“Perché” e “per chi”
dall’intervista
al card. Angelo Scola pubblicata ieri 10-2-22 su La Repubblica:
Noi
paghiamo le difficoltà di una vita della Chiesa che dopo la seconda guerra
mondiale riempiva le parrocchie di gente con le varie associazioni che
pullulavano di impegno e fervore, senza che ci si chiedesse il “perché” e il “per
chi” di questo stesso impegno, perché si andava massicciamente a messa, perché
ci si dedicava al volontariato. Prevaleva la convenzione sulla convinzione. Da lì, dal non entrare
nelle ragioni profonde della pratica religiosa e dell’impegno sociale, è nata
la deriva e una reale scristianizzazione con tutte le sue conseguenze.
Si parla di secondo dopoguerra per indicare gli anni dal 1945 al 1955, gli
anni della Chiesa secondo il papa Pio 12°. Per il card. Scola è a quell’epoca
che risale la radice di quella che definisce deriva e reale scristianizzazione. La ragione,
a suo avviso, è che si partecipava in
massa alle attività ecclesiali, innanzi tutto alla messa, senza che ci si
chiedesse il “perché” e il “per chi”. In definitiva, secondo
lui, ci furono carenze nelle masse,
quelle che partecipavano in quel modo.
Non ho vissuto quell’epoca storica, ma ne ho
avuto il ricordo vivo dai miei parenti, innanzi tutto dai miei genitori.
Si viveva la fede in quel modo perché lo
ordinava il Papa e lo si faceva per lui. I fedeli erano come li voleva la gerarchia. Quest’ultima appare
ancora incapace di una reale autocritica, che dovrebbe estendersi anche ai
problemi molto seri che si crearono dagli scorsi anni ’90, con la dura polemica
clericale contro il cristianesimo adulto, vale a dire quello che si pone
realmente il problema del perché e del per chi. Va aggiunto che chi cercava
di vivere la fede in modo diverso venne duramente represso. Accadde a Lorenzo Milani,
grande anima.
Nel decennio del secondo dopoguerra i nostri
gerarchi oscillavano pericolosamente tra un sostegno diffidente alle politiche
democratiche di Alcide De Gasperi, cercando tuttavia di spingerlo ad allearsi
contro il partito neofascista (1952), e l’apprezzamento per il regime instaurato
in Spagna dal despota fascista Francisco Franco, con il quale, nel 1953, venne
concluso un concordato che molti
ritengono discutibile, innanzi tutto nel prevedere: “La
Religione Cattolica, Apostolica, Romana continua ad essere l'unica religione
della Nazione spagnuola”. E poi in un coacervo di disposizioni di privilegio
come quella che prevedeva che nelle scuole, anche non statali, i vescovi potessero
esigere “che non vi [fossero] permessi o che
[venissero] ritirati libri, pubblicazioni e materiale d'insegnamento in
contrasto con il Dogma e la Morale cattolica.”
In fondo questo orientamento,
favorevole a una religiosità di massa, quella delle adunate oceaniche
ciclicamente organizzate durante i regni dei papi Pio 12° e Giovanni Paolo 2°, in
cui non ci si ponga tanto il problema del perché e del per chi ma ci si limiti a fare
quello che viene detto di fare, è
ancora oggi sensibile nella nostra Chiesa, nonostante l’esortazione dell’attuale
Papa a fare diversamente, e questo spiega la misera parvenza di sinodalità che si
è finora vissuta nei cammini iniziati nello scorso ottobre. Una sinodalità
che si vorrebbe simile ad esercizi spirituali, sovrastata dai consueti pipponi
spiritualistici, in cui il ruolo delle persone laiche non dovrebbe essere
quello di chi partecipa realmente
per decidere tutti insieme ciò
che riguarda tutti, perché questo potrebbe suscitare l’esecrato dibattito,
ma essenzialmente quello di serbare un silenzio devoto.
Penso che noi persone
laiche dovremmo trovare la forza di liberarci da questa avvilente condizione,
secondo la quale ci si chiede di inscenare la sinodalità ancora e sempre come semplice
platea liturgica.
E, appunto, dovremmo
cominciare a ragionare sul perché e il per chi, ma anche, sul come
e sul dove, vivere collettivamente
la nostra fede.
Un buon esempio di come si
potrebbe procedere è quello della Chiesa tedesca, che è attualmente riunita in
sinodo. Grazie a Google translate sono divenute facilmente accessibili
le informazioni pubblicate sul suo sito
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte
Sacro, Valli