sabato 1 gennaio 2022

Prospettive sinodali

 





Per informarsi sul WEB sui cammini sinodali

 

Sito del Sinodo 2021-2023 (generale)

https://www.synod.va/it.html

Siti del cammino sinodale delle Chiese italiane

https://camminosinodale.chiesacattolica.it/

https://www.chiesacattolica.it/cammino-sinodale-delle-chiese-che-sono-in-italia-i-testi-approvati-dal-consiglio-permanente/

Sito della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi

http://secretariat.synod.va/content/synod/it.html


Prospettive sinodali

 

  Sul tempo si è scritto tanto. Il Capodanno serve a rendercelo pensabile, a ridurlo alla nostra misura. Infatti l’infinito e lo smisurato ci sfuggono.

   A Capodanno ci sentiamo al centro tra l’anno vecchio e quello nuovo. Ci abbiamo costruito sopra una immaginifica festa. Le abbiamo dato connotati cristiani, perché dal Medioevo abbiamo iniziato a contare gli anni dall’ipotetico anno di nascita del Maestro. L’inizio di un  nuovo evo. Oggi possiamo essere molto precisi nel misurare il tempo, ma in quel campo, per fissare l’inizio di quella nostra storia, dobbiamo accontentarci di quello che ci è stato tramandato ed è meno di ciò che ci servirebbe. Possiamo convenire che tutto iniziò nel Primo secolo nel Vicino Oriente. Seguendo inizialmente la diaspora giudaica, si diffuse verso Settentrione, Oriente, Meridione e Occidente. Gli inizi ci sono ancora un po’ misteriosi. Le fonti non abbondano e non vengono ritenute sempre affidabili. Oggi è molto diverso. Quando si ricostruirà la storia della nostra riforma sinodale, scriveremo che si iniziò il 9 ottobre 2021. Rimarrà legata alla memoria di papa Francesco. Si voleva realizzare una Chiesa sinodale, come mai c’era stata prima. Si voleva che tutti partecipassero, anche se molto meno gente di una volta aveva l’abitudine di venire in chiesa. Ma, comunque, venire in chiesa non basta per essere veramente sinodali.

  C’e di mezzo l’idea del Popolo di Dio, che fu centrale durante i lavori del Concilio Vaticano 2º, svoltosi a Roma, appunto nella Basilica di San Pietro e in altri complessi del Vaticano tra il 1962  il 1965. Ma non si sa bene come organizzarlo e renderlo veramente partecipe. Nei due millenni della nostra storia ecclesiale da esso si è distinta la gerarchia, impersonata da clero e religiosi. Essa ha preso a definire ciò che deve essere creduto per essere considerati dentro la Chiesa. Comunemente si ritiene che l’iniziatore di questa modalità di rendere un servizio ecclesiale sia stato il filosofo palestinese Giustino, vissuto nel Secondo secolo e giustiziato a Roma. Col tempo ha preso sempre più spazio nell’attività di governo ecclesiale, finendo al centro dei Concili ecumenici, vale a dire i raduni con larghissima partecipazione delle Chiese cristiane, che, fino al Concilio Vaticano 2º, si conclusero, tutti, formulando anatemi contro coloro che rimanevano dissenzienti. Le questioni controverse di allora di solito sfuggono alla comprensione della gente di fede. Oggi siamo molto più tolleranti, salvo che con clero e religiosi, i quali non godono della libertà delle altre persone.

  Quando si ricorderà la nostra nuova sinodalità probabilmente si accennerà che non ne abbiamo fatto questione di definizioni. Abbiamo solo cercato di andare d’accordo facendo partecipare molte più persone di prima, e in particolare le donne.

  Naturalmente questo obiettivo di coinvolgimento appare ancora veramente molto lontano. La gerarchia sta organizzando tutto come sempre ha fatto. Tende a fidarsi solo di chi non è libero, ma le rimane incatenato addosso. La grande maggioranza del Popolo di Dio non si trova più in quella umiliante condizione, salvo che nelle liturgie formali, dove è ridotto ai margini ed è solo una platea. E' stato l’effetto delle consuetudini democratiche, che apparentemente sono molto temute da chi sta dirigendo i cammini sinodali. Non si vorrebbe che contenessero attività parlamentari né che si facesse questione di ideologie, vale a dire che ci si provasse a mettere in discussione l’ideologia discriminatoria sulla quale la gerarchia si fonda. Insomma, non si dovrebbe discutere. È chiaro, però, che così si è poco o nulla sinodali.

  Il Papa ha lamentato che non ci sono le strutture per attuare una vera sinodalità ed evidentemente, nonostante che sulla carta, per il diritto canonico, sia un sovrano assoluto, non ritiene di poterle ancora istituire. Ha preso una decisione saggia: quella di sperimentarle sul campo. È chiaro che però questo può farsi dove la sperimentazione sia sorretta da un movimento di popolo, cosa che in Italia, oggi, non c’è. Altrimenti risulta impossibile vincere la resistenza del s’è sempre fatto così.

   Bisogna essere chiari, però. La sinodalità non è essenziale per la spiritualità personale, che può validamente essere praticata anche con quello che c’è. Il problema è che le nostre Chiese si sono abituate ad incidere molto sulle società nelle quali sono immerse e questo, ai tempi nostri, non si può fare se non essendo sinodali.  Non credo che rischino di essere totalmente soppiantate, ma una lenta eclissi sì. C’è veramente troppa poca gente che viene in chiesa e, almeno nell’Europa occidentale, clero e religiosi appaiono demotivati, costretti come sono nelle maglie gerarchiche, al contrario di tutti gli altri.

  I cristiani europei hanno contribuito in modo determinante a creare un’Europa di pace, tra popoli che si erano duramente combattuti, ed anche per questioni di definizioni dogmatiche che, quando si è decisa finalmente di piantarla, sono state risolte tutto sommato rapidamente. La teologia della gerarchia di solito non vi dà molta importanza e ancora è ossessionata dalla nostalgia della cristianità medievale, quando sognò di essere il vertice di tutto. Ma senza cristiani realmente partecipi e capaci di sviluppare con autonomia delle ideologie appropriate ai tempi, vale a dire degli orientamenti strutturati per l’azione collettiva, la costruzione di pace Europea rischia davvero di finire male.

 Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, del 2015, ha indicato importanti obiettivi politici a livello globale che ha detto rilevanti per la fede. Altri ancora se ne potrebbero indicare, sviluppando le linee dell’imponente  dottrina sociale predicata da 130 anni. Ma se non ci si vuole limitare a predicare, bisogna fare spazio a tutte le persone di fede, a cominciare dalle realtà di prossimità come le parrocchie, ad esempio in una parrocchia molto popolosa come la nostra. Non ne vedo ancora alcun vero segnale. Le commissioni sinodali sono piene di preti e religiosi, non vi è un’organizzazione come il Comitato centrale dei cattolici tedeschi nel Sinodo della Chiesa tedesca, con ruoli paritari rispetto alla gerarchia.

  Il mio augurio per il 2022 è, allora, di riuscire, tutti noi, compresi clero e religiosi a costruire in Italia una vera sinodalità.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli