mercoledì 9 febbraio 2022

High Noon

 High noon (2015)

I temi dell’ecologia non mi hanno mai appassionato. Sono un ragazzo di città. Da ragazzo trattavo con sufficienza i verdi, che, come diceva un amico, sembrava avessero barattato la rivoluzione per un fenicottero. Stavo per archiviare la cosa, quando stasera, a cena al ristorante con persone importanti della mia vita, mia moglie e le mie figlie, ho dovuto ripensarci.

 Abbiamo fatto velocemente il punto sullo stato del mondo, mutamenti in corso, rivoluzioni del passato, Gramsci, Gobetti, Ginzburg, resistenze e resistenti, l’ultimo libro di Scurati su Ginzburg, la ricerca e la cura, fin da piccoli, per preservarli e farli crescere, di quei pochi “dai quali dipende la sopravvivenza di tutti gli altri” (Scurati),  scuola, sistemi economici, guerre passate, la guerra prossima ventura e, infine, se proporre agli alunni di mia moglie, per la fine dell’anno, la visione del film Hair (Forman) (contro l’ “uomo a una dimensione” -Marcuse) o di Mezzogiorno di Fuoco - High Noon (John Ford) (centrato sulla resistenza individuale al male).

  Un pensiero dell’economista Alessandra Smerilli ci ha offerto la chiave per capire la portata potenzialmente rivoluzionaria dei temi ecologici.

 Una delle poche cose (finora) positive di cui si è saputo del grande baraccone milanese dell’Expo è un documento denominato  Terra Viva che ha ricordato il legame tra ecologia ed economia. Entrambe le parole hanno dentro di sé  “òikos”, che in greco significa “casa” e, per estensione, l’ambiente in cui si vive e da cui la vita dipende.

 L’ecologia è una scienza della natura, ma si propone anche un ruolo attivo oltre che conoscitivo: studia come mantenere le condizioni della vita sulla terra. L’incidenza sempre più grande dell’umanità sulla Terra richiede un suo ruolo attivo, richiede di essere saggi amministratori. E qui entra in gioco l’economia.  Oggi la pensiamo essenzialmente come l’arte di far soldi sfruttando opportunisticamente certe condizioni sociali. La Smerilli ricorda che per Aristotele era invece l’arte di vivere in armonia con la natura. Per lui l’arte di far soldi aveva un altro nome: crematistica.

 Se non creiamo le condizioni per una crescita e uno sviluppo intelligenti, dice la Smerilli, citando un antico detto Veda risalente al millecinquecento dell’era antica, la Terra deperirà e ci condurrà alla rovina.

  La parola “economia” è fatta anche del termine greco “nòmos”, che significa “legge”, “organizzazione”. E qui c’entriamo noi giuristi. I fatti “economici” non ci sono e non ci debbono essere estranei.

 In nessun caso l’economia, se vuole restare fedele alla sua missione, può limitarsi a registrare l’esistente: deve studiare come modificarlo, deve dare norme ecologiche, per mantenere la vita sulla Terra. Esse devono diventare leggi collettive e tocca ai giuristi renderle vive in una società.

 Conciliare economia ed ecologia: ecco l’obiettivo indicato dal manifesto Terra Viva.

 Ed è un obiettivo politico, che richiede di rivoluzionare, vale a dire di normare di nuovo, l’esistente sociale.

 Le dinamiche selvagge dell’economia capitalistica contemporanea, diffuse ormai a livello globale, sono suicide, portano sicuramente alla catastrofe sociale. Un mondo così complesso come quello contemporaneo non può essere fondato sull’ideologia della lotta di tutti contro tutti. E’ questa la spettacolare aporia dell’ideologia economia neoliberista dominante: proporre dinamiche selvagge e irrazionali mentre a livello sistemico sono indispensabili scelte razionali per mantenere la vita sulla Terra. Viene in questione la politica, vale a dire il sistema di potere che regge le sorti del mondo. Ecco perché il documento del vegliardo capo religioso è tanto temuto. Ma non sarà da lì che verrà la svolta, perché non è dalla religione che origina il pensiero critico che ne indica la necessità.

 Gramsci, Gobetti, Ginzburg: queste grandi figure simboleggiano le origini di quella critica sociale. E’ dunque da lì che occorre ricominciare. Ci indicano anche il dovere e la bellezza del resistere. E la necessità di farlo argomentando. Rischiando ciò che c’è da rischiare. Ginzburg, nel ’34 libero docente a Torino, rifiutò di giurare fedeltà al fascismo, con altri tredici professori universitari. Si tratta di un dovere etico, che sembra creare, in chi lo adempie, una gioia intima violenta e turbinosa (Scurati).

 Lo sceriffo di High Noon - Mezzogiorno di Fuoco è posto, nel giorno delle sue nozze che è anche l’ultimo giorno del suo servizio, nell’alternativa di farsi gli affari suoi, senza demerito perché appunto il suo servizio è finito, o rimanere in città per resistere ai pistoleri che gliel’hanno giurata e tornano per mangiarsi la città. Egli resiste, contro tutto e contro tutti, resiste contro i ragionevoli consigli degli amici, degli aiutanti e anche della giovane sposa. Resiste anche rimasto completamente solo. Tutti, a uno a uno, se ne vanno, con motivazioni all’apparenza ragionevoli. Solo un ragazzino si offre di fagli da aiutante, troppo piccolo per combattere. Bisogna essere coraggiosi, dice la ballata nella colonna sonora del film, o essere sepolti da codardi. “Non lasciarmi solo, mia cara”, fa un verso della canzone: la resistenza è anche sempre un appello agli altri. Non lasciateci soli. Nel film, animato da una forte impronta etica come tutti quelli di Ford, la moglie dello sceriffo poi torna e addirittura spara il colpo decisivo che consente allo sceriffo di prevalere. Solo a lavoro compiuto, lo sceriffo si disfa della stella di latta che getta a terra e poi parte con la sposa. Oltre alla ragazza, l’unico personaggio del film che, oltre allo sceriffo, è presentato come positivo è quel ragazzino, uno dell’età degli alunni di mia moglie, che potrebbero identificarsi con lui.

 Hair  è un film contro la cattiva economia e la cattiva politica, che ingabbiano la gente dentro costrizioni sociali opprimenti. Quando lo  vidi, da universitario, mi coinvolse, ora invece molto meno. Del resto era destinato a scandalizzare una società ancora piuttosto rigorista. Lo vedo meno adatto a una civiltà sbracata come l’attuale. Il ritorno alla natura non mi convince. La natura è il regno della lotta di tutti contro tutti che costituisce il modello del neoliberismo corrente. In questo sono rimasto un ragazzo di città: sento la necessità di “nòmos”, di organizzazione, di etica. Non proporrei ai ragazzini di oggi il modello degli hippies della mia generazione. E’ tuttavia attuale il confronto con l’impegno in guerra. Nel film, il personaggio più hippy di tutto alla fine prende il posto del bravo ragazzo dell’Oklahoma che era stato chiamato alle armi. Nell’ultima sequenza lo si vede imbarcarsi su un aereo militare, per il Vietnam. E una guerra non si sa mai come va a finire. In guerra non ci sono esclusioni di colpi. Bisogna preparare i nostri figli a questo scenario.