mercoledì 16 novembre 2022

Varie concezioni di parrocchia

 

Varie concezioni di parrocchia

 

 

 Il Codice di diritto canonico entrato in vigore nel 1983 definisce la parrocchia come la comunità dei fedeli costituita stabilmente  dal Vescovo diocesano

 

Canone 515, comma 1.

La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'àmbito di una Chiesa particolare, la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore.

 

  Come si vede, qui viene in rilievo principalmente l’autorità del gerarca locale, che definisce l’ambito personale della parrocchia. Generalmente  essa comprende i fedeli che abitano in un certo territorio, ma può accadere diversamente.

 

Canone 518.

Come regola generale, la parrocchia sia territoriale, tale cioè che comprenda tutti i fedeli di un determinato territorio; dove però risulti opportuno, vengano costituite parrocchie personali, sulla base del rito, della lingua, della nazionalità dei fedeli di un territorio, oppure anche sulla base di altri criteri.

 

 Queste norme non interpretano fedelmente la concezione di Chiesa deliberata durante il Concilio Vaticano 2°, che invece ne mettono in primo piano l’elemento comunitario.

  In realtà, la comunità preesiste sempre  al provvedimento del Vescovo e quindi non è da esso costituita. E i confini territoriali in esso descritti di fatto sono piuttosto evanescenti, come accade per la nostra parrocchia, dove i fedeli che abitano tra piazza Conca d’Oro e la via Nomentana, inclusi nel territorio della vicina parrocchia degli Angeli Custodi, addirittura compresa in un’altra Prefettura  del Settore Nord della Diocesi, gravitano sulla nostra parrocchia. Lo stesso accade ai confini con la parrocchia di San Frumenzio.

  Dove una comunità ecclesiale locale cresce  nella comprensione, nel dialogo e nella collaborazione collettivi, connota maggiormente la parrocchia, rispetto all’atto di autorità. Di fatto a Roma accade in certe borgate. E’ stato osservato che, sotto questo aspetto, il quartiere Roma - Valli ha assunto progressivamente caratteri di particolare coesione che l’avvicinano ad una borgata. Questo non accade, ad esempio, nel territori di San Frumenzio, mentre un fenomeno simile si manifesta nella vicine parrocchie degli Angeli Custodi e del Redentore, a Val Melaina.

  Un’altra concezione della parrocchia è quella di comunità raccolta intorno a un predicatore carismatico, sul modello del Maestro. Qui viene meno la territorialità: si va per seguire quel tal predicatore e si viene un po’ da dappertutto. Ne risente spesso il rapporto con la gente del quartiere che non è coinvolta emotivamente da quelle predicazioni. Comunque è un modello poco partecipato, perché decidono tutto il predicatore e i suoi aiutanti, questi ultimi fruendo di un’autorità derivata dal primo. Di solito in questo modello si creano presto frizioni con la Diocesi. Una comunità di questo tipo era quella che si raccolse negli anni Settanta intorno all’abate di San Paolo fuori le mura, dom Giovanni  Franzoni. Egli, tuttavia, va rilevato, era monaco benedettino e aveva l’autorità di un vescovo e non raccoglieva la sua comunità in una parrocchia.

 Poi c’è la concezione della parrocchia come sede locale di un movimento ecclesiale più vasto: qui si cerca di attirare  la gente da ogni dove, in genere per la rigenerazione alla fede secondo qualche metodo particolare. Si dice, quindi, che la parrocchia è di chi ci va. Qui può diventare problematico il rapporto con la gente del quartiere che non si lascia coinvolgere in quell’esperienza per vari motivi. Si può arrivare a una vera e propria saturazione  per cui non c’è spazio per altro e quindi l’altra gente viene a messa ma non partecipa veramente. Qui la comunità locale spesso rimane fuori. C’è un’ideologia di sostituzione, che ha agganci biblici ed anche evangelici: i chiamati  non rispondono e quindi c’è una seconda chiamata a tutti gli altri. Non è l’autorità del Vescovo a costituire la comunità, ma quel tal movimento. A Roma, mi parve questo il caso della comunità parrocchiale dei Martiri Canadesi  [Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri canadesi], nel quartiere Nomentano, nel rapporto con il Cammino Neocatecumenale.  Me ne cominciò a parlare  alle superiori l’insegnante di religione, parlandomi dei nuovi costumi liturgici che si adottavano. Mi pare che adottino questo modello anche  le parrocchie che sono di fatto affidare ad ordini religiosi, nelle quali i Terz'ordini di quegli ordini erano spesso in primo piano,manche se ai tempi nostri questo mi pare accada meno, con la progressiva obsolescenza di quelle aggregazioni laicali.

 Infine c’è la parrocchia intesa come servizio pubblico religioso centrato sul parroco e sui preti suoi collaboratori, aperta a tutti coloro che accettino di essere utenti, ma chiusa alla partecipazione degli altri. La parrocchia è abitata  da vari gruppi e le sue risorse sono divise tra di essi dal parroco al modo di un amministratore condominiale. Qui la gente del quartiere c’è, ma in posizione solo passiva o di collaborazione gregaria. E’ il tipo di aggregazione che dà maggiori problemi nei processi sinodali, ma i minori problemi con l’autorità della Diocesi. I vari gruppi si ignorano né vogliono collaborare: per loro è importante continuare a fruire degli spazi per le loro attività. Quando si tratta di collaborare, ad esempio in occasione delle solennità liturgiche maggiori, scoccano scintille.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.