domenica 1 maggio 2022

sintesi della relazione del prof. Stefano Biancu su "Democrazia e sinodalità"

 

 

venerdi  29 APRILE 2022   ore 18-20

Convegno del MEIC Lazio su piattaforma ZOOM

" Democrazia e sinodalità "

relatore: prof. Stefano BIANCU (etica della comunicazione, delle relazioni di aiuto, delle professioni)

università LUMSA – Scienze umane – Scienze della comunicazione

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Il MEIC del LAZIO nell'incontro di venerdi  29 aprile ore 18 torna a riflettere sul tema della democrazia nel cammino sinodale e nella Chiesa. E' un tema importante che abbiamo già trattato ma che merita un doveroso approfondimento.  Il relatore è il nostro caro prof. Stefano Biancu della LUMSA,  che è stato con noi in altre occasioni. Insieme a lui cercheremo di analizzare il tema e individuare alcune proposte da presentare in uno spazio pubblico di dibattito nella Chiesa.

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Sintesi di Mario Ardigò dagli appunti presi nel corso della relazione (non rivista dal relatore)

 

Gianfranco Tonnarin (presidente MEIC Lazio)i: il Concilio Vaticano 2° presenta il concetto di popolo di Dio come soggetto e dell’autorità in posizione di servizio. La Commissione teologica internazionale ha definito la Chiesa sinodale come partecipativa. Quale ruolo per i laici?

 Il tema della democrazia qualifica l’impegno dei laici nella società civile ed è molto stimolante in un cammino sinodale per quanto riguarda ruolo e dignità del laicato.

   E' stata citata la frase “Nulla senza di noi  e nulla solo da noi”. Questo qualifica bene il senso del nostro impegno da laici.

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Stefano Biancu (relatore):

  

Vuole condividere alcune idee, non tenere una relazione sistematica.

  Sinodalità e democrazia è un binomio non evidente, il primo è un termine teologico e la seconda una categoria politica.

  I termini appartengono a mondi diversi.

  Bisogna fare una distinzione, ma anche una separazione da evitare.

  La modernità matura il senso della distinzione tra le sfere dell’esistenza. Ad esempio tra reato e peccato, tra foro interno e foro esterno, tra pubblico e privato. Si tratta di distinzioni che nel passato più lontano non erano evidenti e ancora non lo sono in tutto il mondo.

  In alcune parti del mondo l’omosessualità è peccato e reato: da noi non è più reato e per alcuni è peccato, ma per altri non lo è.

  A volte però la distinzione è diventata separazione e quest’ultima può diventare patologica. La distinzione sul piano concettuale, ma l’essere umano è unico. La separazione distingue astrattamente la realtà concreto. Ma la realtà è superiore all’idea, come dice papa Francesco. Le distinzioni non possono diventare separazioni. Ognuno di noi è molte cose insieme. Ogni separazione è nociva, ad esempio la laicità alla francese. La separazione può portare conseguenze patologiche.

  Che significa distinguere senza separare tra sinodalità e democrazia?

  Ci approcciamo al tema della sinodalità a partire da una coscienza democratica che per noi è irrinunciabile, ad esempio la libertà di pensiero, la parità tra i sessi in materia di diritti e doveri. Non è immaginabile una sinodalità senza libertà di pensiero, di parola, di espressione, senza trasparenza nelle responsabilità  e senza accettazione della diversità. Non possiamo vivere la sinodalità in modo molto diverso dalla democrazia, sebbene siano cose diverse.

  La democrazia, ridotta alla sua forma, è la legge del numero: questo non è sinodalità, ma non è neanche tutta la democrazia, che muore ridotta alla legge del 50%+1. Le condizioni formali non sono sufficienti né in democrazia né in sinodalità. La sinodalità è un processo, è vita della Chiesa che si svolge nel tempo, non è una procedura fissa da applicare, è un processo che si alimenta nel tempo, che non si accontenta del 50%+1, del numero, che vive di dibattito, ambisce di più. In certi momenti la democrazia può accontentarsi del 50%+1, la sinodalità mai. La sinodalità vive per riconciliare.

  Ad esempio l’infallibilità del Papa è intesa come infallibilità della Chiesa, di cui il Papa è espressione. Da decenni nessun Papa si esprime nelle forme di infallibilità, ma quando ciò che è accaduto è avvenuto in riferimento al popolo di Dio. Cattolicesimo non è papismo.

  La sinodalità non ha necessità solo di condizioni formali, ha bisogna di tempo.

 I benedettini sono un buon esempio di sinodalità. Tra loro si decide con la maggioranza di due terzi per le questioni più importanti. Una regola che potremmo adottare nella nostra sinodalità, rinunciando all’unanimità e che è più del 50%+1. Ma una sinodalità che si accontentasse di questo non sarebbe tale, perché la sinodalità punta a far maturare nel tempo la composizione delle differenze. In molte cose non sono ancora giunti i tempi per posizioni definitive condivise. Non sono ancora maturate le condizioni. Non va bene affrettare i processi. Non bisogna scandalizzarsene. Ogni dottrina, lo sosteneva Newman, hanno una loro vita fisiologica. Il fatto che la Chiesa possieda la verità non significa che ne sia totalmente consapevole: la consapevolezza matura nella storia, anche attraverso al democrazia.

  Un’esperienza matura di sinodalità potrebbe aiutare a far uscire la democrazia dalla crisi in cui è caduta. La democrazia ridotta a forma può facilmente convertirsi nel suo contrario. Bastano i troll russi per costruire artificiosamente maggioranze.

  La fiducia  è tra le condizioni materiali per far sì che le forme della democrazie non degenerino. Senza la fiducia, condizione materiale, la democrazia non funziona più.

  La Chiesa, con la sua sinodalità, potrebbe essere una stimolo a costruire le condizioni materiali della democrazia.

  La sinodalità è distinguere senza separare.

  La sinodalità non può che essere la consapevolezza che il conflitto non deve risolversi nella guerra, che è la patologia del conflitto. La sinodalità non significa che si debba essere tutti d’accordo, quando ciò accade significa che si cerca di nascondere il conflitto. La sinodalità è una forma di gestione ragionevole del conflitto. Noi viviamo di conflitti, interiori ed esteriori. La sinodalità matura, e il cattolicesimo è molto indietro perché rifiuta il conflitto, è che non bisogna scandalizzarsi del conflitto, ma che va gestito in modo che non degeneri in guerra.

  L’esperienza democratica ci insegna a desacralizzare ciò che non è sacro: non tolleriamo più che certe cose siano considerate sacre.

 Ci può essere  una feconda relazione tra esperienza democratica e sinodale.

 Un lato negativo è che pochi giovani sono ecclesialmente socializzati. Però mostrano una qualità umana che lascia ben sperare. Le forme ecclesiali attuali non danno alle persone ciò che cercano: i due mondi non si incontrano. Però non è vero che la gioventù è persa per la Chiesa.