sabato 2 aprile 2022

Proteo

 

Proteo

 

  Due giornalisti che stimo molto. Uno è Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire. In genere mi sento in profonda consonanza con lui, ma in particolare in questi tempi tremendi, quando critica la guerra e chi la fa, nel modo in cui la fa, con le armi ma anche con le sanzioni.

  In una trasmissione televisiva ha detto, presente quell’altro, che le sanzioni economiche ordinate dagli Occidentali nella guerra in Ucraina «sono come bombardamenti: non piegano i regimi, ma piagano i popoli, si blocca il grano in Russia e si muore di fame in Nord Africa». Come non essere d’accordo? E’ appunto ciò che stiamo constatando.

 L’altro gli ha replicato, dicono le cronache, dicendo che quel discorso era ignobile  e che Tarquino era uno dei tanti che lavoravano per Putin.

  Nella Federazione russa, per ciò che ne sappiamo, è diventato vietato criticare la guerra in Ucraina: è vietato anche solo parlarne come di una guerra. Ma anche solo dare adito al sospetto di volerla criticare: sono state arrestate, ho letto, persone che giravano in strada esponendo un cartello completamente bianco. E’ stata arrestata una signora molto anziana che ne esponeva uno che inneggiava alla pace.

  In Italia vi sono certamente quelli che parteggiano  per la Federazione russa e ne giustificano con vari argomenti l’invasione dell’Ucraina, un po’ nella linea di quella difesa preventiva  che è dottrina bellica non certamente inventata in Russia, ma che sembra andare per la maggiore anche là.

  Poi ci sono quelli che, senza parteggiare, sono contro la guerra, ritenendola una pazzia, ma indicando come pazzia anche solo l’aumento delle spese militari: tra questi papa Francesco. Perché pazzia? E’ dottrina  sociale che risale agli scorsi anni ’30, quando un altro Papa disse al mondo che nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra. E all’epoca non erano ancora state inventate le armi nucleari, che in migliaia di ordigni giacciono negli arsenali degli Occidentali e della Federazione Russa.

  Le guerre piagano  l’umanità. Sono subite dai popoli, perché sono sempre  ordinate. Si va in guerra solo  se e quando viene ordinato, e allora è obbligatorio. Questa la grandissima differenza rispetto alla violenza tra individui o tra gruppi più limitati. L’animo cristiano piange tutte le sofferenze, senza distinguere popoli soggetti ai governi che hanno ordinato di invadere e quelli i cui governi hanno ordinato di resistere. I soldati di entrambi le parti hanno avuto scelta? I carristi russi carbonizzati nei loro carri armati e le loro famiglie sarebbero meno degni di compassione di quelli che hanno fatto la stessa fine tra i carristi ucraini? Gli uni e gli altri non ebbero alcuna possibilità di incidere sulle decisioni fondamentali di fare guerra. E non c’è un modo di fare guerra quando si invade e un altro quando si resiste: è sempre morte e distruzione che si infligge a quelli che vengono considerati nemici.

  Gli Occidentali hanno imposto delle sanzioni alla Federazione russa, che si concretano in divieti di commercio e in confische di beni di esponenti di vertice dell’altra parte, trovati in Occidente, dove fino allo scoppio della guerra i loro proprietari erano ben accolti nonostante i dubbi su come avessero potuto accumulare ingentissimi patrimoni in un’economia certamente non brillante. Gran parte di queste, che sono ritorsioni, si abbattono sui popoli russi, non sui loro gerarchi, civili e religiosi, loro sì colpevoli di guerra di invasione. In questo senso Tarquinio parla di misure che piagano il popolo ma non piegano i regimi. Queste ritorsioni sono una spada a doppio taglio: fanno male anche ai popoli Occidentali, e certamente più agli Europei fuori della Russia che agli Stati Uniti d’America, perché nel lungo periodo di pace e intensa collaborazione trascorso  dalla fine dell’Unione Sovietica, le economie europee si sono profondamente integrate. Questa integrazione era una base molto solida per la pace e può, anzi deve, tornare ad esserlo. Le ritorsioni certamente vanno in senso contrario e possono essere considerate il preludio di una guerra combattuta con le tremende armi di cui anche gli Occidentali dispongono.

  Nel Medioevo nella dottrina della Chiesa si parlava di guerra giusta, si tratta di una concezione che ha cominciato a scolorire dagli scorsi anni Sessanta sotto l’incubo di un conflitto nucleare terminale, e, da questo punto di vista, la guerra di resistenza dell’Ucraina è giusta. In tempi più recenti, fondamentalmente a partire dal magistero del papa Giovanni Paolo 2°, si è fatta strada, invece, l’idea che nessuna guerra può essere considerata moralmente giusta. Tutte la guerre sono da condannare. E questo, in particolare, davanti all’evidenza che una guerra tra noi Occidentali e altre superpotenze dotate dell’arma nucleare porterebbe alla fine delle nostre civiltà, e forse anche dell’intera umanità. Sono guerre che  non possono essere combattute, qualunque giustificazione se ne dia. Ai tempi della mia adolescenza e giovinezza questo era molto chiaro a tutti, ora molto meno.

  Come nella Federazione russa, lì però per ordine del governo, da noi si sta organizzando deliberatamente e liberamente un’impressionante macchina massmediatica che sembra volta a convincere che noi Europei occidentali dobbiamo accettare di entrare in guerra con la Federazione russa per difendere l’Ucraina dall’invasione. Ma questo, a partire dalle ritorsioni che abbiamo ordinato, che sono fondamentalmente già atti di guerra, è veramente  l’unico modo di fermare la guerra, o, in realtà è solo un modo per estenderla e di fare di tutto il Continente ciò che purtroppo è diventata oggi l’Ucraina?

  La dottrina sociale, in particolare da Giovanni Paolo 2° in avanti, esorta a costruire la pace, come impegno non solo dei governanti, ma di tutti i popoli, quelli poi che poi subiscono le piaghe  belliche. È una responsabilità personale e, per così dire  sinodale, di ciascuno di noi.

    Gli Stati Uniti d’America, una potenza assai bellicosa e fortemente armata, ci spingono a separarci  dalla Federazione russa: questa separazione è però la condizione preliminare di un conflitto più vasto. L’Europa non può essere amputata della Russia, come vorrebbero certi gerarchi dall’una e dall’altra parte. Questa è già una piaga, prima ancora di iniziare a sterminarci.

  Mi è veramente dispiaciuto che quell’altro giornalista, quello che ha accusato Tarquinio di lavorare “per Putin”, sia sbottato in quel modo, senza argomentare in modo informato e razionale come di solito fa, e allora lo leggo con grande interesse. Ecco, questa può essere considerata una nostra piaga  di guerra. Certo, ora la mia solidarietà profonda va a Tarquinio, l’attaccato sul piano personale senza validi argomenti (egli infatti più che lavorare  per Putin, lavora  per il Papa, del quale mi pare rifletta gli attuali orientamenti sulla guerra in Ucraina), ma, nello spirito di cui dicevo, voglio rimanere vicino anche all’aggressore, quell’altro giornalista, non lo considererò un nemico e vorrei tanto che tornasse ad essere come è sempre stato.

  Scrisse Simone Weil che ogni uomo è Proteo (la tremenda divinità antica che ammazzava assumendo mille forme): l’amicizia è la ricompensa di chi resiste ad abbracciarlo finché riacquisti forma umana.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli