sabato 12 novembre 2022

Religione povera

 

Religione povera

 

  Di solito durante le liturgie mi annoio. Sono fatte di brani biblici e recitativi che si ripetono in cicli pluriennali e che  più  o meno tutti stanno scritti in due libretti, il messale festivo e quello feriale. I commenti dei preti di solito di ripetono anch’essi, secondo schemi   che si insegnano in seminario o che si imparano nella pratica copiando da come fanno gli altri. E le liturgie sono le occasioni in cui si vede più gente in chiesa, anche se si rimane in genere reciprocamente sconosciuti. Per ciò che ne so, nella formazione religiosa, più che altro centrata sui sacramenti, c’è poco di più. Ciò che un prete studia nelle scuole religiose gli serve più che altro parlando con altri preti. Se ne lamentava Lorenzo Milani: l’altra gente sa troppo poco. Di solito meno si sa, più ci si sente sicuri. In questa prospettiva l’ignoranza è anche uno strumento di governo. Fatto sta che non mi sorprende che, ad un certo punto, le persone giovani ci lascino: la religiosità che si propone loro è troppo poco e non c’è quello che a loro serve.

  Lo osservo spesso: stiamo vivendo, come Chiese in Italia, una fase di passaggio. Da un modello ecclesiale centrato sul clero ad un altro, che ancora non è ben definito, ma che possiamo con una certa approssimazione indicare come sinodale, vale a dire più partecipato, in cui ogni persona può avere una qualche voce in ciò che la riguarda. Questa l’essenza di ciò che chiamiamo libertà. Una religiosità sinodale  è anche una religiosità più libera.  Questo processo potrebbe arricchire la religiosità, perché siamo una popolazione piuttosto scolarizzata e nella società c’è molto di più di ciò che circola ora negli ambienti ecclesiali. Ma che ne uscirà? Non si andrà a finir male?

  L’idea che professare una certa fede religiosa porti sempre  ad una vita buona  è smentita in modo eclatante dalla tremenda storia delle nostre Chiese. Di fatto la storia non viene insegnata nella formazione religiosa di base e così i più sono convinti che l’attuale organizzazione ecclesiastica risalga alle origini, che sono circonfuse da un alone di virtuosità e santità. Questo naturalmente l’accredita e, anche in questo, così, l’ignoranza, perché quella convinzione è falsa, diventa strumento di governo. Perché cambiare ciò che va bene da duemila anni? In realtà le nostre Chiese, nella loro travagliata storia, hanno subito moltissime metamorfosi, una delle quali è appunto quella che stiamo vivendo, e senza questo sarebbero state superate (non morte, perché in religione, come in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma). Del resto la religiosità, come fenomeno sociale, può essere considerata come  parte della natura, tanto è intrinseca e necessaria all’umanità.

  Che il male che può venire dalla religiosità, e che possa venire è dimostrato dal fatto che storicamente si è prodotto moltissime volte, possa essere prevenuto o contenuto affidandosi  all’autorità di una  singola persona o di senati  di illuminati è anch’essa una convinzione smentita dalla storia. Il bene e il male della nostra religiosità rimangono, in definitiva, affidati a noi stessi, con la nostra ragionevolezza emotiva che ci porta inevitabilmente a grossi abbagli. L’avversione di Francesco d’Assisi per la cultura è uno di questi, eppure affascina ancora la proposta di una vita evangelica naturale, semplice,   senza che sia necessario discuterci tanto sopra. Certo, il Maestro, non lasciò una sua scuola, ma che cosa lasciò in definitiva? Gran parte di ciò che oggi riteniamo essenziale per la nostra religiosità fu costruito dopo, in particolare tutto ciò che è espressione di un potere ecclesiastico. Senza saperci ragionare sopra si va poco lontano e, di solito, non ci si ragiona sopra lì dove nelle realtà di prossimità la gente si incontra e prega. Lo si sconsiglia e addirittura lo si vieta, come accaduto nella deludente fase di ascolto  nei processi sinodali avviati l'anno scorso.

 Certe esperienze ecclesiali del passato furono particolarmente letali, eppure si aveva in mano i Vangeli. Come può essere successo? Sta succedendo tuttora nella guerra in Ucraina, animata da gente che segue religiosità cristiane e non ci trova nulla di male nel massacrare altri cristiani.

  Detto questo, però, quando si cerca di cambiare si incontrano molte resistenze e, innanzi tutto, quella della gente, perché cercare di saperne di più è più faticoso che recitare formule devote. C’è poi anche chi, pure tra persone colte, pensa che la soluzione sia quella di ritornare al vecchio latino ecclesiastico, quando la gente recitava  formule senza comprenderle, cosicché il fatto di non comprenderle generava quell’aura di magia sacra che compattava intorno al ceto  sacerdotale, l’unico a detenerne il segreto. Nulla di veramente nuovo, per la verità, anche negli antichi culti politeistici della classicità latina e greca funzionava così.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli