martedì 12 aprile 2022

Ma Dio dove sta?

 

Ma Dio dove sta?

 

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Dall’articolo di Enzo Bianchi, Dalla parte delle vittime, pubblicato su La Repubblica  dell’11-4-22

 

[…] siamo giunti a ciò che pareva impossibile, ciò per cui le Chiese avevano chiesto perdono a Dio, promettendo di non ricorrere “mai più” al suo nome per associarlo a uno schieramento in guerra. Invece il “Dio è con noi” è risuonato da un esercito contro l’altro, e accano agli eserciti le Chiese, una stessa Chiesa da una parte e dall’altra che ha benedetto le armi e i soldati e maledetto gli avversari. Un odio che è diventato odio tra la gente, i due popoli, e ha dominato la preghiera. E mentre in una chiesa si brucia  incenso, si implora la vittoria, nell’altra si compiono gli stessi riti e ciascuno invoca la vittoria sul nemico. Una guerra diventata non solo “giusta”, come la definisce la dottrina classica in Occidente, ma santa e benedetta da Dio. Siamo riusciti a evitare uno scontro di civiltà con l’Islam, ma oggi siamo arrivati a combattere una guerre che è uno scontro di civiltà tra l’Occidente delle democrazie e l’Oriente delle autocrazie. In questo inferno il credente si sente smarito e si chiede: ma Dio dove sta?. Dov’è? Non è una domanda nuova, ma oggi non riguarda solo il fatto che Dio non interviene ed è muto, ma risuona come straziante interrogativo sui cristiani: com’è possibile che si ammazzino in una guerra così spietata invocando Dio gli uni contro gli altri? Che Dio è mai questo? Che forza vincolante ha il Vangelo sui cristiani? Nessuna forza, occorre rispondere con cuore lacerato. Com’è possibile un tale tradimento del Vangelo? Non ci sono spiegazioni, occorre solo fare silenzio e andare alla Passione di Gesù che nella Settimana viene letta e meditata. Gesù, un uomo giusto, che ha operato il bene e non il male ma che è stato giudicato  un bestemmiatore dai rappresentanti di Dio in erra, è arrestato, torturato, condannato senza processo, è oggetto di violenza  e disprezzo, ed è ucciso appeso a un legno. Ed era Figlio di Dio, era Dio. Ecco Dio dove sta. Ieri come oggi, dove ci sono vittime innocenti occorre cercare Dio e individuare da che parte sta. E’ paradossale ma è così. A Pasqua i cristiani dovrebbero riconoscere che l’immagine del loro Dio è un agnello afono ucciso dalla fondazione del mondo fino a oggi.

 

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  E’ stato apprezzabile il tentativo di Bianchi di trarre argomenti dalla liturgia della Settimana santa per capire la guerra tra cristiani che si combatte in Ucraina. Da noi in genere non lo si fa. Come con la pandemia di Covid 19, gli eventi  sembrano aver colto impreparati i pastori.

  Questa guerra ha visto la disfatta delle gerarchie cristiane europee, che non ritengono di avere il potere, sacro, di ordinare l’obiezione di coscienza verso la guerra e tutto ciò che l’alimenta, quindi il rifiuto di obbedienza verso qualsiasi potere che la comandi, l’unica scelta conforme al vangelo.

  Non sono d’accordo con Bianchi quando scrive che l’immagine del nostro Dio è un agnello afono. Non ci è stato forse lasciato il vangelo, detto anche la Parola? Dio, dunque, ha parlato. Ma noi non abbiamo cuore di intenderlo. A che pro essere gerarchi, vale a dire titolari di un potere sacro, se poi non si ha il coraggio di esercitarlo nel senso del vangelo e ci si schiera dietro  le altre potenze della Terra?

 I nostri massmedia in genere ci spingono a schierarci combattendo al fianco degli aggrediti. In quest’ottica la decisione di praticare il vangelo, che ci spinge all’obiezione di coscienza verso la guerra, viene accusata di inversione morale. Lo ha scritto Ezio Mauro nella pagina a fianco a quella su cui c’era l’articolo di Bianchi. Naturalmente qui manca l’assillo di stabilire da che parte sta Dio, che invece sembra importante per il credente.

  Però chiedersi da che parte stia Dio non mi pare un modo soddisfacente di affrontare la questione. Può sembrare paradossale ora che a tutti  viene chiesto di schierarsi e di dichiarare da che parte stiano. In definitiva viene chiesto ancha a Dio. Però quando si è di fronte a un dio  è più sensato capire che cosa egli comanda. Ma di fronte al Dio cristiano, che è agàpe, è scritto, dovremmo chiederci piuttosto come arrivare  a lui. La via dei cristiani  è quella aperta da Gesù nella sua Pasqua. Possiamo dire di stare percorrendola in questa guerra? Noi che già la stiamo combattendo, perché è questo che si fa decidendo dure ritorsioni contro uno dei belligeranti, quello che invase, e fornendo di armi sempre più potenti l’altro, che è stato invaso. Ci si concentra sull’invasione, si stabilisce che è nel giusto chi resiste e ci si schiera con lui, alimentando la sua guerra contro quegli altri. Ma non è questa la cosa cruciale. Le guerre vengono sempre  ordinate dal potere politico e, una volta che siano ordinate, non ci si può sottrarre ad esse. La responsabilità di questa guerra è dunque di chi l’ha ordinata, dalle due parti. I popoli delle due parti non se l’aspettavano (nemmeno noi). Ad uno di essi è addirittura vietato definire guerra  quella che si combatte in Ucraina. A chi la sta combattendo e a chi la subisce è invece evidente che lo è. Ed è anche evidente che per il popolo dominato dal potere politico che ha ordinato l’invasione è ancora intollerabile parlare di guerra, quindi la guerra è stata ordinata ma è anche stato ordinato di non parlarne come di una guerra, sotto pena di durissime sanzioni.  Dall’altra parte non  c’è stato il tempo di consultare il popolo per decidere se resistere facendo guerra o con altre forme di lotta nonviolenta. E’ stata quindi anche lì ordinata la guerra, appoggiati in questo dagli Occidentali, che ora la stanno potentemente alimentando e fiancheggiando. Del resto, non avremmo fatto anche noi così? Siamo onesti. E’ stato detto molto chiaro qualche giorno fa. Difenderemmo ogni centimetro nei nostri domini a costo di annientare l’umanità con le armi nucleari di cui disponiamo in migliaia di esemplari.

  Il fatto di aver escogitato molte buone ragioni teologiche per esimerci dal praticare fino in fondo il vangelo non è un novità nella storia dei cristiani. Che succederebbe dei cristiani se venisse loro ordinato di fare obiezione di coscienza contro i rispettivi poteri politici contro i disegni e i preparativi di guerra?, ci si chiede. E’ l’argomento che frenò papa Pacelli dal proclamare chiaro e tondo che lo sterminio programmato degli ebrei europei era un crimine contro Dio. Un gerarca,  a qualsiasi livello lo si voglia situare, per certe cose non ha cuore. E’ cosa che deve sorgere dal popolo.

  Le guerre contemporanee sono guerre di popolo  in molti sensi. Innanzi tutto i poteri politici che le ordinano vogliono avere dietro tutto  il loro popolo, scagliandolo contro i popoli nemici. Questo perché le guerre moderne sono molto costose e necessitano di trasferire immani risorsa dagli impieghi per generare benessere a quelli per produrre distruzioni. Poi il popolo è la prima vittima della guerra, di ogni guerra, appunto perché è schierato in battaglia e così si vuole deprimerne la determinazione falcidiandolo con strumenti di uccisione di massa,  ed è tra i civili che si riscontra il maggior numero di vittime, per cui si è osservato che nelle guerre del passato accidentalmente  venivano colpiti i civili, mentre in quelle contemporanee sembra che accidentalmente  vengano colpiti i combattenti.

 Che si ricava da questo? Che la guerra, prima di essere combattuta tra i belligeranti, è combattuta da chi la ordina contro il proprio popolo, che in genere vi resiste. E’ appunto ciò che accade nella Federazione russa di questi tempi, un regime che rapidamente sta mutandosi in qualcosa che ricorda molto una nostra triste esperienza del passato, triste anche per la pesante compromissione del Papato con quella politica, vale dire il fascismo mussoliniano. Ma anche dall’altra parte si sta osservando qualcosa di analogo, la censura, la polizia politica che opera con mezzi sbrigativi, giustificati con l’emergenza bellica e l’esigenza di individuare sabotatori e Quinte colonne del nemico. Questi sono problemi specificamente politici, non religiosi. Ma affrontandoli realisticamente ci si può liberare da certe situazioni religiose apparentemente senza via d’uscita, come quelle in cui si arruola il Dio cristiano dell’agàpe da una parte  o dall’altra  dei belligeranti.  

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.