venerdì 14 ottobre 2022

Domani, alle ore 17, in sala rossa, riprendiamo le riunioni infrasettimanale del nostro gruppo di Azione Cattolica

 

Domani, alle ore 17, in sala rossa, riprendiamo le riunioni infrasettimanale del nostro gruppo di Azione Cattolica

 

  Dunque, domani, alle 17, in parrocchia, in sala rossa, riprenderemo le riunioni infrasettimanali del nostro gruppo di Azione Cattolica.

  Sarà proposto di tenerne due al mese il martedì e due il sabato. In queste ultime utilizzeremo anche lo strumento della videoconferenza, su cui ci siamo impratichiti nei mesi di emergenza pandemica da Covid-19. Ci consentirà di avere tra noi anche altre persone, da lontano, sia del nostro gruppo, ma anche esperti e gente di altre realtà associative.

 Oltre ai temi proposti dall’Azione Cattolica nazionale, sarà opportuno proseguire a confrontarsi sui temi della sinodalità, per dare un contributo al lavoro che su di essi si sta facendo in tutto il mondo. Sarà anche un modo di fare tirocinio pratico di sinodalità.  Forse riusciremo ad appassionarvi anche altri della parrocchia. Bisognerà cominciare dal cercare di saperne di più. Non è un impegno routinario: in realtà in parrocchia siamo assai poco sinodali, è una cosa che finora si è fatta solo in associazioni come la nostra, ma altrove se ne sa poco e nemmeno si sa come cominciare e proseguire.

  Viviamo tempi difficili, in Italia, in Europa  e nel mondo.

   I principali problemi sono la guerra in Europa orientale e la recessione economica che ne sta conseguendo. Proprio quando, per merito del grande piano di ripresa progettato dall’Unione Europea, le cose si stavano mettendo al meglio. Purtroppo senza energia a buon mercato una nazione ancora molto industrializzata come la nostra deve ridimensionare tutte le sue aspettative. Recessione significherà disoccupazione: molta gente soffrirà. Ma se il conflitto in Ucraina, che ormai coinvolge molto anche l’Unione Europea, si estenderà, tutto potrebbe farsi molto più drammatico. L’altro giorno ho letto che in Nord Italia si stanno facendo esercitazioni per sferrare un attacco aereo con l’impiego di armi nucleari, che gli Stati Uniti d’America mantengono sul nostro territorio. Gli aerei e gli aviatori, però, sarebbero anche delle nostre Forze armate. Il Papa ha condannato il riarmo e i progetti di guarda, ma chi lo segue è tacciato di intelligenza con il nemico.

  Bisognerebbe riprendere a ragionare e a pregare sulla pace. Davvero può conseguire solo, come dicono molti, dal vincere la guerra?

  Di pace si è scritto molto nei documenti della dottrina sociale. Ma in genere rimane letteratura per specialisti e appassionati, non diventa patrimonio di tutte le persone di fede. Certe cose non basta scriverle e pubblicarle, bisogna metterle in pratica, e questo richiede di un impegno molto vasto, perché altrimenti la letteratura rimane tale.

 Finché si è tra i più forti si può anche condividere l’idea che l’unica via di pace sia vincere le guerre, ma se, invece, fossero gli altri, in nemici, ad avere la meglio? Affidarsi solo alla violenza e ad armamenti sempre più sofisticati e distruttivi fa correre quel rischio: di avere, ad un certo punto, la peggio. Perché la violenza è veramente alla portata di tutti, è come la stupidità. E ormai gli Occidentali, fino a qualche anno fa i padroni del mondo e il modello vero della sovranità, anche nei suoi aspetti scenografici, non sono gli unici a primeggiare nelle tecnologie. Ma finora sono quelli che hanno programmato con più determinazione lo sterminio di coloro che dovessero manifestarsi come nemici, impiegando risorse immense. E’ questa la via evangelica alla pace?

  Perché il lavoro in Azione Cattolica non sembra più coinvolgere la gente come negli anni ’70? Le ragioni sono molte. Per circa trent’anni è stata avversata, considerata come un’esperienza ad esaurimento. La vita parrocchiale ruota ancora tutta intorno ai preti: se loro non danno il via non si muove nulla. Figurarsi quando decidono di mettere fine a qualcosa. Ma noi abbiamo resistito: ac vive  a Roma Valli, il titolo del nostro blog, che va avanti da oltre dieci anni. Serve però gente nuova, in particolare nella fascia d’età tra i trenta e i cinquanta, quella sulla quale si può contare per sviluppare un programma per coinvolgere anche i più giovani. E’ così che va la vita degli umani: di generazione in generazione. Anche la nostra Chiesa è così che è passato di secolo in secolo, per oltre due millenni. E’ come quando, da genitori, si sognano e si desiderano dei figli.

  Una parte del nostro lavoro dovrebbe essere spesa in quello sforzo, cercando di sfruttare anche le opportunità che ci sono offerte dalla telematica.

  Nello stesso tempo dovremmo mantenere i contatti con gli associati più anziani, che trovano difficoltà a venire in parrocchia. A questo potrà servire il bollettino inviato periodicamente per posta ordinaria.

 A domani, dunque!

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma Monte Sacro, Valli