venerdì 11 novembre 2022

Linee di riforma sinodale della vita parrocchiale 2

 Linee di riforma sinodale della vita parrocchiale

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    Nella nostra città le parrocchie sono in genere proprietarie di complessi immobiliari di una certa consistenza, che comprendono la chiesa parrocchiale, i locali dove abitano i preti, altre sale destinate agli incontri con e tra i fedeli e spesso una sala più grande utilizzabile come cinema o teatro o per conferenze con la partecipazione di un pubblico. Di solito vi sono anche spazi attrezzati per attività sportive. È appunto il caso della nostra parrocchia.

  In genere non vi sono nei quartieri altri spazi analoghi dove la gente possa recarsi per attività sociali, sportive  e formative non organizzate come aziende, dove quindi non debba pagare. L’edilizia parrocchiale è la manifestazione di un progetto pubblico elaborato e attuato da Diocesi e Comuni in sede di pianificazione urbanistica: rientra infatti tra le opere di urbanizzazione secondaria come gli uffici pubblici, i presidi sanitari, i mercati rionali e le scuole. In questo i cattolici sono stati e sono tuttora dei privilegiati, perché, quando ci si occupa di progettare i nuovi quartieri e si pensa di inserirvi una chiesa in genere è una chiesa cattolica. In effetti l’immaginario religioso della gente fa ancora riferimento, a prescindere dalla reale pratica liturgica, alla religione cattolica. Nel nord Europa la situazione è caratterizzata da un maggiore pluralismo, mentre nell’Europa orientale e balcanica talvolta il ruolo che da noi ha la religione cattolica l’hanno le Chiese ortodosse e in misura minore l’Islam. La più grande città europea è però Instanbul, nell’attuale Turchia, ed è quasi totalmente islamizzata. Essa, quando fu denominata Bisanzio – Costantinopoli, fu a lungo il maggior centro della cristianità, che modellò la cultura politico-religiosa che a ancor oggi pratichiamo.

  Ebbene, nella nostra città, i complessi parrocchiali rimangono vuoti per la gran parte del giorno. Le chiese parrocchiali si affollano solo la domenica e nelle solennità maggiori quando, appunto, un trenta per cento circa della gente, con un’età media piuttosto alta,  va in chiesa per abitudine consolidata. A lungo questo è bastato al clero, per cui il successo di una gestione parrocchiale si misurava dal numero di ostie consacrate distribuite la domenica.

  Una riforma sinodale dovrebbe invece proporsi di portare più gente e più a lungo in parrocchia. I preti, tuttavia, non sono sufficienti, se si vuole farlo mantenendo l’attuale organizzazione parrocchiale che ruota tutta intorno a loro. Occorre valersi dell’opera delle persone laiche, in particolare di gente con una formazione religiosa di base sufficiente, che oggi è ancora rara, con la conseguenza che si sta sempre a ricasco del prete. Il primo passo di una riforma sinodale parrocchiale è dunque quello di usare gli spazi parrocchiali per attività formative sulla sinodalità, che prevedano, dall’età delle scuole superiori in su, anche l’autoformazione, che significa leggere e discutere con le altre persone di ciò che s’è letto.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli