lunedì 12 settembre 2022

ELEZIONI POLITICHE 2022 -14- Appunti per una scelta consapevole

 

ELEZIONI POLITICHE 2022

-14-

Appunti per una scelta consapevole

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 Alle prossime elezioni politiche eleggeremo i nuovi membri del Parlamento, composto di due camere, la Camera dei deputati, di quattrocento deputati, e il Senato, di duecento senatori, oltre a un piccolo numero di senatori a vita. Questi ultimi sono stati nominati da un Presidente della Repubblica per meriti insigni o sono ex Presidenti della Repubblica (alla cessazione dalla carica il Presidente lo diventa). Attualmente sono: Elena Cattaneo, biologa; Mario Monti, economista ed ex Presidente del Consiglio dei ministri; Giorgio Napolitano, ex Presidente della Repubblica; Renzo Piano, architetto, Carlo Rubbia, fisico e premio Nobel; Liliana Segre, superstite e testimone della Shoah [=sterminio devastante] perpetrata dai nazisti tedeschi e dai loro alleati fascisti europei durante il regime nazista hitleriano.

  I compiti principali del Parlamento sono di deliberare le leggi, comprese quelle che modificano la Costituzione, e di concedere la fiducia al governo, contribuendo a legittimarlo all’esercizio del suo potere.

 Con il termine governo si intende il consiglio dei ministri, composto dai ministri e da un suo presidente, che sono nominati dal presidente della Repubblica. La nomina del presidente della Repubblica è l’altro atto necessario per legittimare il potere del governo. Il presidente della Repubblica non può revocare il governo. Il Parlamento può votare la sfiducia ad un governo, il cui presidente, allora, deve presentare le sue dimissioni al presidente della Repubblica, dopo di che  il presidente lo sostituirà, previe consultazioni con i presidenti della camere del parlamento, con gli ex presidenti della Repubblica ed esponenti dei partiti. Il nuovo presidente del consiglio dei ministri dovrà cercare di organizzare una maggioranza che dia la fiducia al suo governo e, una volta fatto, indicherà al presidente della Repubblica  i ministri del nuovo governo perché li nomini. Poi si presenterà alle camere del parlamento per ottenerne la fiducia.

 La Costituzione non prevede che il segretario politico del maggior partito uscito dalla elezioni sia automaticamente incaricato come presidente del consiglio dei ministri. La scelta  è esclusiva del presidente della Repubblica che, nel farla, considererà vari fattori, in particolare cercherà di indicare una persona che, per il suo curricolo di studi e di incarichi pubblici, appaia capace di svolgere quell’alto ufficio  e che, inoltre, riscuota il consenso dei partiti della sua maggioranza e la stima degli altri partiti e di larga parte degli italiani.

 I leader dei maggiori partiti politici che presentano candidati alle prossime elezioni politiche sono stati ministri e, alcuni di loro, anche presidenti del consiglio dei ministri. Sotto questo profilo appaiono tutti persone affidabili. Conoscono il lavoro che si fa in un governo. Anche diversi altri candidati alle elezioni hanno fatto parte di governi.  

 Ma, come ho detto, le elezioni politiche non si fanno per nominare membri del governo. E, ciononostante, le scelte elettorali incidono sicuramente sul futuro governo, che dovrà ottenere la fiducia delle nuove camere del parlamento. Inoltre il Parlamento delibera alcune importanti leggi in materia di finanza pubblica con cui definisce obiettivi di programmazione economica e autorizza il governo a riscuotere tributi e ad effettuare spese. In diversi altri modi il parlamento può influire sull’indirizzo politico del governo, ma è vero anche che pure il governo può influire sul parlamento.

  Di solito gli elettori cercano di capire gli indirizzi generali dei partiti che presentano candidati alle elezioni, per fare una scelta consapevole. In questo sono ostacolati dalla propaganda elettorale, nella quale ciascun partito cerca di non mettere in primo piano ciò che potrebbe renderlo meno popolare. Comunque qualcosa, in genere, si capisce. E’ abbastanza importante ricordare come si sono comportati i partiti e i candidati in passato e, in questo, siamo agevolati dalle ricerche che possiamo fare mediante internet. Difficilmente in futuro i partiti faranno diversamente dal passato, a meno che non abbiano subito notevoli riforme o cambi di orientamento. E’ come quando si decide di sposarsi: in genere è sbagliato pensare di poter cambiare chi si ama dopo  averlo sposato, correggendone i difetti. L’esperienza insegna.

  E’ importante capire quali sono stati in passato gli ambienti che hanno manifestato maggior consenso per un certo partito e ai quali quel partito ha fatto le più consistenti promesse di benefici.

 Nelle questioni di interesse, c’è una importante distinzione tra imprenditori e lavoratori dipendenti. Le esigenze delle due categorie sono diverse e spesso contrastanti. C’è poi la questione della  parità effettiva delle donne in società. Su questo tema le candidate donne sono più credibili e affidabili. E, tra i tanti temi da prendere in considerazione, c’è anche quello dell’atteggiamento verso la fede cristiana e la nostra Chiesa. Oggi nei maggiori partiti non vengono manifestati apertamente atteggiamenti anticristiani, anzi. I cattolici sono un importante bacino elettorale. Ma nessuno dei partiti che presentano candidati alle prossime elezioni fa espresso riferimento alla dottrina sociale, come invece accadeva nella Democrazia Cristiana. Per i candidati che si definiscono espressamente cristiani bisogna poi vedere in che cosa consiste e si manifesta la loro cristianità. Per alcuni candidati la cosa è evidente: sono noti come persone di chiesa. Per altri lo è molto meno.

 Sulla cristianità  di un persona non è utile fare riferimento al fatto che aderisca o meno al Magistero, perché su alcuni temi sociali esso è oggi piuttosto controverso anche tra i  fedeli cattolici. Piuttosto, è meglio fare riferimento ai valori evangelici, in particolare al comando della politica come servizio che fu dato espressamente dal Maestro. E poi sul valore della misericordia, nello spirito della parabola del Buon Samaritano. La persona buona risplende: raro sbagliarsi. Un primo importante indizio è la sua mitezza.

  Un indizio severo di contrasto con le esigenze evangeliche è, ad esempio, il razzismo in ogni forma. Accogliere, accompagnare, integrare  sono gli imperativi proposti dalla dottrina sociale riguardo l’atteggiamento verso lo straniero che arriva da noi per salvarsi la vita da miseria, oppressione o guerra. Questo deriva da un esplicito comando evangelico. Spesso lo si diserta per paura, ma allora non ci si può più dire cristiani, perché il cristiano è una persona coraggiosa.

  In una società in cui c’è un notevole pluralismo di valori, non possiamo, però, pretendere di imporre le leggi della nostra fede a tutti gli italiani, né che in un partito tutti le seguano. Però possiamo cercare che esse siano prese in considerazione, non sbrigativamente accantonate: insomma che ci sia un dialogo sui valori che esse propongono. E poi è consigliabile puntare a realizzare il maggior bene concretamente possibile in una certa situazione storica.  A volte si tratta di dilemmi difficili.

  Cataldo Zuccaro, teologo morale, che è stato anche assistente generale del MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale, ha pubblicato recentemente un libro su questo tema: Le dinamiche del discernimento -  Verso la soluzione dei conflitti morali, Queriniana 2022, €20,00. E’ un testo impegnativo, ma molto interessante. Uno degli insegnamenti in esso contenuti è che la persona di fede non può decidere nulla in modo esclusivamente egoistico o per capriccio e tanto meno a caso. E’ in gioco la virtù della prudenza, non intesa nel senso comune di cautela, ma dal latino come sapienza delle situazioni. Bisogna informarsi bene, vagliando tutti i pro  e i contro e sentirsi personalmente responsabili della scelta che si fa.

  Naturalmente nelle scelte politiche, come in ogni altra scelta sociale, si tiene conto anche del proprio bene, ed è umano. Se una persona è lavoratrice dipendente non è eticamente disdicevole che non appoggi orientamenti politici che, ad esempio, rendano più facile licenziare o che trasferiscano risorse pubbliche dai lavoratori ai datori di lavoro, o che riducano di molto i tributi che gravano sui più ricchi facendo venire meno le risorse pubbliche per le spese in favore del benessere di tutti, tra i quali i meno ricchi sono la maggioranza.

 Tuttavia la dottrina sociale insegna a tener conto anche del bene comune, vale a dire ciò che realizza pace e benessere diffuso, non inteso solo in senso materiale, ma anche morale e spirituale. La società è bella se la gente  ci vive bene, libera dalla violenza e dal bisogno degradante, in un ambiente naturale ameno, con la possibilità di coltivare la propria istruzione e la bellezza, in mezzo a persone amiche, libera di potersi formare una famiglia,  senza che siano sprecate risorse pubbliche per opprimere altri popoli. Al termine della storia, il libro dell’Apocalisse, con cui si conclude la Bibbia dei cristiani, ci presenta una città  così, in cui ogni lacrima sarà asciugata. Così si capisce la profonda radice anticristiana del fascismo, nonostante i molti e disonorevoli compromessi patteggiati con esso dalla nostra Chiesa fino all’inizio degli scorsi anni ’40.

  Naturalmente, definire il bene comune  in generale è facile:

 

Dal Compendio della dottrina sociale

 

164 Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzi tutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso. Secondo una prima e vasta accezione, per bene comune s'intende  l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente.

 Il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo socialeEssendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro. Come l'agire morale del singolo si realizza nel compiere il bene, così l'agire sociale giunge a pienezza realizzando il bene comune. Il bene comune, infatti, può essere inteso come la dimensione sociale e comunitaria del bene morale.

 

  In pratica è molto difficile individuarlo nelle varie situazioni, e soprattutto realizzarlo al meglio possibile. Infatti, gli egoismi collettivi di fatto lo contrastano, sorretti in particolare da quelle persone e formazioni politiche per le quali il bene comune  non è un valore condiviso, ma si vorrebbe invece la prevalenza del più forte, considerato, per il successo concretamente ottenuto anche con inganno, violenza o avvantaggiandosi di ingiustificati privilegi, anche il migliore. E presentando questo come meritocrazia. Fu l’ideologia del fascismo storico (1921-1945), che infatti non considerava un valore l’uguaglianza,  come invece lo considerano le ideologie democratiche.

  Decidere tutto da soli espone ad ingannarsi. Meglio sarebbe discuterne con altre persone, nel dialogo. Dopo la riforma del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) questo dovrebbe farsi anche negli ambienti ecclesiali, ad esempio nelle parrocchie. Ma, in genere, non si fa. A nessuno, infatti, piace essere messo a confronto con il vangelo nelle questioni di interesse.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli