lunedì 5 settembre 2022

ELEZIONI POLITICHE 2022 -11- Appunti per una scelta consapevole

 

ELEZIONI POLITICHE 2022

-11-

Appunti per una scelta consapevole

 

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Dall’articolo del prof. Giuseppe Lorizio “La scelta politica di fondo nel tempo delle vacche magre”, pubblicato su Avvenire on line dal 4-9-22, nella rubrica Oltre gli slogan

 

Nei giorni scorsi è rimbalzata sui media l’affermazione del presidente francese Emmanuel Macron che ha proclamato la «fine dell’abbondanza», indicando, per la Francia e il contesto in generale, l’accadere dell’epoca di «un grande cambiamento o di un grande sconvolgimento».

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 E di fronte alla «fine dell’abbondanza» ho aperto le pagine del capitolo 41 del libro della Genesi, dove Giuseppe è chiamato a interpretare i sogni del faraone, ma anche a fornire indicazioni perché il popolo attraversi la crisi senza subire troppi danni.

 È una lezione di teologia della storia, che ci mette in guardia dall’enfasi che spesso siamo tentati a porre sull’idea di 'progresso'. Un mito che un fine intellettuale come Gennaro Sasso, già negli anni 80 del secolo scorso, ci ha aiutato a relativizzare e che papa Benedetto XVI, nell’enciclica Spe salvi (2007), ha posto sotto la lente di un’acuta critica, ispirata dagli esiti della dialettica dell’Illuminismo teorizzata dalla scuola di Francoforte. Nell’attesa delle vacche magre, cosa dovremmo fare, visto che tra breve saremo tutti chiamati a scegliere chi dovrà governarci?

 E anche l’astensione sarà una scelta, anche se non condivisibile. Nel racconto biblico Giuseppe invita il faraone a scegliere «un uomo intelligente e saggio» (Gen 41, 33) da mettere a capo della gestione della crisi, e inoltre a «istituire commissari sul territorio, per prelevare un quinto sui prodotti della terra d’Egitto durante i sette anni di abbondanza.

 Essi raccoglieranno tutti i viveri di queste annate buone che stanno per venire, ammasseranno il grano sotto l’autorità del faraone e lo terranno in deposito nelle città. Questi viveri serviranno di riserva al paese per i sette anni di carestia che verranno nella terra d’Egitto, così il paese non sarà distrutto dalla carestia» (Gen 41, 34-36). Thomas Mann, nel suo capolavoro Giuseppe e i suoi fratelli, completa l’identikit di colui o colei [mi piace pensare che uomo nel racconto stia per essere umano e non per maschio] che dovrà governare nel tempo della carestia: «Un uomo accorto e saggio, in cui sia lo spirito dei sogni, lo spirito dello sguardo che tutto vede e sovrasta, lo spirito della previdenza [...]». E poco prima: «Il signore dello sguardo che tutto vede e sovrasta diventi il disciplinatore dell’abbondanza.

 Egli la domini severamente e, finché essa dura, tolga giorno per giorno tutto quel che occorre per poter padroneggiare in seguito la mancanza ». Insomma, per governare il tempo della povertà bisogna vigilare sul tempo del benessere. E, mentre ci accingiamo a scegliere chi dovrà gestire il tempo della povertà, siamo chiamati a prendere coscienza che quanti saranno chiamati a governare domani e governano l’oggi dovranno vigilare con attenzione e rigore sulle speculazioni in atto e combattere l’evasione fiscale, che, come Chiese, non possiamo non stigmatizzare e indicare come 'peccato' da non sottovalutare.

[…]

 

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   E’ incredibile la difficoltà che si ha nel ricercare negli argomenti spesi in questa campagna elettorale qualcosa che vada oltre battibecchi e ripicche personalistiche. Per questo da più parti se ne lamenta l’estrema povertà: vale a dire che chi ascolta non è messo nelle condizioni di fare una scelta consapevole, perché le parti nascondono problemi e posizioni dietro una sorta di teatrino.

  Il prof. Lorizio, che insegna teologia fondamentale e altro all’Università Lateranense di Roma, ha notato che il presidente francese Emmanuel Macron della fine di dell’abbondanza e di tempi duri che si avvicinano. Molti indizi lo confermano. C’è una guerra vicina che ha fatto aumentare moltissimo i costi dell’energia e questo sta inducendo una recessione economica. La guerra potrebbe estendersi: in realtà l’Italia, nel contesto della N.A.T.O. e dell’Unione europea la sta già combattendo. Abbiamo cooperato ad applicare ritorsioni contro la Federazione Russa, che il 24 febbraio di quest’anno ha invaso l’Ucraina iniziando la guerra, e stiamo aiutando militarmente l’Ucraina. Stiamo subendo, a nostra volta, delle ritorsioni e, soprattutto, ci è venuto meno il grande mercato russo dal quale acquistavamo energia a basso costo e verso il quale esportavamo. La nostra industria del turismo ha risentito pesantemente della drastica diminuzione degli arrivi dei russi. Questo è il contesto in cui dovrà operare il nostro prossimo governo. Per nostra buona sorte, fino al 2026 erano stati programmati degli aiuti finanziari da parte dell’Unione Europea condizionati all’attuazione di un programma di riforma. Senza riforme, niente più denaro. Questo attutirà la caduta, ma non dobbiamo farci illusioni su di essa. La crisi dipende da una guerra che non è in potere della sola Italia far cessare e nemmeno possiamo chiamarcene fuori unilateralmente. Possiamo solo cercare di influire nel concerto delle nazioni per convincere le parti in conflitto, che non sono più solo l’Ucraina e la Federazione russa, ma quest’ultima contro la N.A.T.O e l’Unione Europea, a giungere ad un trattato di pace. Poiché le parti non sembrano intenzionate nemmeno a cominciare a negoziare su di esso, dobbiamo prevedere realisticamente che la guerra e la conseguente crisi economica dureranno a lungo.

  Così, alla luce di questo scenario, tutte le solite promesse di benefici distribuite dai candidati al proprio elettorato hanno, in genere, l’aspetto di espedienti per accattivarsi il voto se non indicano come sostenerne il costo, in un contesto, appunto, di fine dell’abbondanza, non di ripresa come si sperava. E’ un costume gravemente immorale: sono bugie. C’è un comandamento che le vieta come peccato:

 

Dal Catechismo della Chiesa cattolica:

 

L'OTTAVO COMANDAMENTO

« Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo » (Es 20,16).

« Fu detto agli antichi: "Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti" » (Mt 5,33).

2464 L'ottavo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è verità e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell'Alleanza.

 

 Come sarà possibile, in un tempo di grave crisi economica, tagliare le tasse  a tutti, finanziare  tutti? Bisognerà fare delle scelte, ci sarà chi avrà e chi no. Di solito, paradossalmente, quelli che non ricevono sono coloro che in società stanno peggio e che, quindi, in tempi di crisi stanno ancora peggio. E’ strano che possa accadere in un sistema democratico in cui la maggioranza dovrebbe comandare. Se i più stanno peggio, com’è che poi, in democrazia, sono quelli che ci rimettono quasi sempre nella distribuzione? La spiegazione è semplice: perché vengono convinti a scegliere contro il proprio interesse con delle bugie.

  Perché, altrimenti, quelli che temono di essere licenziati dovrebbero appoggiare norme che consentono di licenziare più facilmente? Perché quelli che beneficiano di un finanziamento pubblico riservato a quelli che non riescono a trovare un lavoro dovrebbero appoggiare norme che tagliano quel finanziamento?

  La dottrina sociale raccomanda di scegliere per occuparsi degli affari pubblici persone intelligenti e sagge e, soprattutto, buone, della virtù cristiana, quella che prende sul serio i Comandamenti, compreso quello che considera peccato la menzogna.

 

Dal Compendio della dottrina sociale

 

b) L'autorità come forza morale

396 L'autorità deve lasciarsi guidare dalla legge morale: tutta la sua dignità deriva dallo svolgersi nell'ambito dell'ordine morale« il quale si fonda in Dio, che ne è il primo principio e l'ultimo fine ». In ragione del necessario riferimento a quest'ordine, che la precede e la fonda, delle sue finalità e dei destinatari, l'autorità non può essere intesa come una forza determinata da criteri di carattere puramente sociologico e storico: « In alcune... concezioni, purtroppo, non si riconosce l'esistenza dell'ordine morale: ordine trascendente, universale, assoluto, uguale e valevole per tutti. Viene meno così la possibilità di incontrarsi e di intendersi pienamente e sicuramente nella luce di una stessa legge di giustizia ammessa e seguita da tutti ». Questo ordine « non si regge che in Dio: scisso da Dio si disintegra ». Proprio da questo ordine l'autorità trae la virtù di obbligare  e la propria legittimità morale;  non dall'arbitrio o dalla volontà di potenza, ed è tenuta a tradurre tale ordine nelle azioni concrete per raggiungere il bene comune.

397 L'autorità deve riconoscere, rispettare e promuovere i valori umani e morali essenziali. Essi sono innati, « scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere ». Essi non trovano fondamento in provvisorie e mutevoli « maggioranze » di opinione, ma devono essere semplicemente riconosciuti, rispettati e promossi come elementi di una legge morale obiettiva, legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo (cfr. Rm 2,15), e punto di riferimento normativo della stessa legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo giungesse a porre in dubbio persino i principi fondamentali della legge morale, lo stesso ordinamento statale sarebbe scosso nelle sue fondamenta, riducendosi a un puro meccanismo di regolazione pragmatica dei diversi e contrapposti interessi.

398 L'autorità deve emanare leggi giuste, cioè conformi alla dignità della persona umana e ai dettami della retta ragione: « La legge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione, la si denomina legge iniqua; in tal caso però cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza ». L'autorità che comanda secondo ragione pone il cittadino in rapporto non tanto di sudditanza rispetto a un altro uomo, quanto piuttosto di obbedienza all'ordine morale e, quindi, a Dio stesso che ne è la fonte ultima. Chi rifiuta obbedienza all'autorità che agisce secondo l'ordine morale « si oppone all'ordine stabilito da Dio » (Rm 13,2). Analogamente l'autorità pubblica, che ha il suo fondamento nella natura umana e appartiene all'ordine prestabilito da Dio, qualora non si adoperi per realizzare il bene comune, disattende il suo fine proprio e perciò stesso si delegittima.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli