venerdì 9 dicembre 2022

La creazione di una realtà ecclesiale di mondo vitale

 

La creazione di una realtà ecclesiale di mondo vitale

 

   La straordinaria inefficacia delle procedure sinodali che si sono stancamente svolte finora in Italia e delle quali la gente non solo sa poco ma neppure  sembra interessata a saperne di più dipende dal fatto che non sono state capaci di produrre senso. Se si trattasse di riformare le strutture istituzionali sarebbe un altro discorso, ma invece ora si vorrebbe cambiare il modo di vivere la fede collettivamente. Una cosa che riguarda il senso della vita.  Non bisognava, allora, partire dando la voce ai teologi.

  La loro scienza, infatti, può essere utile solo a posteriori, per spiegare ragionevolmente le vita di fede vissuta. Tuttavia la teologia cattolica, oppressa com’è da un pervasivo sistema istituzionale di polizia ideologica governato dalla Santa Sede che negli anni ’90 l’ha voluta addirittura ingabbiare nelle catene del Catechismo della Chiesa cattolica, al quale fior di teologi sono costretti a rimandare, può servire veramente a poco in ciò che si vorrebbe realizzare: una vita di fede tutta  sinodale.

  Non bisogna farsi fuorviare dal nome di catechismo  che gli si è dato.

 Per la catechesi e soprattutto per la formazione personale è in effetti uno strumento prezioso ed è addirittura più di quello che in genere una persona non particolarmente appassionata alla materia, per interesse proprio o mansioni svolte,  può assimilare. Ma non fu pensato solo per quello.

  E’ in realtà una vera e propria legge teologica  sulla quale si pretende di misurare l’ortodossia, vale a dire la sottomissione a ciò che viene presentato come verità, intesa come quello che deve accettato per essere inclusi, altrimenti si è fuori, anatema, secondo la terribile, feroce,  formula esecratoria usata fino al Concilio Vaticano 1°, interrotto nel 1870 e mai più ripreso a causa del’invasione dello Stato Pontificio da parte dell’esercito italiano.  Si fece in tempo, però, a deliberare l’infallibilità del Papa in materia di verità  di fede, sulla cui base nei successivi novant’anni fu costruita l’impalcatura istituzionale assolutistica che ci sta soffocando.

  Ecco perché, una volta pagato il tributo alla verità con il lavoro della Commissione teologia internazionale La sinodalità  nella vita e nella missione della Chiesa,

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_20180302_sinodalita_it.html

 pubblicato nel 2018 dopo tre anni di lavoro, sarebbe stato opportuno piantarla con la teologia e iniziare a fare un tirocinio pratico di sinodalità, intesa come partecipazione reale di tutte le persone di fede a ciò che si fa e si decide nella vita ecclesiale di prossimità, di base. Questo lavoro doveva avere come scopo la nuova creazione di senso. Ma è ancora possibile provarcisi.  

  Il primo passo è incontrarsi, riconoscersi, parlarsi.

  Questa, però, è un’esperienza che si può fare solo per piccoli gruppi, di una trentina circa di persone alla volta, il numero che consente di conoscersi per nome, quello che consente anche di intrattenere relazioni reali in una videoconferenza, in cui chi partecipa sia in grado di scambio emotivo con le altre persone.

  Questo perché, nelle questioni di senso, in cui le emozioni sono molto importanti, siamo confinati, per limiti biologici di specie in piccoli gruppi di quella dimensione. E perché senza emozioni  il senso non si crea, e allora tutto diventa più che altro un adempimento burocratico.

  Un piccolo gruppo così connotato viene anche definito realtà di mondo vitale. Mio zio Achille ci scrisse un libro su nel 1980, Crisi di governabilità e mondi vitali, pubblicato dall’editore Cappelli, oggi, ancora reperibile in commercio solo usato, mediante i servizi telematici sul Web.

  Un piccolo gruppo con quelle caratteristiche era quello che nelle narrazioni evangeliche ci viene presentato al seguito delle predicazioni itineranti del Maestro.

  Lo studio dello sviluppo di grandi movimenti sociali in genere ci mette di fronte a realtà di mondo vitale  di quel tipo, come innesco del processo sociale.

  Le svolte culturali, intese come creazioni di nuovi o rinnovati sensi della vita sociale, come si abita, produce, lavora, ama, sogna e via dicendo,  si producono a partire da laboratori del  genere. Si consolidano poi  nei miti. Sulla base di questi ultimi, con le religioni e il diritto, si creano gli ordinamenti sociali e quelli politici, insomma la società in grande. La teologia, per come la si vive oggi nella Chiesa cattolica è fatta di religione  e diritto. Le si è voluto assegnare il compito principale di legittimare il governo ecclesiastico e per questo sta soffocando i mondi vitali  della religione.

  Il nostro governo ecclesiastico è divenuto certamente obsoleto.

  E’ stato progettato dall’Undicesimo al Tredicesimo secolo e in un lungo e travagliato processo durato fino a metà del Diciannovesimo ha assunto le caratteristiche di un assolutismo autocratico, difeso fino agli scorsi anni Cinquanta, e poi di nuovo dagli anni Novanta fino a papa Francesco,  a forza di scomuniche ed altri provvedimenti disciplinari.

  In Italia l’abolizione dell’insegnamento delle specializzazioni teologiche nelle università statali, come conseguenza di un’unità nazionale che si dovette fare contro il Papato che rivendicava ostinatamente il suo regno nell’Italia centrale come strumento indispensabile per le sua missione,  le ha consegnate nelle mani dell’autocrazia ecclesiastica.  

 Così i teologi di professione italiani, in genere appartenenti al clero o ad ordini religiosi, mi paiono persone non libere. Una frase imprudente può costare loro il posto, all’esito di un procedimento inquisitorio condotto da un apposito Dicastero della Santa Sede con insufficienti garanzie di difesa. Purtroppo, la Commissione Teologica Internazionale, con i suoi membri e i suoi consultori, è costituita come organismo ausiliario proprio di quel Dicastero. Quando si riterrà di farne una articolazione del Sinodo dei vescovi sarà diverso. Fatto sta che lo stesso papa Francesco il quale, sulla carta, in base alle norme del diritto canonico, è titolare di un potere assoluto e superiore a qualsiasi altro, quando ha deciso di sinodalizzare la vita ecclesiale sembra essersi dovuto piegare ad ottenerne il nulla osta. Che c’è stato. E, quindi, come si dice, amen.

  Del resto l’obiettivo ora non è di riformare quelle anacronistiche strutture di governo.

  L’esperienza degli anni ’70 ha dimostrato che esse possono convivere con una certa sinodalità nella base, almeno in Europa, dove la laicità delle istituzioni pubbliche ha creato spazi di libertà dei quali anche la gente di fede può avvantaggiarsi.

  Non dico che si è rivelata una convivenza facile, no, certo. La tensione c’è stata, come negarlo?

  E tuttavia un’esperienza francamente e nettamente sinodale come il primo Convegno ecclesiale nazionale  su “Evangelizzazione e promozione umana”, nel 1976, poté svolgersi e produsse frutti duraturi. Un altro evento di quel tipo, molto importante per l’avvio degli attuali processi sinodali, si svolse a Firenze nel 2015, il tema fu “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

  Tra il primo di quei Convegni e il quinto nel 2015 ci fu il lungo inverno ecclesiale che ha come spento la Chiesa italiana. Si cercò di seguire un’altra via: la religione di popolo sul modello polacco al tempo della resistenza contro il regime comunista. La Polonia attuale ne è il frutto maturo.

  Tutti dicono che oggi è così difficile anche solo l’incontrarsi.

   Dagli anni ’90 la Chiesa cattolica si è specializzata nell’organizzare grandi raduni di gente intorno al Papa, “Giornate mondiali”, beatificazioni, visite apostoliche. Ci si va, si fa le comparse liturgiche acclamanti, si legge la propria parte sul foglietto, ma tutto lascia il tempo che trova, almeno sulla vita di Chiesa, perché non ci si incontra veramente. Sono cose che certamente lasciano una traccia nelle personalità individuali, creano bei ricordi. Ma non dell’incontrarsi, salvo che nella piccola cerchia con cui s’è giunti.

  Bene, è proprio dall’incontrarsi che bisogna partire. Come viviamo la fede insieme?  E dove? Qual  è il nostro mondo vitale religioso  di riferimento. Lo è la parrocchia? O ci si va per andare a messa  e basta? Come, in concreto, partecipare di più e in di più? Come facciamo ad attuare in una realtà di base, ad esempio nella nostra parrocchia, in alcune attività, il principio “Non senza di noi, non solo da noi”?

  L’obiettivo dell’incontro del 14 gennaio prossimo, in presenza, in parrocchia, in sala rossa, e in videoconferenza Teams è pensato proprio per confrontarci su questo.  Dovrebbe essere la nostra vita di relazione religiosa ad essere in primo piano. Lasciamo da parte teologia  e liturgia. Per tutto il resto del tempo continueremo a fare le comparse religiose e ci si rovescerà addosso la solita teologia destinata al popolo, spesso veramente stucchevole. Ma in quell’incontro, no: dobbiamo cercare si essere noi al centro, protagonisti. Vediamo che ne esce. Non è pensato come un evento  isolato, ma come un processo, cercando di integrare la fase di ascolto  dei processi sinodali in corso che, in realtà non c’è veramente stata.

  Il tutto avverrà nell’ambito di un gruppo parrocchiale di Azione Cattolica, che però vuole aprirsi. Un’esperienza associativa nota che però è aperta  ad esiti non preordinati né programmati, veramente  nuovi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli