martedì 23 novembre 2021

Prospettive

 

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Prospettive

 

  Il lavoro sinodale che papa Francesco sta cercando di far iniziare si presenta come veramente epocale. Non c’è mai stato nulla di simile in passato, dobbiamo esserne ben consapevoli. Se ci fosse stato, non so, però, se sarebbe finita bene.

  Di solito tendiamo a sopravvalutare il passato, in particolare quello più antico, e a considerarci peggiori di quelli che sono vissuti prima. In realtà, sotto  molti aspetti, siamo molto migliori. La storia delle nostre Chiese contiene infatti molta violenza, che ora non c’è più,  e in particolare molto violenza politica che si è manifestata, in particolare, in occasione di sinodi e concili.

 Vescovi e teologi tengono molto a precisare che lo spirito sinodale non è democratico, intendendo che la democrazia sarebbe qualcosa di meno della sinodalità e la inquinerebbe. Considerando le esperienze ecclesiali del passato non posso condividere questa idea. La sinodalità che si manifesta oggi nelle Chiese contemporanee appare, per nostra buona sorte, molto inculturata dalle concezioni democratiche, in particolare da quelle che si sono sviluppate dopo la Seconda guerra mondiale in Europa, in molti aspetti molto diverse da quelle che caratterizzarono le precedenti esperienze democratiche moderne. In particolare nelle democrazie di impostazione più recente si è molto lavorato sull’idea di pace  come diritto umano fondamentale e obiettivo storico-politico concreto. Le Chiese cristiane, in particolare quelle dell’Europa occidentale, hanno seguito in questo  un magistero sociale nel quale i fedeli cristiani hanno avuto un ruolo molto importante e si sono trascinati dietro i pastori, che in passato avevano benedetto ogni armata e ogni guerra, ben consapevoli tuttavia che si trattasse di inutili stragi, dal punto di vista dei sudditi naturalmente. Nessuna guerra è mai stata inutile dal punto di vista di chi governa, se ne sono sempre trovate valide giustificazioni, spesso ricoperte di sacro. E’ proprio questa nuova concezione sulla pace, di derivazione democratico popolare (non basta essere democratici per avversare la guerra, ma occorre anche empatia con chi ne è vittima), che ci rende migliori.

  Gli studi storici sulle Chiese cristiane, in particolare quelli sulle epoche antiche, sono molto progrediti: ora vediamo più chiaro, e quello che vediamo non è certamente un bello spettacolo. Alle origini si fu particolarmente bellicosi, nonostante che nelle aree di prima diffusione dei cristianesimi si fosse in minoranza. Mi ha sempre sorpreso constatare che per gran parte del Quarto secolo, al quale praticamente ogni cosa delle nostre Chiese risale, il passato essendovi stato reinterpretato innovativamente,  i cristiani, per quanto molto determinati nelle loro convinzioni, fino alla pervicacia di farsi massacrare per negare un atto formale di sottomissione politica più che religiosa,  fossero ancora in minoranza, tra le popolazioni dell’impero romano. La più antica religione politeistica era ancora largamente praticata. L’imposizione del cristianesimo come religione di stato, che si ebbe sotto l’imperatore Teodosio 1° tra il 380 e il 392 fu sostanzialmente un atto di violenza  politica. E si continuò in quel modo, ad esempio nell’evangelizzazione del continente americano, che fu particolarmente feroce.  Leggendo i principi che vengono posti a base della sinodalità  che oggi ci viene proposta, riassunti nei documenti di papa Francesco, capiamo che la via che viene indicata è molto diversa dal quel passato, si discosta da quella efferata tradizione, mettendo al centro l’idea di dignità della persona umana.  In particolare tra essi vi è l’accettazione del pluralismo e della diversità.

  Quando si parla di sinodalità, gli esperti fanno riferimento alla dottrina trinitaria, una parte della teologia molto suggestiva ed espressa da una letteratura affascinante, ma che io non riesco a separare dalla sconvolgente violenza politica in mezzo alla quale riuscì ad affermarsi come oggi la proclamiamo.  Quindi preferisco, nell’immaginare il da farsi in questi cammini sinodali che ci vengono proposti, volare più basso, anche perché di teologia sono solo un orecchiante, ne sono sommariamente informato, ma non sono in grado di parlarne con competenza e, per la verità, nemmeno mi interessa farlo. Si tratta di trovare un accordo di pace tra gruppi tra i quali c’è una forte tensione, e considero il clero uno di questi gruppi, considerato nella sua dimensione sociologica. Non è realistico attendere questa pace solo dal Cielo, bisogna cominciare a sbrogliare da noi certi nodi, in particolare distaccandoci da un passato poco onorevole sotto tutti i punti di vista.

  Ma ci troviamo a fronteggiare anche una realtà che, certamente nota nelle sue dinamiche e anche nelle sue origini, ci potrebbe privare della possibilità di procedere: semplicemente lo svanire del Popolo di Dio.

  Certo, c’è ancora un certo movimento intorno alla religiosità dei santuari miracolanti, che ha questa caratteristica: si va sostanzialmente da penitenti, sottomessi a clero e religiosi che si fanno mediatori con lo straordinario, il soprannaturale che sembra avvicinarsi al mondo. Si va e si porta solo se stessi, tutto il resto che conta di ciò che si fa fuori rimane fuori, e quindi poi non cambia nulla. La religiosità popolare, intesa come credulità, è ancora molto diffusa. Essa è stata incoraggiata da clero e religiosi: in questo senso è uno strumento del loro potere religioso, del governo mediante il sacro.

  Tuttavia, quel fermento di popolo che dall’età europea dei Comuni fino agli scorsi anni ’80 animò  la socialità religiosa rendendola veicolo di riforma sociale dal basso, quella religiosità realmente partecipata ed espressione di modi diversi e più umani di convivenza duramente perseguitata dalle autorità religiose costituite per tutto il Secondo Millennio, è sempre meno avvertibile. Però ora la si vorrebbe al centro dei processi sinodali che si sta tentando di avviare, sinora con scarso successo, mi pare (ma siamo ancora al principio). Manca la gente. Ma mancano anche le idee. I ragionamenti sulla sinodalità ecclesiale che vado leggendo nei numerosi scritti divulgativi sul tema che stanno uscendo mi pare siano in gran parte minati da intenti omiletici, non si confrontano realmente con la tremenda storia delle nostre Chiesa, con tutta la sua efferata violenza, scaturita anche in occasione di eventi sinodali. Tra i cattolici l’ultima fase repressiva, attuata pervicacemente dagli scorsi anni ’80, è stata particolarmente efficace. Difficile superarla. La raffica di beatificazioni degli ultimi pontefici ci chiude la bocca, e allora è inutile parlare di dialogo.

  La nostra fede, per come essa è imposta ai tempi nostri, si rivela inutile per raggiungere gli obiettivi indicati dal Papa nei suoi documenti magisteriali. Viverla  in modo diverso, prima ancora di pensarla, può rivitalizzarla? Il Popolo di Dio  può essere nuovamente radunato? Lo scarso entusiasmo tra clero e religiosi italiani per il processo sinodale appena iniziato rende chiaro che i pastori non ci credono. In realtà temo che se ne attenda il trapasso sperando che si cambi il meno possibile. Del resto, probabilmente, chi si è formato in teologia negli ultimi qurant’anni nemmeno riesce a immaginare che si possa veramente essere diversi.

  Bisogna anche dire che quello che ho chiamato magistero sociale, la capacità di pensare la riforma sociale in senso umanitario da parte delle forze democratiche, in particolare quelle europee, sta appannandosi. Sembra che si tenda a recuperare schemi del passato. Sul mondo si addensano nuovamente nubi di guerra, anche ai confini della nostra Europa. Ai cittadini europei si è insegnato a fare da sé, ciascuno per sé, e così si fa in genere. Il pensiero critico è svalutato, si preferisce schierarsi dietro  figure forti, che non tarderanno a pretendere una sacralizzazione del loro potere.

     Sabato ci siamo riuniti come gruppo sinodale in parrocchia e mi pare sia risaltato che eravamo in pochi. E non abbiamo veramente l’idea di come coinvolgere le altre persone di fede. Ma, forse, non crediamo nemmeno che serva. Penso che la gente che ancora viene in chiesa sia tutto sommato della stessa opinione.

  Eppure abbiamo ancora tra le mani il vangelo. In passato si è rivelato una forza molto potente, non del tutto controllabile dalla dogmatica di regime.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli