giovedì 9 settembre 2021

Un documento deludente

 

Un documento deludente

 

 Il Documento preparatorio fatto scrivere dalla Segreteria generale  del Sinodo dei vescovi e presentato l’altro ieri, 7 settembre 2021, è un testo veramente deludente: confuso, di non agevole lettura in quanto steso in ecclesialese, in stile para-omiletico fuori luogo in quel contesto,  con sofisticate efferatezze, come quando fa sfoggio del gergo aziendale parlando di decision-making, decision-taking, accountability senza decrittare questi termini, e con un’uscita urtante (per la sensibilità degli europei occidentali) e veramente inaccettabile in materia di metodo democratico, quando sentenzia che «la consultazione del Popolo di Dio non comporta l’assunzione all’interno della Chiesa dei dinamismi della democrazia imperniati sul principio di maggioranza, perché alla base della partecipazione a ogni processo sinodale vi è la passione condivisa per la comune missione di evangelizzazione e non la rappresentanza di interessi in conflitto», allineandosi in ciò alla più progredita ideologia talebana (esponenti del nuovo regime afgano hanno sostenuto qualche giorno fa il medesimo principio).

  Il documento  è pieno di citazioni da scritti del Papa e si capisce, quindi, che il Sinodo è voluto da lui. Ma per fare che, per decidere che? Quali sono i problemi per cui si ritiene addirittura di consultare il Popolo di Dio? Non certo quelli della corruzione  che si è manifestata nell’amministrazione dei beni ecclesiastici e degli abusi del clero su persone, anche minori, che gli erano state affidate, citati nel documento: essi riguardano infatti la sola gerarchia  e, appunto, il clero, che nelle cose loro sono assolutamente autoreferenziali e non accettano intromissioni.

  Sembra che la consultazione  si farà rispondendo a  una specie di questionario  in dieci punti, elencati in fondo al documento. Sarebbe stato più efficace, a questo punto, organizzare un vero e proprio sondaggio, affidato a una organizzazione tecnicamente qualificata. Esso avrebbe rimandato le reali opinioni prevalenti nel popolo, ma questo penso non avrebbe fatto tanto piacere alla nostra gerarchia, perché è sentire comune che esse divergano marcatamente da quello che i nostri gerarchi ritengono accettabile. Non su cose che si pensano fondamentali, i famosi dogmi, ma su questioni più terra terra, come il fatto che alle persone laiche è sostanzialmente inibito di partecipare alla formulazione dei principi di azione sociale, attività che rientrerebbe nel loro proprio statuti, per agire, come si dice in gergo, nel temporale. Ma anche di partecipare a qualsiasi attività di amministrazione e di organizzazione, a qualsiasi livello, se non come  consulenti. La decisione di un milione di loro non vale quella di un singolo alto gerarca.

  Il rifiuto del metodo democratico nella fase della consultazione impedirebbe al popolo di esprimere un parere collettivo  sui diversi temi proposti e ogni persona andrebbe in ordine sparso e poi gli organizzatori sceglierebbero nel mucchio le voci ritenute più appropriate  e convenienti, espressione quindi di quello che pomposamente, ma vanamente, viene definito  sensus fidei, che sarebbe la capacità di intuire emotivamente la via giusta senza tanto ragionarci, alla quale proprietà si vorrebbe attribuire addirittura l’infallibilità, che, Papa a parte naturalmente, non è data agli esseri umani. Già non è facile fare i conti con un  infallibile, sarebbe consigliabile non allargare la cerchia. Anche perché, in realtà, l’opinione corrente nel popolo  viene stimata a nulla. Altro che infallibilità!

  Penso che nella fase attuativa, pur senza esarcerbare gli animi, sarebbe opportuno, nel dialogo che faremo tra noi, specie nelle realtà di base come le parrocchie, impiegare quel metodo democratico che i gerarchi ripudiano e che comprende non solo il principio di maggioranza, ma anche la dignità delle minoranze e di ogni singola persona e, prima di tutto, la possibilità di dibattere liberamente e compiutamente sulle varie questioni, stilando un resoconto veritiero di questo dialogo.

  Nei prossimi  post  cercherò di enucleare in quel Documento preparatorio piuttosto criptico in merito i temi che realmente contano e che è opportuno dibattere per cercare di inserire, da persone laiche,  anche la nostra voce nelle dieci paginette dieci che sono richieste a ogni Diocesi (la nostra sulla carta comprende milioni di abitanti) per farne oggetto di riflessione tra i vescovi del mondo quando si riuniranno in assemblea generale, tra due anni.

 Tutto questo, naturalmente, riguarda il Sinodo della Chiesa universale, all’interno del quale c’è da temere che finisca per sparire, almeno nella fase consultiva, che ci riguarda direttamente,  quello della nostra Chiesa nazionale.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli.