domenica 5 giugno 2022

Nuovi inizi

 

Nuovi inizi

 

 Pentecoste ci ricorda gli inizi delle nostre Chiese. A differenza di ora, non c’era una tradizione di cui tener conto. Oggi costituisce un grosso problema sulla via della rinascita.

  La storia di quegli inizi non appare completa e contiene molti elementi che gli storici dicono “congetturali”: si pensa che sia andata in un certo modo, ma non è sicuro. I buchi sono stati tappati dalla teologia.

  Il passaggio dall’originario ambiente palestinese, dove si parlava aramaico e si intendeva l’ebraico, a quello ellenistico, in cui si parlava greco, non  è del tutto chiaro. Fu sostanzialmente un nuovo inizio. Paolo veniva da Tarso, in Cilicia, nel meridione dell’antica Asia minore, che alla sua epoca era ancora una città ellenistica. Fu un elemento di raccordo tra l’antico giudaismo e la cultura ellenistica. Tutto il resto è assai problematico. Ebbe sicuramente molta importanza l’ambiente ellenistico che c’era in Antiochia di Siria. E’ in larga parte congetturale l’identità degli autori dei Vangeli, degli Atti degli apostoli, delle lettere neotestamentarie non attribuite a Paolo e dell’Apocalisse. Così come si sa poco di come fossero organizzate le prime koinonìe – comunità che facevano riferimento al vangelo di Gesù di Nazaret. Notizie più affidabili cominciano ad aversi verso la metà del Primo secolo. Un personaggio molto importante di quest’epoca fu Ignazio vescovo di Antiochia, uno dei primi fautori conosciuti dell’episcopato detto “monarchico”, in cui tutti i poteri erano accentrati in una sola persona. A lui sono attribuite sette lettere  scritte in greco, una indirizzata ai Romani. Un’altra figura molto importante di quei tempi fu il nostro Clemente, papa a Roma dall’88 al 97. A lui è attribuita una lettera  ai Corinzi, scritta in greco.

  Poi ci fu l’inculturazione nelle società latine, sotto molti aspetti un ulteriore nuovo  inizio. Tra greci  e latini  vi fu storicamente sempre un certo attrito, che ancor’oggi si manifesta tra la Chiesa di Roma, latina e quella governata dal patriarcato di Mosca, erede alla lontana dei greci.

  Nuovi inizi furono le inculturazioni dei cristianesimi spagnoli, portoghesi e inglesi, che furono alla base della diffusione planetaria della nostra fede, mentre grandi teologie si svilupparono nelle culture francesi e germaniche, molto coinvolte nelle vicende italiane e in quelle del papato romano. Fino a metà Ottocento la lingua delle scienze rimase il latino e questa fu anche una delle lingue principali della teologia in Occidente.

  E ora a che punto siamo?

  Siamo nel mezzo di un ulteriore nuovo inizio. Questo anche se non è veramente nuovo   nel senso di recente. Risale agli scorsi anni Cinquanta, quindi ha più o meno la mia età. A quell’epoca cominciò a finire l’egemonia dei cristianesimi veicolati dagli europei. Ogni cristianesimo ha sempre fatto riferimento a un ambiente sociale, e anche ad un sistema di potere, e allora l’assetto del mondo iniziò a cambiare.

  Ma c’è ancora necessità di cristianesimo, in particolare nella nostra società? Questo è  il punto.

  La tradizione schiaccia i cristianesimi che oggi pratichiamo in forme obsolete che li rendono in gran parte inutili. Non si sa più che farne, se non per abbellire certe feste della vita. E’ ciò che accade a certi chiesoni del centro cittadino di Roma.

  D’altra parte si constata che, staccandosi dalla tradizione, poi prendono piede certe fantasiose costruzioni religiose che appaiono inutili in altro senso. Deve esserci sempre un limite all’immaginazione, per mantenere un qualche collegamento con la realtà, senza il quale la religione diventa solo sogno.

  Il processo sinodale che siamo chiamati a vivere è un modo per organizzare il cambiamento in modo che rimanga utile, praticabile. Però vi sono difficoltà a coinvolgervi le persone, lo sperimentiamo bene. Anche perché i più hanno perso dimestichezza con la cultura religiosa.

 Quindi si riesce ad ottenere qualche risultato prevalentemente animando piccoli circoli di coetanei, con una qualche acculturazione religiosa di base. Del resto, nei tempi più antichi i cristianesimi partirono proprio da questo. Ottenere risultati su larga scala richiederà molto più tempo. E se nel frattempo tutto ciò che c’è finisse per dissolversi? Non sarebbe meglio puntellare il processo sfruttando il sacro, come s’è fatto nei secoli passati? Sarebbe certamente possibile, ma disonesto, immorale. Storicamente il sacro è stato un rivestimento rigido che ha incatenato l’essenziale dei cristianesimo, vale a dire il vangelo. E la sinodalità significa anche desacralizzare  il potere religioso, per farlo condiviso.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli