venerdì 17 giugno 2022

Libertà

                                   Libertà     

  Non c’è un solo modo di essere cristiani e nemmeno un solo modo giusto. Ma anche i moventi sono i più diversi. Molti di quelli correnti corrispondono all’antico teismo, secondo il quale ci sono potenze celesti che governano il mondo e le stelle e noi dobbiamo supplicarle per accattivarcene il favore. 

 Nonostante la brutale violenza politica che, tra il Quarto e il Quinto secolo, realizzò l’imposizione di un cristianesimo politico nel bacino del Mediterraneo e oltre a popoli che avevano vissuto e praticato gli antichi teismi, questi ultimi, come sempre accade nelle svolge culturali delle società umane, non scomparvero, ma furono inglobati nel nuovo culto. Questa dinamica, poi, si ripetè sempre anche nelle svolte successive.

  Anche ora è così. Si parla di mancato recepimento dei principi deliberati durante il Concilio Vaticano 2º, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1965, ma, in realtà si è ancora in una fase di passaggio, in cui quei principi vanno inculturandosi nelle società cristianizzate che seguono la via cattolica. Nel frattempo, però, ne sono andati maturando altri: le società umane si muovono e cambiano e ogni riformatore dovrebbe essere consapevole che il loro futuro non è rigidamente programmabile  e attuabile. 

  Nella nostra Chiesa, in Italia, vi è poi il problema del permanere di un ingombrante passato, espresso in istituzioni, riti e templi, che per non pochi sono tra i principali moventi dell’adesione religiosa. Le esigenze di amministrazione ordinaria di tutto questo sfiancano. Storicamente la nostra Chiesa è divenuta proprietaria anche di una specie di stato, qui a Roma. Lo ha addirittura preteso e ora, nonostante i molti problemi che dà, non riesce a liberarsene, a tagliare ciò che dà scandalo, secondo le raccomandazioni evangeliche.

  L’idea di continuità con il passato che quelle reliquie del passato cercano di indurre è però fallace. La nostra Chiesa non è rimasta la stessa nei duemila anni e oltre della sua travagliata storia, e certo è tanto cambiata nel corso della mia stessa  vita che io posso pensare di aver cominciato in una Chiesa e di finire in un’altra.

  Una cosa è importante capire: nelle dinamiche sociali, comprese quelle ecclesiali, indietro non si torna. In un certo senso ogni cambiamento è dunque irreversibile. Il nuovo che, in un processo reazionario, si cerchi di abrogare, lascerà comunque una traccia culturale. Questo dimostra l’insensatezza dell’efferata violenza usata in religione, e non solo nella nostra confessione, per far arretrare il tempo o per cercare almeno di fermarlo.

  Tra le caratteristiche della nostra religiosità di oggi c’è quella che si ragiona senza troppi problemi di libertà. I teologi ne hanno in genere una concezione negativa, legata al peccato, per cui si sarebbe liberi di peccare per grazia divina, questo costituirebbe la base della nostra dignità, libertà alla quale però, se vogliamo praticare la via della virtù dovremmo liberamente rinunciare. Il pensiero sociale cristiano contemporaneo ha però assimilato meglio l’idea di libertà legata alla dignità, facendone uno dei più forti moventi alla fede.

 Libertà significa aver parte nelle decisioni che ci riguardano, assumendocene le relative responsabilità. Può essere facilmente dimostrato che questa è la via evangelica delle origini, quella insegnata dal Maestro, il quale si dimostrò piuttosto critico verso i poteri sociali del suo tempo, esortando a scegliere tra il fare il bene agli altri e l’obbedienza alle autorità costituite che vi mettevano delle condizioni. Questo tema, nei travagliati anni che seguirono la sua morte, fu al centro delle controversie sul da farsi che divisero in particolare i suoi seguaci che volevano continuare a vivere nell’antico giudaismo e quelli di cultura e stili di vita ellenistici, che poi prevalsero.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli