lunedì 18 ottobre 2021

Un’idea di Chiesa sinodale

 

Il logo del Sinodo

Un’idea di Chiesa sinodale

 

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Proposta di delibera all’assemblea degli associati del Gruppo parrocchiale di Azione Cattolica in San Clemente papa

 

  Propongo all’assemblea del nostro gruppo di Azione Cattolica l’approvazione della seguente delibera, con una richiesta al Consiglio pastorale parrocchiale  della nostra parrocchia:

 

 “La Chiesa è convocata in Sinodo per progettarsi come Chiesa sinodale. E’ stato aperto anche un processo sinodale specificatamente  della Chiesa italiana. I nostri vescovi ci esortano a partecipare attivamente, in particolare nelle fasi preparatorie diocesane, dedicate all’ascolto del Popolo di Dio,  costituendo gruppi sinodali. Ci sono state poste dieci domande, su altrettanti temi centrali dei processi sinodali iniziati il 9 ottobre 2021. E’ richiesta una risposta collettiva,  non individuale. Bisogna quindi discuterne e poi concordare che rispondere, e ciò varrà anche come assunzione di impegni. Ma per discutere occorre prima capire di che si tratta, aiutandoci gli uni gli altri in questo lavoro e, se possibile, valendoci anche di persone competenti.

  I Sinodi si presentano come fasi attuative dei principi stabiliti dal Concilio Vaticano 2°. Si tratta di uno dei principali campi di impegno dell’Azione Cattolica.

  Per contribuire al processo sinodale in corso, ci proponiamo come uno dei gruppi sinodali parrocchiali, impegnandoci a dedicare ai temi della Chiesa sinodale, e in particolare alle dieci domande  formulate per il processo sinodale diocesano, dal dicembre 2021 all’aprile 2022, quando si concluderà la fase diocesana per il Sinodo generale, due delle nostre riunioni mensili, aprendole alla partecipazione di tutti i parrocchiani. Ci impegniamo a non fare opera di proselitismo a favore dell’Azione Cattolica nel corso di quegli incontri. In quella sede saremo solo gruppo sinodale parrocchiale.

  Chiediamo al Consiglio pastorale parrocchiale  di approvare questo nostro programma di attività nel processo sinodale e di riconoscerci come  gruppo sinodale parrocchiale.

   Deleghiamo la Presidente del gruppo a presentare questa richiesta al Consiglio pastorale parrocchiale  e a  concordare i dettagli organizzativi dell’attività proposta.”

 

Mario

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  Si parla di Chiesa sinodale. E’ il tema centrale del Sinodo generale e del Sinodo della Chiesa italiana che sono stati aperti il 9 e il 17 ottobre scorsi.

  Che cosa intendiamo per Chiesa sinodale?

  Non se ne parla da oggi. Se ne discute dagli scorsi anni ’70. Si tratta di sviluppi dei principi deliberati dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965). I documenti del concilio non parlano di sinodalità, vale a dire di un modo sinodale  di essere Chiesa. Ma della sinodalità  hanno posto le basi definendo dogmaticamente la pari dignità di tutti i battezzati e il loro dovere di collaborare all’apostolato, non solo nel senso di diffusione del vangelo, ma anche di quello di metterlo in pratica in società.

  Una definizione interessante di Chiesa sinodale, vista in particolare dal punto di vista delle parrocchie, fu data dal Sinodo generale delle diocesi della Repubblica Tedesca, che si tenne tra il 1971 e il 1975, e che ho trovato citata nel libro di Peter Neuner, Per un teologia del popolo di Dio, Queriniana 2016.

 Eccola:

«La comunità parrocchiale che resta in attesa che si provveda per le sue necessità pastorali deve diventare una comunità che organizza la propria vita grazie al ministero comune di tutti e alla responsabilità individuale e non trasferibile di ciascuno.  […] Tutta la comunità e ogni suo membro hanno parte al compito della chiesa di portare avanti la missione di Cristo. Da questa responsabilità comune non può escludersi né può essere escluso nessuno. […]  L’unica missione  viene svolta dai molteplici servizi che vanno esercitati in dipendenza gli uni dagli altri e che hanno l’obbligo di andare a comporsi nell’unità della comunità. […] [Della responsabilità di tutti] fa parte in modo fondamentale la partecipazione ai processi decisionali».

  Il documento proseguiva prevedendo strutture mediante le quali anche le persone laiche potessero esprimere le proprie opinioni e partecipare alle decisioni. Esse furono poi attuate e svolgono un ruolo importante, di codecisione, nel Sinodo della Chiesa tedesca che è attualmente in corso.

 Bisogna riconoscere che il modo di vivere la fede nella Chiesa che c’è in genere in Italia è poco partecipato. Diverso è il discorso per ciò che accade in associazioni, movimenti e confraternite ai quali si aderisce volontariamente.

  Nelle parrocchie di solito si lascia fare ai preti e loro non ce la fanno più  neanche a coprire gli impegni pastorali fondamentali, vale a dire i sacramenti, le liturgie, la formazione per i sacramenti. D’altra parte le persone laiche di fede hanno svolto un ruolo importante in quella parte di apostolato che si fa in società e che consiste, secondo l’espressione utilizzata nella Costituzione Luce per le genti del Concilio Vaticano 2°, nell’operare per ordinare gli assetti sociali secondo Dio.

 

 " Per la loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi all'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore"

[dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium (=Luce per le genti) approvata il 21-11-64 durante il Concilio Vaticano 2°, n. 31]

 

  Il ruolo delle persone laiche in società, molto importante ed esteso anche alla formulazione dei principi di azione sociale, non corrisponde a quello che hanno nelle strutture ecclesiali. Bisogna dire che non è stata solo colpa delle persone laiche. Dal 1985 il processo per responsabilizzarle maggiormente è stato consapevolmente bloccato, temendo di non riuscire più a governarlo. Tuttavia molte volte il lasciar fare  al prete è stato una via comoda perché consentiva il rapido disimpegno. Si ritorna quando ci si sente di farlo. E’ una situazione che si è, come dire, incancrenita. Da qui poi statistiche che parlano di una scarsa pratica  religiosa. E tuttavia molti indicatori segnalano invece una ripresa del coinvolgimento nelle fedi religiose. Questo il problema al centro dei Sinodi in corso.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli