giovedì 2 giugno 2022

Repubblica nel 2022

 

Repubblica nel 2022

 

 Oggi è la festa civile della Repubblica. In Italia ha anche un significato religioso, perché la Repubblica democratica italiana è stata fatta con il contributo determinante dei cristiani, in particolare dei cattolici.

  Non si trattò solo del passaggio da una monarchia, quella della dinastia Savoia, a una repubblica, quella di tutti gli italiani, quindi in questo senso “popolare”, ma della costruzione di una nuova democrazia, come prima non c’era mai stata.

  La democrazia è un sistema di governo nel quale si vuole ottenere una larga partecipazione dei governati alle decisioni che li riguardano, secondo il principio medievale, enunciato dai teorici del diritto dei cristiani, che ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti. Per ottenerla, nessun potere, pubblico o privato deve essere senza limiti e, in particolare, insindacabile. Questo è uno dei principi fondamentali di ciò che definiamo “giustizia”. L’altro, strettamente correlato, è l’equità, che significa tra ciò che una persona dà e ciò che riceve in società ci deve essere una ragionevole proporzione, vale a dire che non ci si possa approfittare del più debole, e che in società nessuna persona debba mancare di ciò che è considerato necessario per vivere con dignità. Va precisato che non è possibile costruire una democrazia se chi è chiamato a parteciparvi manca di quello. Chi non lo ha è spinto ai margini.

 La nostra non è solo una repubblica democratica, ma anche popolare, perché vi si vuole produrre la più larga partecipazione. Questo ha richiesto importanti riforme sociali, per realizzare  quell’equità che la rende  effettiva.

  Infine, la partecipazione democratica richiede che la società riconosca ad ogni persona la libertà di esprimersi. La società democratica è infatti una società libera.

  La nostra Chiesa è stata storicamente tra i principali avversari dei processi democratici moderni. Attualmente è una monarchia assoluta di tipo feudale, secondo un ordinamento che è stato progettato e costruito circa mille anni fa e che storicamente ha richiesto incredibili violenze per essere mantenuto. Si tratta di un sistema obsoleto, ingiusto e umiliante, a cui si sta cercando di porre rimedio, con scarso successo sinora, con i processi sinodali che sono in corso e che in gran parte si ispirano ai principi delle democrazie avanzate contemporanee. Eppure non di rado si sente ancora dire la sciocca frase: “La Chiesa non è un democrazia”. In quanto società politica, che quindi deve essere governata, la Chiesa dovrebbe esserlo, perché, nella misura in cui non lo è, è ingiusta e va contro il comandamento dell’agàpe cristiana, quindi è anche ingiusta in senso propriamente religioso.

  Di fatto, i cristiani italiani hanno contribuito a progettare la nostra nuova democrazia tenendo presente i principi evangelici, contribuendo in questo modo a formare un pensiero sociale cristiano, che è molto più esteso della dottrina, che è enunciata dal Papa e dai vescovi. Le persone laiche di fede hanno contribuito alla dottrina  molto più di ciò che in genere si è portati da ammettere.

  La sinodalità di cui oggi si parla e che si vorrebbe sperimentare mette in questione un potere religioso esercitato in modo opaco, essenzialmente per difendersi dal popolo. La prima esigenza di chi comanda in modo ingiusto è di continuare a legittimare il proprio potere.

  E’ stato incredibile che il primo atto del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana sia stato quello di delimitare temporalmente l’inchiesta conoscitiva sugli abusi sessuali di clero e religiosi. Qui è in questione l’esercizio del potere episcopale, perché, come dimostrano analoghi inchieste condotte in altri stati, in particolare negli Stati Uniti d’America e in Germania, dietro gli abusi, che spesso sono seriali, c’è stato il tentativo di sopire le vicende da parte di chi governava l’apparato ecclesiastico. E’ in questione, quindi, un potere che si vuole mantenere così com’è, nonostante le sofferenze che ha prodotto e tollerato che si producesse. In realtà, giustizia vorrebbe che, finché vive una persona che nella sua vita è stata abusata dal clero e dai religiosi essa sia ascoltata, anche se dal punto di vista della giustizia penale dello stato i colpevoli non possono più essere perseguiti: deve essere ascoltata per capire che cosa è successo e ciò che non ha funzionato nella prevenzione e repressione.

  Eppure i temi all’ordine del giorno nella nostra società erano altri, ad esempio la guerra e la conseguente crisi economica, che mettono in pericolo quel sistema di giustizia sociale che è essenziale per mantenere un regime democratico. Ma si tratta di argomenti che non mettono in questione il sistema di potere feudale che governa la nostra Chiesa.

  In oltre dieci anni, su questo blog, in migliaia di post, sono state pubblicate le informazioni di base sul cristianesimo democratico, quindi anche su repubblica e democrazia. Sono sempre a disposizione di tutte le persone interessate, in particolare di quelle realmente coinvolte nei processi sinodali.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli