venerdì 19 novembre 2021

Gruppo sinodale

 


Il logo del Sinodo


Gruppo sinodale

 

 Domani, alle 17, ci riuniremo, in parrocchia – sala rossa e in videoconferenza Meet, come gruppo sinodale, per confrontarci sulla prima delle Dieci domande che i  nostri vescovi ci hanno posto, nel quadro della consultazione del Popolo di Dio, programmata nella fase preparatoria dell’Assemblea generale del Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2023, dedicata alla riforma  in senso sinodale  della Chiesa, e all’Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana che, nell’ottobre 2025, chiuderà il cammino sinodale  delle Chiese italiane, che ha sostanzialmente il medesimo tema.

 Ecco la Prima Domanda:

 

1°. I COMPAGNI DI VIAGGIO

Nella Chiesa e nella società siamo sulla stessa strada fianco a fianco. Nella vostra Chiesa locale, chi sono coloro che “camminano insieme”? Quando diciamo “la nostra Chiesa”, chi ne fa parte? Chi ci chiede di camminare insieme? Quali sono i compagni di viaggio, anche al di fuori del perimetro ecclesiale? Quali persone o gruppi sono lasciati ai margini, espressamente o di fatto?

 

  Che io sappia, siamo il primo gruppo della parrocchia a sperimentarci come gruppo sinodale. Del resto è logico che l’Azione Cattolica faccia da apripista, perché dagli anni Sessanta  è fortemente impegnata nel collaborare all’attuazione dei principi riformatori deliberati durante il Concilio Vaticano 2°, il quale fu un concilio sulla  Chiesa.

  Eccome come i nostri vescovi hanno presentato l’evento sinodale, chiamandoci a parteciparvi:

 

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Il cammino, dal titolo «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione», si aprirà solennemente il 9-10 ottobre 2021 a Roma e il 17 ottobre seguente in ogni Chiesa particolare. Una tappa fondamentale sarà la celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre del 2023, a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari (cfr. EC, artt. 19-21).

 Con questa convocazione, Papa Francesco invita la Chiesa intera a interrogarsi su un tema decisivo per la sua vita e la sua missione: «Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Questo itinerario, che si inserisce nel solco dell’«aggiornamento» della Chiesa proposto dal Concilio Vaticano 2°, è un dono e un compito: camminando insieme, e insieme riflettendo sul percorso compiuto, la Chiesa potrà imparare da ciò che andrà sperimentando quali processi possono aiutarla a vivere la comunione, a realizzare la partecipazione, ad aprirsi alla missione. Il nostro “camminare insieme”, infatti, è ciò che più attua e manifesta la natura della Chiesa come Popolo di Dio pellegrino e missionario.

 

  Essere  e fare  Chiesa in modo sinodale  significano un modo più intenso di stare e  camminare  insieme,  quindi anche cercare di superare la  Chiesa per gruppi  che ha, almeno dagli anni ’80, quindi da molto tempo,  caratterizzato il post-concilio.

  Un gruppo sinodale  deve sforzarsi quindi di deporre le appartenenze  associative, di movimento o di confraternita nelle quali si è arroccato. L’Azione Cattolica, , che ha preso l’iniziativa, prima tra tutti i gruppi della parrocchia, di organizzarsi come gruppo sinodale, deve viverlo non più come associazione, ma aprendosi non solo a tutti i parrocchiani, ma, più semplicemente, a tutti. Questa è l’indicazione dei nostri vescovi e del Papa.

 Questo all’Azione Cattolica verrà facile, perché non ha una propria ideologia associativa e una propria spiritualità caratteristiche, i suoi fari essendo il vangelo e il concilio. Quanto al metodo democratico  e alla vocazione popolare  che proclama nel suo statuto – si definisce infatti una associazione popolare  e  democratica – li condivide con la società europea di oggi, che ha storicamente contribuito a costruire.

  A lungo si è detto che la nostra parrocchia era una comunità di comunità, nel senso che, prima, si aderiva a una delle associazioni, movimenti e confraternite che l’abitavano, e, poi, quindi, mediante essi, essenzialmente tramite i loro dirigenti, si partecipava anche alla parrocchia. E poi che la parrocchia  è di chi ci va, e quindi si è iniziato a richiamarvi gente da fuori in particolare per partecipare ad alcune forme particolari di spiritualità che vi si praticavano nei  gruppi. Questa impostazione non rientra nella sinodalità  che i nostri vescovi e il Papa ci esortano a praticare, e, prima di tutto, a sperimentare. La parrocchia, come Chiesa, viene prima  di ogni altra aggregazione: il battesimo ci incardina nella Chiesa e questa è la base della nostra dignità di credenti. Poi la parrocchia non è di questo o di quello, perché la Chiesa non è oggetto di proprietà, ma è missione. Infatti siamo mandati nel mondo  per diffondervi il vangelo. E la Chiesa, come anche la parrocchia e i suoi locali, non sono solo per chi ci va, ma per tutti, anche per coloro che non ci vanno, che infatti i nostri vescovi ci esortano a raggiungere, e certo questa è una delle parti più difficili del lavoro, perché ci mette in questione. Infatti è possibile che le persone che non vanno in chiesa non ci vadano anche a causa nostra che le abbiamo escluse, emarginate, accusate, diffamate.

  E’ scritto tutto molto bene nell’esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii Gaudium, che il Papa ci ha invitato a porre alla base del cammino iniziale  che da oltre un mese dovevamo iniziare.

  Non si fa gruppo sinodale venendo in chiesa  solo ad ascoltare  un qualche insegnamento: bisogna esservi attivi, partecipi, e, innanzi tutto, sapersi mettersi in questione. C’è anche uno sforzo da fare, perché, per essere in quel modo, occorre saperne un po’ di più di ora. Se uno pensa di stare in chiesa  in modo puramente passivo, al modo di uno spettatore al cinema,  probabilmente non troverà interessante un gruppo sinodale. Ma è questa passività che ci è chiesta nel vangelo?

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli