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Celebrare
“Camminare
insieme” è possibile solo se si fonda sull’ascolto comunitario della Parola e
sulla celebrazione dell’Eucaristia. In che modo la preghiera e la celebrazione
liturgica ispirano e orientano effettivamente il nostro “camminare insieme”?
Come ispirano le decisioni più importanti? Come promuoviamo la partecipazione
attiva di tutti i Fedeli alla liturgia e l’esercizio della funzione di
santificare? Quale spazio viene dato all’esercizio dei ministeri del lettorato
e dell’accolitato?
La vita religiosa dei fedeli italiani
ruota in gran parte intorno alla messa. E’ un atto liturgico molto efficace e,
per la gran parte delle persone laiche, è anche il principale strumento
formativo. La spiritualità personale se ne arricchisce. Nel contempo contiene
una posizione chiara e rigida di supremazia del clero, mentre i fedeli sono in
genere relegati a comparse che leggono il foglietto, o comunque recitano
formule predefinite. La posizione delle persone laiche è quella di sempre: sedute, in ginocchio, in piedi, secondo le varie fasi. Possono assistere il
celebrante, al modo dei chierichetti o essere ammesse a leggere per l’assemblea, ma nulla di più. La messa, di
solito, non crea comunità o, comunque, legami di solidarietà, mentre rafforza
molto i rapporti personali con i celebranti.
La messa è il campo in cui i fedeli hanno sperimentato di più le
innovazioni portate dall’ultimo concilio: hanno capito di più e meglio ciò che
vi accade, da quando la si celebra in italiano. Prima, a parte quelli che
intendevano il latino liturgico, aveva un certo che di magico, che contrasta
con la spiritualità religiosa ma che alcuni rimpiangono per il potenziale di
sacralizzazione del clero che comportava.
Alcuni vorrebbero arricchire la messa con musiche e canti e, tra questi,
c’è chi, tra i reazionari, sogna il ritorno all’antica polifonia, ma si tratta
di osservazioni superficiali. In realtà la messa è già il campo liturgico in
cui, anche se celebrata poveramente, i fedeli si sentono personalmente più coinvolti.
Il rito contiene una potente spiritualità che, ora che se ne capiscono le
parole, affascina e fa crescere nella fede. Poi i preti, specialmente quelli di
base, ma anche molti vescovi, sono molto bravi nelle omelie: la loro formazione
in quel campo appare molto curata. Una volta ho invece ascoltato l’omelia di un alto
prelato della curia vaticana, che mi è apparsa piuttosto algida e a tratti
stizzosa: sembrava che ce l’avesse con noi fedeli. Il rapporto vivo con la gente
fa la differenza. L’anno scorso ho pubblicato sul blog le omelie di alcuni
vescovi durante il periodo del lockdown per il Covid 19 ed erano veramente belle,
preziose.
La gerarchia, tuttavia, ripone troppa fiducia nella virtù aggregativa della
messa, che non appare particolarmente rilevante. Se il rito non si fa comunità
in altro modo, vale a dire oltre il rito, rimane solo una fonte di
arricchimento personale. Il clero però in genere diffida delle aggregazioni laicali,
in particolare di quelle che non hanno solo scopi devozionali, caritativi o ausiliari
nella formazione spirituale delle persone, o quelle in cui le persone laiche hanno ruoli direttivi derivati da procedure di scelta dalla base, non per cooptazione.Teme di perderne il controllo. Così,
in genere, la nostra Chiesa, almeno per quanto riguarda le persone laiche, è
povera di comunità. Questo crea problemi soprattutto con le persone giovani,
che invece, per loro natura, crescono comunitariamente, molto più che per la gente
di altre età, che se ne sta più sulle sue. Poi c’è il fatto che diversi
movimenti laicali o anche laicali mimano l’autocrazia del clero e i più vi
stanno stretti (non parliamo poi dei giovani). Si tratta in genere di esperienze
collettive che vogliono stupire e
soggiogare con "effetti speciali".
La comunità non esce magicamente dall’Eucaristia come atto liturgico:
quest’ultimo è ricco di simboli che la stimolano, ma, come spesso dicono i celebranti,
la messa non deve finire con il congedo al suo termine, ma prolungarsi nella vita.
Purtroppo la teologia medioevale in materia non aiuta.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San
Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
