mercoledì 17 novembre 2021

Teologia e politica

 

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Teologia e politica

 

 La riforma della Chiesa è un obiettivo politico, perché riguarda il governo di  quella particolare società che, appunto, la Chiesa è. Non ce se ne deve scandalizzare, perché quando si crea una società sorge il problema di come governarla e certo una collettività che comprendere centinaia di milioni di persone non può essere governata al modo in cui lo fu la piccola cerchia di discepoli che seguiva il Maestro nella sua predicazione itinerante. E questo sebbene, in modo immaginifico, si faccia discendere anche il governo della Chiesa di oggi da quell’esperienza. Ci hanno lavorato sopra i teologi universitari e i canonisti, vale a dire i giuristi specializzati nel diritto generato dall’esperienza ecclesiale. Le due specializzazioni si sono molto integrate, per cui la teologia è diventata un problema anche giuridico, che è come dire politico, perché relativo al governo della Chiesa. Il risultato è, nella Chiesa cattolica, un totalitarismo ideologico e istituzionale che è ancora molto sensibile. Il sistema politico che, oggettivamente, è il più simile a quello della Chiesa cattolica è quello della Cina secondo Xi Jinping. In particolare la Chiesa Cattolica ha, al suo vertice, un organismo, la Congregazione per la dottrina della fede, il quale, valendosi anche della Commissione teologica internazionale, esercita tuttora una stringente polizia ideologica e, a volte,  propriamente politica su clero e religiosi, avendone le democrazie contemporanee affrancato le altre persone secondo il principio di laicità  delle istituzioni pubbliche civili. Questo complesso politico-ideologico limita anche i Papi, i quali, sulla carta, avrebbero la pienezza del potere. Oggi una parte della teologia è sicuramente insofferente delle riforme progettate e iniziate dal Papa regnante, Francesco, perché fatica a inquadrarle nel sistema  della teologia dogmatica che in buona parte ha resistito ai tentativi di innovazione del Concilio Vaticano 2°. Questo spiega che, su questioni fondamentali, in particolare nel governo della Chiesa,  è cambiato ancora poco.

  Le questioni controverse, che vengono inquadrate con un lessico molto sofisticato, non sono in genere accessibili alla maggior parte dei fedeli. Questo è un bel problema, in un momento in cui si cerca di innescare una riforma a partire dalla sperimentazione fatta tra di loro.

  Bisogna dire che papa Francesco, a sua volta, si è mostrato ripetutamente insofferente verso gli ostacoli che teologi e canonisti gli pongono, procede con atti politici di sua iniziativa, ma non mi pare che sia riuscito a scalfire granché del blocco teologico-giuridico-politico dal quale scaturiva il governo ecclesiale all’inizio del suo regno. Mancano grandi teologi come ce ne furono negli anni Cinquanta, quelli che prepararono la base di discussione dei temi del Concilio Vaticano 2°. Del resto, la polizia ideologica della Santa Sede ha lasciato poco spazio ai teologi cattolici, che in gran parte sono preti e religiosi, la cui carriera sarebbe rovinata da un anatema pontificio.

  Come nutrimento della mente nel processo sinodale in corso, penso che sarebbe più utile a noi persone laiche approfondire la storia della nostra Chiesa che confrontarsi con i temi della teologia dogmatica. I dogmi, del resto, hanno avuto origine e sviluppo storico, a partire da quello, fondamentale, riguardante la Trinità. La storia, quindi, aiuta a comprenderli. Nell’infarinatura catechetica ricevuta da bambini, che di solito per i più costituisce il bagaglio religioso per la vita intera, la storia in genere non c’è, in particolare non c’è quella della nostra Chiesa, anche perché, facendone memoria veritiera, si pensa che potrebbe risultare demotivante.

 La Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII  di Bologna, sviluppo dell’Centro di documentazione  ideato da Giuseppe Dossetti, prima politico di primo piano, poi prete e monaco, dedica particolare cura all’approfondimento storico. L’attuale segretario della Fondazione, Alberto Melloni, ha pubblicato nel 2019 il libro Rimozioni - Lercaro 1968,  editore Il Mulino, che racconta, con esposizione storica rigorosa, la triste vicenda della brutale destituzione, mascherata falsamente per l’opinione pubblica da dimissioni volontarie, dell’arcivescovo di Bologna cardinal Giacomo Lercaro, uno dei protagonisti del Concilio Vaticano 2°, dopo una sua omelia, il 1 gennaio 1968 quando si celebrò la prima Giornata della pace  istituita l’anno precedente dal papa Paolo 6°, nella quale criticò duramente, anche con motivazioni teologiche, i bombardamenti a tappeto statunitensi sul Vietnam del Nord, chiedendone l’immediata cessazione. Questa linea si discostava da quella, connotata da un certa neutralità, tenuta dal Papa l’anno precedente, il 23 dicembre 1967,  ricevendo il presidente statunitense Lyndon Johnson.

  Disse in quell’occasione Lercaro: «Ma la Chiesa non può essere neutrale, di fronte al male da qualunque parte venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia, cioè il parlare in nome di Dio la parola di Dio. […] E’ meglio rischiare la critica immediata di alcuni che valutano imprudente ogni atto conforme all’Evangelo, piuttosto che essere alla fine rimproverati da tutti di non aver saputo - quando c’era ancora il tempo di farlo - contribuire ad evitare le decisioni più tragiche o almeno ad illuminare le coscienze con la luce della Parola di Dio. […] E adesso, potremmo facilmente passare, da quell’esempio [il giudizio del papa Benedetto 15°, nel 1917, sulla Prima guerra mondiale come inutile strage], lontano ma tanto significativo, a un esempio attualissimo. La dottrina di pace della Chiesa (messa sempre meglio a fuoco da Papa Giovanni, dal Concilio, da Papa Paolo) per l’intrinseca forza della sua coerenza, non può non portare oggi a un giudizio sulla precisa questione dirimente, dalla quale dipende oggi di fatto il primo inizialissimo passo verso la pace, oppure un ulteriore e forse irreversibile passo verso un allargamento del conflitto. Intendo riferirmi, come voi ben potete capire, alle insistenze che si fanno in tutto il mondo sempre più corali - e delle quali si è fatto eco il Papa nel recentissimo discorso ai cardinali - perché l’America (al di là di ogni questione di prestigio e di ogni giustificazione strategica)  si determini a desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord. Il Santo Padre ha detto testualmente - Molte voci ci giungono  invitandoci ad esortare una parte belligerante a sospendere i bombardamenti. Noi lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora… Ma contemporaneamente invitiamo di nuovo anche l’altra parte belligerante… a dare un segno di seria volontà di pace -. La Chiesa questo  lo deve dire, anche se a qualcuno dispiacesse. Lo deve dire perché, a questo punto, è il caso di coscienza immediato di oggi, è il primo nodo da cui si possono dipendere le svolte più fauste o più tragiche. In paragone a questo nodo concreto, a questa scelta compromettente, l’attualità odierna dell’Evangelo si verifica, essa può effettivamente attirare e orientare gli spiriti, specialmente delle nuove generazioni,  e la sua dottrina di pace non resta evanescente, ma si incarna e può incidere sulla storia degli uomini.»

 Il 27 gennaio 1968 un inviato della Santa Sede  informava Lercaro che lo si esonerava per motivi di anzianità e di  salute, invitandolo a lasciare il governo della Chiesa bolognese il più presto possibile al suo coadiutore Carlo Poma. Il 12 febbraio seguente il cardinale lasciò il suo ufficio.

  Sull’Osservatore Romano del 12 febbraio, riferisce Melloni, apparve un lancio di agenzia così formulato:

«Il Santo Padre  ha benevolmente accolto il desiderio di Sua Eminenza Rev.ma  il signor Cardinale Giacomo Lercaro di essere dispensato  dal governo della Chiesa Metropolitana di Bologna a motivo dell’età avanzata e della condizioni di salute.»

 Osserva Melloni:

«Il quotidiano della Santa Sede accumula non una, ma una serie di falsità.: non c’era desiderio di dispensa dalla diocesi, non c’erano motivi di salute, non c’era alcuna spontanea decisione».

  Quanto ai dogmi con rilevanza politica  lo studio della storia della nostra Chiesa può convincere che su ogni questione prima  si è individuato un obiettivo politico e poi  se ne è cercata una giustificazione teologica e, in questo senso, la politica ha plasmato la nostra teologia dogmatica, quella particolarmente rilevante nelle questioni di governo ecclesiale.  E’ andata così anche per il caso  Lercaro.

 Lo sviluppo  di una teologia francamente sinodale, non limitata allo studio delle questioni di collegialità episcopale e dei suoi rapporti con il potere del Papa ma estesa a tutte le altre persone di fede,   è molto recente e, sostanzialmente, segue le decisioni di governo ecclesiale, quindi politiche  in questo senso, di papa Francesco, dal 2013. Ad esse però si contrappone, in genere larvatamente secondo i costumi curiali di sopravvivenza in un regime totalitario, un’altra politica con la sua teologia di riferimento.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli