venerdì 9 settembre 2022

ELEZIONI POLITICHE 2022 - 12 - Appunti per una scelta consapevole

               ELEZIONI POLITICHE 2022
-12-
      Appunti per una scelta consapevole 
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 Da domani non potranno più essere diffusi i risultati dei sondaggi sugli orientamenti elettorali degli italiani, ai quali si attribuisce un valore predittivo dell'esito delle prossime elezioni politiche. Le ragioni sono diverse. Innanzi tutto c'è un effetto di trascinamento di quei risultati, per cui, ritenendo che indichino un vincitore sicuro, si può essere spinti a votarlo. I simpatizzanti del partito favorito potrebbero disertare le elezioni, ritenendo inutile aggiungere il loro voto a un risultato già scontato, in particolare quando il vantaggio stimato sugli altri partiti è molto rilevante. I simpatizzanti dei partiti dati per sfavoriti potrebbero invece pensare che è inutile votare perché tanto non servirebbe a nulla.
  La realtà è che, fino al giorno del voto, non è deciso nulla, anzi non è proprio accaduto nulla. Inoltre la stima degli orientamenti elettorali è fatta in base a sondaggi di campioni di popolazione molto piccoli rispetto al totale degli elettori e non è scontato che siano realmente rappresentativi dell'intero corpo elettorale, specialmente quando, come ora, sono stati registrati massicci cambiamenti di preferenze e quindi le osservazioni degli anni scorsi non ci sono utili. È una cosa che è accaduta anche nel 2018, quando accadde una vera rivoluzione elettorale. Di questi tempi i sondaggisti prevedono qualcosa di simile.
  La scelta degli elettori è resa più difficile perché i partiti e le coalizioni che si presentano alle elezioni tendono a mascherare i propri orientamenti ideologici e i propri programmi, per cercare di attrarre consensi anche oltre il proprio elettorato di riferimento. Nè per la persona cattolica soccorre il Magistero, che questa volta tace, anche di fronte a fatti gravissimi collegati alla campagna elettorale come il brutale episodio di razzismo contro una donna Rom di qualche giorno fa.
  Benché alcuni candidati abbiano tenuto a inserire nel proprio profilo l'adesione alla fede cristiana, va detto che nessun partito ha inserito nel proprio programma riferimenti alla dottrina sociale. Alcuni partiti manifestano orientamenti francamente razzisti che confliggono apertamente con essa. Di coloro che amano presentarsi come cristiani a volte non sono noti né evidenti i collegamenti con la nostra Chiesa, come lo erano, ad esempio, quelli degli esponenti della vecchia Democrazia Cristiana. Che parrocchia frequentano? In qualche caso la vita personale dei candidati manifesta orientamenti dissonanti rispetto alla dottrina etica corrente del Magistero. Insomma, nonostante le professioni di fede, non sono ciò che si intende con le espressioni "uomo di Chiesa", "donna di Chiesa". Cercano di attrarre l'elettorato cristiano, ma non sembra che la fede sia per loro l'aspetto fondamentale e più importante. L'accostano ad altre cose, un po' come la ciliegina sulla torta (espressione non mia, la usò un teologo facendo una lezione al mio gruppo MEIC).
  Per cercare di capire un po' meglio, bisogna dedicare del tempo a studiare non tanto le dichiarazioni ma come si comportano e, soprattutto, come si sono comportati in passato i candidati. Difficilmente, una volta legittimati al potere, saranno diversi. 
  Chi propone di far scegliere agli elettori un capo con molti più poteri di oggi, perché risolva tutto, probabilmente sta preparando un posto di potere per sé. Una volta che gli saranno dati quei poteri, sarà piuttosto difficile toglierglieli. In Italia è già accaduto, tra il 1922 e il 1945 con Benito Mussolini, il quale tra il '22 e il '43 fu ininterrottamente il capo del governo del Regno d'Italia e dal '43 al '45 il capo assoluto della secessionista Repubblica Sociale Italiana. Gli italiani per ben due volte hanno bocciato con referendum riforme costituzionali che prevedevano più poteri al governo.
  Chi, nel mezzo di una guerra, non parla di trattative di pace ma tiene a schierarsi con una delle potenze in capo, verosimilmente trascinerà l'Italia in quella guerra. Questo è un orientamento contrario alla dottrina sociale corrente che, se riconosce il diritto degli stati a difendersi nel caso di una invasione dello straniero, obbliga i governi a cercare le vie della pace concretamente possibile, per limitare le sofferenze delle popolazioni coinvolte. Un orientamento che punti solo alla vittoria militare è immorale in questa prospettiva.
   Fin dall'enciclica Delle Novità- Rerum novarum del 1891, la dottrina sociale fa obbligo morale a chi esercita il governo di soccorrere i ceti che, nelle dinamiche economiche, hanno la peggio. Così un orientamento liberista, secondo il quale le istituzioni pubbliche non devono intervenire nell'economia a fini sociali, e punta per questo a ridurre o a eliminare i sussidi sociali, è immorale, in quella prospettiva. Tanto più grave si presenta in questo momento nel quale, a causa della guerra in Europa orientale, si sta producendo una profonda depressione economica, dalla quale inevitabilmente scaturirá disoccupazione. 
  Si sentono spesso i candidati parlare di "Europa", intendendo l'Unione Europea, parlandone come di qualcosa diverso da noi e a noi estraneo. Ma Unione Europea siamo anche noi italiani, che dal 2009 ne siamo cittadini. In sede di Unione Europea, noi e gli altri Stati membri abbiamo deciso un imponente piano di aiuti finanziari per consentire la ripresa dopo l'epidemia di Covid 19. Questo ci sarà molto utile anche per provare a lenire la recessione economica. Affrontare i grandi problemi insieme a tanti altri stati europei è perfettamente conforme alla dottrina sociale in materia di relazioni internazionali: si insegna a mettere da parte le pretese di sovranità, che significa non riconoscere nessuno sopra di sé, a favore della cooperazione in organizzazioni internazionali. Del resto, alla costruzione dell'Unione Europea hanno dato un contributo fondamentale i cattolici democratici. 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli