lunedì 21 novembre 2022

Programma per una neo-parrocchia -1-

 Programma per una neo-parrocchia

-1-


  Tirando le fila di quanto s’è scritto in precedenza, possiamo individuare gli elementi per progettare la costruzione di una neo-parrocchia intesa come società organizzata in grado di replicarsi, quindi feconda.

  Perché neo-parrocchia? Per il motivo che non sarà la riproduzione  di qualcosa che già esiste altrove (modello conservatore) o la ricostituzione  di qualcosa che è già esistito prima e che aveva perso vigore o si era estinto (modello reazionario). Infatti i tempi nuovi  richiedono una diversa struttura sociale.

  L’esperienza ci insegna che è tempo perso iniziare pasticciando con la teologia. Essa, infatti, funziona solo a posteriori,  per colorare  un assetto che si è già consolidato, dandogli legittimità. Di solito, invece, è proprio da lì che si inizia e quindi poi ci si impantana. Lasciando da parte la teologia, inoltre, si scanseranno le trappole delle accuse di eresia che i reazionari invariabilmente lanciano per blindare sacralizzandolo arbitrariamente ciò che c’è e che, sebbene non funzioni più, a loro sta bene per vari motivi.

 Dunque, ciò a cui miriamo è una sinodalità totale, vale a dire che tenda a coinvolgere ogni persona di fede che gravita intorno alla parrocchia, a cominciare da quelle che vi abitano vicino. Il concetto del gravitare  ci eviterà di impelagarci nei problemi che derivano dal considerare la parrocchia come possesso di chi ci va (concezione condominiale). Come mi fu insegnato da bambino, a religione, alle elementari, proprio da un prete della nostra parrocchia, dobbiamo distinguere la parrocchia come complesso immobiliare dalla parrocchia come ambiente sociale. Nel primo caso si può fare questione di possesso e di proprietà, nell’altro si tratta di come si è insieme agli altri. Le altre persone  non devono cadere nelle mani di nessun altro, come si può immaginare possibile se le si pensa, ad esempio, realmente  come un gregge e quindi le si disumanizza. Nella sinodalità totale  devono invece diventare protagoniste di una trasformazione sociale.

  Una persona gravita intorno a un luogo o ad un ambiente sociale se in qualche modo li include nel proprio immaginario, vale a dire in una di quelle narrazioni che danno senso  all’esistenza. Quindi ecco che gravita intorno la parrocchia sia il parrocchiano d’elezione,  che quindi la considera come luogo e come ambiente sociale in cui già è   o vuole essere incluso, sia il parrocchiano per prossimità che vive  nei pressi della parrocchia e del suo ambiente sociale, vi passa accanto anche se non entra  e non cerca il contatto sociale, ma sa che ci sono e non esclude di prendervi familiarità, come invece un vegetariano accanito escluderà di servirsi di una macelleria e aborre chi ci lavora e chi ne è cliente, oppure vi è già coinvolto  in qualche modo, anche solo perché se si sposa chiede al parroco,  e lo stesso se gli nasce un figlio e allora chiede che sia battezzato (pur potendo in questo caso, come sappiamo, anche fare da sé).  Quindi già solo il suo pensare alla parrocchia come a una possibilità  rende interessante una persona per il nostro lavoro, quindi ancor più chi vi è più coinvolto di così. Questo modo di ragionare ci libera dal burocratismo  canonistico che considera la parrocchia come creazione  di un gerarca e quindi di includere o escludere a seconda dei criteri che egli, sempre con un certa arbitrarietà, determina. Naturalmente essi sono utili per certi affari, ad esempio per delimitare certi poteri di certificazione del parroco o i suoi poteri nell’organizzazione del clero, ed anche nelle questioni riguardanti i beni ecclesiastici, ma deve essere sempre chiaro che la comunità preesiste ed è definita dalla sua forza di attrazione, per cui la gente vi gravita intorno.

  Poiché la nostra parrocchia ha vissuto un forte fenomeno di parrocchiani d’elezione questo è il solo modo di costruire relazioni inclusive pacifiche e, inoltre, è anche il solo modo per pensare non solo a chi in parrocchia già ci va,  ma anche a tutti coloro che ci piacerebbe ci venissero, perché appunto li vediamo gravitare intorno a noi o che, comunque, sappiamo o immaginiamo che gravitino  perché pensano a noi come a una possibilità. Nel gergo teologhese questo viene definito missionarietà ecclesiale, ma noi non abbiamo bisogno di usare quella terminologia perché si presta ad equivoci, per come in passato è stata praticata la missionarietà, anche, per la verità, in modi efferati. Diciamo invece così: sinodalità  significa in primo luogo amicizia, farsi amici e vivere da amici. Ad alcuni può sembrare poco. Ma non leggiamo forse nel Vangelo:

 Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici se fate quel che io vi comando.  Io non vi chiamo più schiavi, perché lo schiavo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinati a portare molto frutto, un frutto duraturo. Allora il Padre vi darà tutto quel che chiederete nel nome mio.  Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri.

[Dal Vangelo secondo Giovanni, dal capitolo 15, versetti da 12 a 17 – Gv 15, 12-17  - versione in italiano TILC – Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 Ατη στν ντολ μ να γαπτε λλήλους καθς γάπησα μς· μείζονα ταύτης γάπην οδες χει, να τις τν ψυχν ατο θ πρ τν φίλων ατομες φίλοι μού στε ἐὰν ποιτε ⸀ἃ γ ντέλλομαι μνοκέτι λέγω μς δούλους, τι δολος οκ οδεν τί ποιε ατο κύριος· μς δ ερηκα φίλους, τι πάντα κουσα παρ το πατρός μου γνώρισα μνοχ μες με ξελέξασθε, λλ γ ξελεξάμην μς, κα θηκα μς να μες πάγητε κα καρπν φέρητε κα καρπς μν μέν, να τι ν ατήσητε τν πατέρα ν τ νόματί μου δ μντατα ντέλλομαι μν να γαπτε λλήλους

Dal Vangelo secondo Giovanni, dal capitolo 15, versetti da 12 a 17 – Gv 15, 12-17  - testo in greco dagli antichi manoscritti proposto in Bibbiaedu.it]


 L’amicizia, dunque la pace fra  noi,  è addirittura il comandamento fondamentale del vangelo riguardo alla vita sociale. Ma è anche un’esperienza profondamente umana e alla portata di tutti, colti e incolti, sapienti e non. E poiché alla portata di tutti, è anche doverosa per tutti: è infatti l’obbedienza a un comandamento, secondo quanto si ritiene in religione.  

 Ogni società è caratterizzata da una forza d’attrazione, che è appunto l’amicizia. E’ anche capace di violenza, in quanto è una forza della natura e la natura è violenta. L’amicizia trasfigura la natura. Probabilmente l’amicizia è riscontrabile anche, in qualche forma, nei viventi non umani con un apparato neurologico più evoluto, ma negli umani assume un aspetto particolare, caratteristico, che  è poi quello che ci permette di immaginare di organizzare la sopravvivenza degli ormai otto miliardi di  persone in cui consiste l’umanità, che o è pacifica o non è. E’ densa di aspetti culturali e si è fatta tanto distante dalla natura da cui emergiamo e di cui continuiamo ad essere fatti da assumere  i connotati del soprannaturale. Certo, poi, ci costruiamo sopra mitologie appropriate e talvolta sembrano proprio esse l’essenziale, ma non è così. Nei momenti di transizione culturale, nell’eclissi delle mitologie del passato e nella genesi di nuove, è necessario capire ciò che è essenziale nell’amicizia tra gli umani.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.