entra nella storia degli uomini, benché allo stesso tempo trascenda i tempi e i confini dei popoli, e nel suo cammino attraverso le tentazioni e le tribolazioni è sostenuta dalla forza della grazia di Dio che le è stata promessa dal Signore, affinché per la umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà ma permanga degna sposa del suo Signore, e non cessi, con l'aiuto dello Spirito Santo, di rinnovare se stessa, finché attraverso la croce giunga alla luce che non conosce tramonto.

 

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli