giovedì 13 gennaio 2022

Cristiani democratici

 




Cristiani democratici

 

 La figura e la vita di David Sassoli dimostrano che la fede è ancora utile e praticabile nella società di oggi e che è insensata l’ostinata diffidenza di clero e religiosi che spesso tuttora si riversa sull’esperienza umana, religiosa, sociale e politica dei cristiani democratici e, in genere,  sulla democrazia, da ultimo nel dare indicazioni metodologiche di sinodalità per i cammini sinodali iniziati lo scorso 9 ottobre.

  La base teologica dell’impegno dei cristiani in democrazia è l’accettazione del principio dell’autonomia delle cose sociali, al pari di quelle della natura, per cui esse hanno regole loro proprie che vanno scoperte, capite e rispettate, e l’ordine sociale non può essere dettato nei dettagli in base alle fonti della rivelazione religiosa, che definiscono solo un insieme di valori da calare negli ambienti concreti, e del principio di libertà di coscienza, che comporta anche un’assunzione personale di responsabilità in società, senza che valga come giustificazione l’obbedienza gerarchica. Da ciò scaturisce anche l’accettazione del pluralismo, nelle cose sociali come in quelle religiose, e quindi il ripudio della violenza sociale tesa a indurre atteggiamenti uniformi in base a deliberati gerarchici, in qualunque forma essa si manifesti, anche solo nell’emarginazione sociale dei dissenzienti.

  Il vasto apprezzamento internazionale che si va manifestando per il servizio politico di Sassoli rende chiaro che l’Europa di oggi è tutt’altro che chiusa ai valori e che per promuoverli è più efficace la via del dialogo che quella dello scontro duro basato sul rifiuto pregiudiziale di qualunque negoziazione, vale a dire  sulla pretesa di imporli.

  Da universitario per qualche anno frequentai il piccolo gruppo di giovani animato da tempo dal giornalista Paolo Giuntella, una persona che mi colpì profondamente e dalla quale per la vita intera cercai sempre di trarre ispirazione. Mi indirizzò a lui mio zio Achille.  Lì incontrai qualche volta il giovane Sassoli, che però a quell’epoca  mi parve già molto impegnato nel fare pratica giornalistica. Io invece tendevo a perdere molto tempo ed ero rimasto un po’ indietro negli studi. Anche Giuntella riscuoteva un vasto apprezzamento ben oltre il mondo cattolico nel quale si era formato. Uomo di vasta cultura, la sapeva diffondere con uno stile veramente affascinante per i giovani di allora, ma penso che quella via sarebbe valida anche ora, se solo si trovasse una persona come Giuntella che volesse impegnarvisi. Giuntella ha scritto diversi libri. Quello che mi pare il più prezioso di tutti, scritto insieme al padre,  si intitola Il gomitolo dell’alleluia. Di padre in figlio il filo della fede. AVE 2009, che ha una prefazione di Sassoli, che vi consiglio.

 Partecipai alla fondazione di un gruppo di giovani impegnato per il rinnovamento della politica promosso da Giuntella, all’inizio degli anni ’80,  che venne chiamato Rosa Bianca. Avvenne in un conventino, qui a Roma, in via Monte Brianzo. Tengo ancora il manifesto  fondativo. All’inizio, siccome eravamo in pochi, gli impegni assunti importanti, e pensavamo che sarebbe rimasta esperienza di pochi, l’aggregazione fu chiamata setta, poi invece, aumentando le adesioni, Rosa Bianca, per ispirazione ai giovani universitari tedeschi resistenti del gruppo di Sofie Scholl e amici, volendo essere come loro resistenti all’andazzo politico che si andava manifestando e dal quale sono scaturiti  i tempi attuali. Fu un’esperienza di genuina sinodalità.  Ad un certo non partecipai più perché avevo intrapreso una professione che richiedeva di distanziarmi dalle cose politiche, ma, ragionando ora, penso che feci male, perché non si trattava di politica partitica, legata a questioni di interesse, ma di rivitalizzazione della democrazia italiana, che in quegli anni era in forte affanno. Si cercava di mantenere aperti ponti, non di barricarsi nelle rispettive trincee.

  Una volta, quando in FUCI pubblicavamo una specie di notiziario, ne stampammo al ciclostile uno che aveva come apertura un articolo ispirato che doveva intitolarsi, per reminiscenze bibliche, “Fermarsi sul monte”. Per un refuso ci venne invece “Fermarsi sul ponte”.  Pensandoci su, ci piacque comunque e distribuimmo il nostro foglio. Storicamente i cristiani, da insieme di sette neo-giudaiche, scoprendo la sinodalità e aprendosi alle culture del mondo intorno, a partire da quella ellenistica,  si fecero costruttori di ponti sociali. L’Unione Europea di oggi può essere considerata il gioiello prezioso di pace a cui i cristiani democratici europei hanno dato un rilevantissimo contributo, come la vita di Sassoli ha dimostrato.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli