domenica 6 novembre 2022

Vivere una religione di pace

Vivere una religione di pace

 

  Viste dal punto di vista sociologico, le religioni sono state e sono uno strumento di governo. Dal punto di vista antropologico sono state e sono metodi di integrazione sociale. Nell’ottica della psicologia sono state e sono vie per il contenimento dell’angoscia esistenziale. In ogni caso, non preesistono alle società ma ne sono manifestazioni culturali. Per questo cambiano secondo l’evoluzione sociale. Questi cambiamenti in parte sono indotti dagli organismi di governo della società e in parte derivano dalle consuetudini sociali influenzate dalle psicologie delle persone. Così, in ogni epoca, gli organismi di governo sociale costruiscono religioni appropriate alle loro necessità di controllo sociale, le persone cercano religioni adatte ai propri problemi, che sono fondamentalmente determinati dalle necessità di integrazione sociale e dall’angoscia per la prospettiva del declino fisico e della morte. Infarti, a differenza degli altri viventi animati che sembrano vivere momento per momento, la nostra mente ci consente di figurarci realisticamente e sempre quegli eventi dolorosi, in sostanza la nostra fine individuale.  Le religioni che funzionano, sul piano sociale e personale, si espandono poi per consuetudine.

  In Europa stiamo vivendo una veloce fase di transizione da forme religiose costruite per governare le guerre, che sono anch’esse strumenti di governo, ad altre adatte a mantenere la pace, che si è concretamente rivelata, nella specifica esperienza europea, un potente fattore di benessere sociale. La rapidità del mutamento sottopone a forte stress la teologia, che fino agli scorsi anni Cinquanta seguiva una diversa impostazione, e di conseguenza anche il Magistero, che esercita il governo ecclesiastico, perché fatica ad integrare il discorso da sviluppare in Europa e per gli europei con quelli destinati alle altre parti del mondo dove l’evoluzione verso una religione di pace non è ancora evidente.

  L’idea, infatti, che le religioni, tutte e sempre, abbiano considerato la pace un valore non è convalidata dall’analisi storica, dalla quale, anzi, appare eclatante proprio il contrario.

  Per i cristiani, il lavoro culturale necessario a costruire una via religiosa alla pace è reso meno arduo dalla circostanza, evidente, che il Maestro non volle costruire una nuova religione. Infatti  non si occupò del governo sociale né tantomeno lo organizzò.Quindi le difficoltà che si incontrano in religione sulla pace non possono essere ricondotte a lui. Inoltre le narrazioni evangeliche ce lo presentano come una persona mite, aliena dalla violenza. Non alzò mai le mani contro nessuno né mai ordinò di farlo.Nell'emozionante episodio nel mercato annesso al Tempio di Gerusalemme, quando rovesciò i banchi dei cambiavalute e scacciò i mercanti di bestiame sembra che si sia limitato ad accanirsi sulle cose e ad urlare, anche se nella versione dell'episodio nel Vangelo secondo Giovanni si legge che si servì anche di una frusta fatta di cordicelle.  La difficoltà principale è costituita dal fatto che, almeno da ciò che risulta dalle narrazioni evangeliche, nemmeno ripudiò esplicitamente l’ideologia guerriera e stragista che infarcisce i testi che i cristiani ricevettero dall’antico ebraismo e che nella loro Bibbia sono indicati come Antico Testamento. Di fatto, però impersonò una via religiosa alla pace.

   In Europa l’angoscia per la prospettiva di una guerra e per il proprio declino personale oggi si sommano a quella per la prospettiva di perdere benessere e sicurezza sociale a causa di guerra e invecchiamento. La mitologia della guerra come campo per dimostrare la propria virtù e la propria forza e modo per arricchirsi per via di rapina, che ancora caratterizzava ad esempio il fascismo mussoliniano, ha ceduto il passo a quella della pace sociale come via anche per la pace interiore e la positiva integrazione sociale, e, mediante quest’ultima, al benessere. I rischi di morte e invalidità e di distruzione materiale connessi alla guerra non sono più socialmente accettati in Europa.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli