domenica 11 dicembre 2022

Effervescenza mitologica

 

Effervescenza mitologica

   La produzione dei miti è continua nelle società umane. La nostra mente cerca di produrre il senso  di ciò che si sta vivendo descrivendolo a partire da ciò che trova nell’ambiente culturale in cui siamo immersi, combinandone gli elementi senza porsi tanti problemi fino a comporre una narrazione persuasiva. E allora vi crede se, in qualche modo, quel senso funziona  nelle relazioni sociali.

  In teologia si parla di un senso della fede  della persona credente, per il quale essa saprebbe intuire la verità, anche senza saperla descrivere con termini appropriati. E’ questione che è stata spiegata dalla Commissione teologica internazionale nel documento “Sensus fidei nella vita della Chiesa” del 2014

https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_20140610_sensus-fidei_it.html

  Tale essendo la dottrina, va detto che si tratta di cosa certamente controintuitiva, nel senso che non risulta particolarmente evidente al non teologo. In realtà l’esperienza che facciamo è che la gente si beve qualsiasi cosa, purché sia espressa in una bella storia.

  Gli studiosi dei processi cognitivi umani avvertono che è proprio in questo modo che la natura fa funzionare i nostri processi mentali. Su questa base, poi, quella branca delle scienze danno efficaci suggerimenti alla tecnologia dei marketing, quell’attività delle aziende che svolgono attività economiche che consiste nel convincere i consumatori a scegliere un certo prodotto a preferenza di altri, che spesso sono perfettamente equivalenti o addirittura migliori. Il diritto civile delle società più avanzate vi pone dei limiti a protezione dei consumatori, oltre i quali si parla di pubblicità ingannevole. In caso di violazione c’è la possibilità di ricorrere ai giudici. Anche le Chiese cristiane si sono poste il problema e questo fin dalle origini, ma, almeno dal Secondo secolo, con il consolidarsi di una organizzazione ecclesiastica retta da un ceto di consacrati, il clero, in funzione di protezione di quel potere. 

 Poiché le argomentazioni, svolte con il metodo dell’antica filosofia (la teologia divenne una scienza solo intorno al Ducento europeo), naturalmente facevano poco effetto sugli incolti, dal Quarto secolo, quando il cristianesimo divenne obbligatorio in quanto inglobato nell’ideologia e nel diritto dell’impero romano  riformato, il cui centro fu rapidamente spostato a Bisanzio/Costantinopoli, in Tracia, si ricorse alla violenza politica. Quest’ultima divenne particolarmente efferata, e stragista nel Secondo millennio, al quale risale l’organizzazione della Chiesa cattolica come ancor oggi la viviamo. Le società europee se ne liberarono gradualmente in un travagliato processo innescato nel Seicento, dal quale emersero le democrazie che ai tempi nostri reggono gli ordinamenti statali europei e la stessa l’Unione europea. Esso fu furiosamente contrastato dal Papato romano. Solo durante il Concilio Vaticano 2°, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1962, si dichiarò di rinunciare a quel metodo per imporre l’uniformità religiosa, e precisamente con la Dichiarazione sulla libertà religiosa Della dignità umana”

https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html

  Il problema però rimane, nella pratica, e anche su scala minore nelle realtà di base.

  Bisogna quindi discuterci sopra.

  Vediamo che ogni tanto spunta qualche gruppo che crea delle specie di santuari privati sulla base di visioni o di altri prodigi. In Europa abbiamo un caso eclatante del genere, sviluppatosi negli ultimi decenni,  che l’autorità ecclesiastica, non riuscendo a contenerlo con provvedimenti disciplinari, ha sostanzialmente consentito, in attesa di vedere come evolve la situazione. In realtà i miti dei santuari miracolanti sono stati, soprattutto dal Secondo millennio, uno strumento importante di governo ecclesiastico. La gente vi si affida senza alcuna remora, nonostante che i prodigi sui quali sono costruite le loro narrazioni siano tutt’altro che evidenti (diciamo evidente ciò che si impone alla ragione senza necessità di essere provato e che quindi tutti possono capire). La caratteristica principale dei prodigi religiosi è in genere di essere vissuti come evidenti  dalla gente anche se non lo sono, salvo che in una piccolissima cerchia. Va detto che le narrazioni bibliche sono piene di prodigi e, in particolare, lo sono le narrazioni della vita del Maestro.

  Possiamo considerare una specie di prodigio, in quel senso, anche il sensus fidei, per come ci viene presentato, quindi come evidente,  anche se, come s’è visto, la teologia ci ha argomentato molto sopra e la sua evidenza risulti chiara più che altro ai teologi. Va detto che esso è anche alla base della proposta di una nuova sinodalità ecclesiale che ci è venuta da papa Francesco e quindi dei processi sinodali avviati un anno fa.

  Il coinvolgimento di tutta la gente, persone colte e non,  in una sinodalità totale  quindi in un modo più partecipato e consapevole di vivere la fede da parte di tutti, non solo da parte di chi esercita poteri ecclesiastici, si basa sull’idea che tutti  possano intuire  le verità  di fede anche se non sanno di teologia, e anche di nessun altra cosa. In questo senso verità è inteso come ciò che deve  essere accettato per essere inclusi nella Chiesa e del quale la gerarchia  ecclesiastica rivendica il monopolio, asserendo di averlo ricevuto dal Maestro come parte della propria missione di ammaestrare  le genti.

  Che succede, però, se, nel tentativo di sinodalizzare  una realtà di base, nella spontanea effervescenza mitologica della società si produce un evento sociale miracolante, com’era molto comune fino alle soglie dell’età moderna, e come ancora ciclicamente accade?

  Non dobbiamo pensare necessariamente a un prodigio all’apparenza soprannaturale, ma in particolar modo all’emergere di una di quelle personalità dette carismatiche perché sembrano imporsi alla gente al di là della forza degli argomenti spesi e anche dell’esempio di vita vissuta che manifestano. Sembrano fascinare le altre persone ed esse cadono in loro dominio.

  Una delle soluzioni è di considerare il sensus fidei, diciamo la naturale intuizione della via giusta, riguardo a come va il mondo e alle persone, come tale solo se conforme a ciò che, all’epoca in cui si vive,  vuole l’autorità sacrale istituita nella Chiesa, cioè la  gerarchia. Ma in questo modo la risoluzione è solo apparente, perché, in realtà annulla,  nell’obbedienza all’autorità costituita come suo criterio di discernimento, ciò che si vorrebbe intendere come sensus fidei.

  Va detto che l’intuizione  in cui si vuole far consistere il sensus fidei  è senz’altro controintuitiva anche tenendo conto dell’enorme violenza politica che fu esercitata nello scorso Millennio per contrastare nelle società tutte le tendenze considerate errate, quindi proprio per correggerlo.

  Lasciando il problema alla teologia nel suo sviluppo argomentativo, ce lo dobbiamo porre nella pratica sociale nel momento in cui vorremmo cercare di sperimentare una sinodalità reale  nelle collettività di base, le uniche realmente esistenti da punto di vista antropologico perché tutto ciò che le sovrasta è solo organizzazione burocratica, quindi sistema per governarle.

  Non ho certamente un metodo che sicuramene potrebbe evitare la spontanea degenerazione di una comunità sinodale in mitologie bizzarre. Bisognerebbe, appunto, discuterne e poi provare, fare tirocinio.

  Il principio sinodale “Non solo da noi, non senza di noi”, se accettato come una sorta di costituzione  di una forma di convivenza religiosa di base,  porterebbe da un lato alla tolleranza, da parte di coloro che nella neo-mitologia non si sentono coinvolti, dall’altro all’astenersi dal totalizzarla, pretendendo di imporla a tutte le altre persone, quindi all’intera collettività di base,  quanto alla componente che invece se ne è persuasa. E’ in realtà anche l’estensione di un principio molto importante delle democrazia avanzate europee che è espresso anche nell’art.19 della nostra Costituzione:

art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

  E’ uno dei fondamenti della laicità dello stato: se è libera la professione religiosa, le istituzioni pubbliche non devono legarsi a nessuna in particolare. Significa il ripudio della violenza politica che nel passato fu impiegata per discriminare tra religioni, facendo ad esempio di quella cattolica la religione di stato. Questo principio, proclamato nel 1948 quando l’Italia era molto meno multietnica di oggi, ci è tornato utilissimo ai tempi nostri nei quali imponenti migrazioni stanno portando a stretto contatto culture nate in contesti sociali molto diversi.

  Ma, si può obiettare, certo ognuno può professare come crede, ma perché rimanere insieme se si è tanto differenti nelle impostazioni di fondo? In effetti, in certe situazioni è senz’altro meglio dividersi. Quelli del Ku Klux Klan  si definiscono cristiani, tanto che nelle loro liturgie accendono croci infuocate, ma, se in parrocchia prendesse piede una via di quel tipo, me ne andrei via se fossero in larga maggioranza e cercherei di contenerli per via giudiziaria nel caso opposto.

 La mia esperienza è che, frequentandosi e conoscendosi meglio, in genere si finisce per scoprire di avere in comune molto più di ciò che divide e che rimanere insieme conviene.

  La base della sinodalità di base non sta tanto nel teorizzarla, ma nel provare a praticarla, correggendosi in ciò che non funziona: questo è un tirocinio.

 Ne discuteremo dal prossimo 14 gennaio, alle ore 17, in presenza in parrocchia, in sala rossa, e in videoconferenza Meet, nel ciclo di incontri di Ac San Clemente  dedicato a “Sperimentare la sinodalità nelle realtà di base”. Il link per accedere in videoconferenza può essere chiesto scrivendo a mario.ardigo@acsanclemente.net e, comunque, verrà pubblicato sul blog alle ore 16:50 del giorno dell’incontro.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli