mercoledì 1 settembre 2021

Al lavoro!

 

Al lavoro!

 


  Il mese prossimo il nostro gruppo parrocchiale di AC riprenderà le attività e speriamo di poterlo fare in parrocchia. Comunque attiveremo anche il collegamento in videoconferenza Meet, per consentire una più ampia partecipazione. Le prove di questo modo di riunirci, in presenza e da remoto, che abbiamo fatto nell’ultima riunione prima della sospensione estiva è andata bene.

  Nello stesso mese di ottobre in cui inizieremo a incontrarci di nuovo inizierà il Sinodo della Chiesa cattolica italiana. Ad agosto ho cercato di sviluppare alcune riflessioni sul metodo  sinodale nella concreta vita ecclesiale, sulla base di letture che andavo facendo.

  Credo che, come gruppo di Azione Cattolica, dovremmo sentirci impegnati a suscitare in parrocchia un movimento per coinvolgere quante più persone possibile in questo processo  sinodale. Lo si vorrebbe appunto, tale, un processo, non solo una sessione di incontri tra gerarchi ecclesiali e loro invitati o consiglieri.

  Perché si approdi a qualcosa, occorrerà agire con spirito pratico, cercando di fare poco ricorso all’ecclesialese. Benché si dica che la sinodalità è in qualche modo collegata anche al soprannaturale, e in particolare possa essere come un riflesso della vita divina trinitaria, si tratta comunque di costruire un modo di vivere insieme, una società, che si differenzia abbastanza da ciò che c’è ora, in cui, in particolare, i laici sono umiliati in una posizione piuttosto passiva, che talvolta può essere espressione anche di una certa loro pigrizia e di un qualche ritegno a impegnarsi in modo più serio.

 Non possiamo pensare di poter riuscire a calare il Cielo in una società umana concreta e le relazioni reali tra le persone, non quelle meramente immaginate, non possono corrispondere a quelle tra le Persone della Trinità, e non sarà mai possibile, qui sulla Terra, ottenere un obiettivo simile.

  Alla base dell’intesa dal quale può originare un effettivo processo sinodale sta la capacità di dialogo e, ancor prima, la decisione di provare  a stare insieme. Di solito si evidenzia la radice semantica della parola sinodo nell’andare insieme, ma storicamente la si è intesa anche, nella vita delle Chiese antiche, prima di tutto come uno stare insieme. Si decide di stare insieme prima ancora  di aver verificato se realmente ce ne sono le condizioni. Questo chiarisce le relazioni tra sinodalità  e democraticità, che conservatori e reazionari propongono come alternative: in realtà non lo sono. Prima viene al sinodalità, come decisione di stare insieme, e poi  la democraticità come modo di stare insieme rispettandosi e anche di  decidere insieme sviluppando argomentazioni ragionevoli. Una sinodalità non democratica è certamente possibile e si ha quando si decide di sottostare volontariamente ad una oligarchia autocratica, ma essa è umiliante per chi sta sotto e silenzia la propria voce. Nella storia delle nostre Chiese, fino ad epoche recenti, la sinodalità era espressione di compromessi precari, basati sulle relazioni di forza del momento, e ha prevalso la pura e semplice autocrazia, lo spirito gerarchico, che è stato piuttosto sacralizzato con argomenti che non cessano di essere discussi. La cosiddetta Gerarchia è sopravvissuta alle riforme deliberate durante il Concilio Vaticano 2°. Non si tratta di un principio, ma di persone, Papa, vescovi, preti, che pretendono di sovrastare il resto del popolo come autocrazia sacrale. La sinodalità  è spesso presentata, ma anche vissuta, come un correttivo a questa forma di esercizio del potere che, in particolare nell’Europa di oggi, è ritenuta in genere obsoleta e particolarmente umiliante per le persone laiche, in particolare dove si pretenda di vincolarvi le decisioni in materia di organizzazione sociale e di politica, il cui significato religioso venne riconosciuto espressamente a partire dagli scorsi anni ’30 e che, secondo i deliberati del Concilio Vaticano 2°, dovrebbero essere il campo proprio dell’azione laicale.

  Da dove iniziare, però?

   Direi dal creare un’organizzazione parrocchiale espressamente dedicata a un processo sinodale, con l’obiettivo di coinvolgere gradualmente almeno le circa mille persone che, stando alle statistiche correnti sulla pratica religiosa in Italia, ancora vanno regolarmente in Chiesa, per arrivare finalmente alla celebrazione di un’Assemblea parrocchiale e alla elezione di membri del Consiglio pastorale parrocchiale che affianchino quelli che vi fanno parte di diritto e quelli nominati dal parroco. Costruire questa organizzazione può farsi rientrare nella competenza dell’attuale Consiglio pastorale parrocchiale, e così è stato appunto fatto nelle parrocchie che negli anni scorsi hanno celebrato  sinodi parrocchiali.

  Del Consiglio pastorale parrocchiale si sa poco. Non viene data alcuna informazione sulle sue attività e decisioni. Non mi pare che ne siano stati indicati pubblicamente i componenti. Le sue competenze sono state in qualche modo sovrastate dalla nuova equipe pastorale, struttura richiesta dalla Diocesi ma discutibile in quanto porti alla lenta obsolescenza del Consiglio pastorale parrocchiale, unica vera incipiente forma di timida democraticità prevista per la parrocchia.

  Nella stagione sinodale è bene che il nostro gruppo sappia rivolgersi anche al di fuori della cerchia dei propri iscritti. Chi volesse essere informato tramite mailing list sulle prossime attività e ricevere via email la nostra Lettera ai soci  e i link per la partecipazione in videoconferenza alle nostre riunioni, può chiederlo mandando una email a mario.ardigo@acsanclemente.net

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.