sabato 16 aprile 2022

Contro la guerra

 

Uomo del mio tempo

di Salvatore Quasimodo

 

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

Quando il fratello disse all’altro fratello:

«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

Salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

 

********************************

 

  Ieri è stato pubblicato, anche in e-book, un libro dal titolo Contro la guerra. Il coraggio di costruire la pace, Libreria editrice vaticana / RCS, fatto di omelie, discorsi, documenti di papa Francesco, da quando è vescovo di Roma e pastore universale della nostra Chiesa.

  Parlare contro la guerra espone da noi ad aspre critiche e a sospetti di connivenza con il nemico. Al Papa viene riservato un trattamento meno duro, viene semplicemente ignorato.

  Eppure bisogna avere il coraggio di continuare a cercare di costruire la pace, perché altrimenti l’essere cristiani ha poco senso. La guerra si fa sempre  contro Cristo, è un atto malvagio e già lo è il solo riarmo. Quest’ultimo  sporca l’anima, è scritto nel libro del Papa.

  In Europa, guidati da politiche malvagie, abbiamo ripreso a combattere una guerra continentale, dopo esserci lungamente preparati a questo, anche se avevamo giurato che non sarebbe accaduto più. Ecco: invece sta accadendo di nuovo. Rapidamente stiamo   rompendo relazioni che avevamo faticosamente costruito al posto della passata inimicizia e stiamo sprecando per riarmarci, con armamenti di distruzione di massa, utilizzando le risorse che centellinavamo quando si trattava di favorire la ripresa dopo la pandemia di Covid 19 e di mantenere le misure di stato sociale. La guerra, e già il riarmo, sono molto costosi. Un solo aviogetto da guerra, una delle armi più tremende, costa tra i cinquanta e i cento milioni di dollari.

 Ecco che ci sorprendiamo ad esultare per la morte dei nemici, per l’affondamento di una grande nave da guerra, un altro tremendo strumento di morte, ma non tanto perché non potrà più uccidere, piuttosto perché vi sono morte dentro le persone che la facevano funzionare, comandate in guerra, perché  sono morti dei nemici. Chi esulta per la morte si fa schiavo della morte.

 Scriveva il grande filosofo Immanuel Kant nel Settecento, nel suo Per la pace perpetua:

 «Non sarebbe male che un popolo, a guerra finita e dopo aver concluso il trattato di pace, dopo la festa del ringraziamento decretasse un giorno di espiazione per chiedere perdono al cielo, in nome dello Stato, per la grave colpa della quale il genere umano continua a macchiarsi, rifiutando di sottomettersi ad una costituzione legale che regoli i rapporti con gli altri popoli, e preferendo usare, fiero della sua indipendenza, il barbaro mezzo della guerra (mediante il quale tuttavia non si decide ciò che si cerca, vale a dire il diritto dello Stato). I festeggiamenti coi quali si rende grazie per una vittoria conseguita in guerra, gli inni cantati … al Signore degli eserciti, non contrastano meno nettamente con l’idea morale del padre degli uomini; infatti, a parte la già abbastanza triste indifferenza a riguardo dei mezzi coi quali i popoli perseguono il proprio reciproco diritto, esprimono per di più la soddisfazione d’avere annientato un bel numero di uomini, o distrutto la loro felicità»

  Come possiamo osare  celebrare la Pasqua dei cristiani con questi pensieri di morte dentro? La guerra è sempre  contro il Dio dei cristiani, perché il nome di Dio, è scritto, è agàpe, che significa pace perfetta.

  «Abbiamo smarrito la via della pace», con questa frase comincia il libro del Papa. La guerra che stiamo combattendo deriva da politiche di dominio e sopraffazione che sono condivise da tutti i belligeranti e di cui fanno le spese i popoli. Questi ultimi, nelle guerre, sono gli aggrediti; gli aggressori sono coloro che comandano le guerre, senza distinzione. Il primo nemico di chi ordina una guerra è il proprio popolo. Le guerre sono sempre uno strumento di dominio sui popoli.

 Il riarmo e la guerra sta rapidamente distruggendo quell’epocale strumento di pace che è stato l’Unione Europea. C’è chi la vorrebbe più simile agli Stati Uniti d’America, con una immane forza militare sotto comando unico. Ma il nostro problema non è quello, quanto sostituire la deterrenza militare con relazioni tanto intense da non poter più essere spezzate, non solo economiche, ma culturali, religiose, umane in ogni senso. Non si è voluto costruire la nostra nuova Europa come una potenza bellicosa, consapevoli che una grande forza militare sotto comando unico sarebbe stata un grande pericolo politico per gli stati membri. Il riarmo è sempre  un pericolo per la democrazia e l’Unione Europea è l’unica grande potenza politica del mondo in cui la democrazia non meramente formale, non fatta solo di procedure tradite nella sostanza, è ancora realmente vissuta.

  Sui nostri giornali, a parte pochi e tra essi il nostro Avvenire, vengono duramente criticati gli italiani restii a seguire la politica di riarmo e di intervento in guerra, alla quale anche il nostro governo sembra essersi dovuto piegare. Chi è per la guerra si vergogna di queste remore del nostro popolo, accusandolo di codardia, la velenosa infamia che si riversa sempre contro gli obiettori di coscienza contro la guerra. Ma tanti anni di educazione alla pace hanno dato i loro frutti. In questo i cristiani hanno fatto la loro parte. E’ soprattutto per merito loro che l’Unione Europea è divenuta una potenza di pace.

 Ma oggi ci vuole coraggio ad obiettare contro la guerra, da qui la frase che c’è nel titolo del libro del papa: “il coraggio di costruire la pace”.

  La guerra è una dura schiavitù, chi vi ci si trova dentro lo sa bene. La violenza bellica è come un gorgo che inghiotte tutto. L’unica via di liberazione è non finirci dentro. Purtroppo le politiche malvagie di riarmo e di guerra è proprio lì che ci portano, cercando di convincerci che non c’è alternativa. E invece, la storia lo insegna, l’alternativa c’è sempre. Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra, insegnò il papa Pio 12° pochi mesi prima dell’esplosione della Seconda guerra mondiale: ecco stiamo vivendo un periodo simile.

  La fede cristiana e tutti i suoi riti e devozioni, tutte le sue parole, non hanno più senso se ci si fa schiavi del riarmo e della guerra. Sono solo imposture. Fede cristiana e guerra non possono stare insieme: questo ci insegna la nostra tremenda storia ecclesiale. Una Chiesa che si fa schiava della guerra va combattuta come un’organizzazione criminale, senza riguardo per qualsiasi sua sacralizzazione, che è solo inganno. La Chiesa che ama, quella ad esempio di papa Francesco, manifesta Cristo e per questo merita invece di essere amata.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli