sabato 24 luglio 2021

Distinguere tra Cielo e Terra

 

Distinguere tra Cielo e Terra

 

Leggo, citato in SALATO Nicola (a cura di), La sinodalità al tempo di papa Francesco – 1 – Una chiave di lettura storico – dogmatica, contributo   La sinodalità nella riflessione dei Padri della Chiesa, di Roberto Della Rocca, questo brano tratto dall’opera De Dominica Oratione, 23 – Sulla Preghiera del Signore, 23, del vescovo di Cartagine e “Padre” della Chiesa Cipriano, vissuto nel Terzo secolo in Nord Africa, appunto nell’antica colonia romana di Cartagine, ricostruita dai romani nell’area dell’attuale Tunisi dopo la distruzione dell’antico insediamento di origine fenicia:

«Infatti Dio comanda che nella sua casa tutti siano miti, concordi e in pace e vuole che noi, una volta rinati, continuiamo a essere quali ci ha creati grazie alla seconda nascita. Noi, che iniziamo a essere figli di Dio, dobbiamo rimanere in pace con Dio perché vi sia una sola anima e un solo sentire in coloro nei quali c’è un solo spirito. Così Dio non accetta il sacrificio di colui che non è in pace, e gli comanda di allontanarsi dall’altare e di riconciliarsi prima con il fratello, perché Dio possa essere propiziato con preghiere di pace. Infatti il sacrificio più grande per Dio è la pace che regna tra noi, la nostra concordia di fratelli e il fatto di essere un popolo riunito nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

 Della Rocca evidenzia che la definizione della Chiesa come  popolo riunito nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo divenne classica e che ad essa ci si richiamò durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965), tanto che nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium, al n. 4 viene riportata quella stessa citazione:

 

Lo Spirito santificatore della Chiesa

4. Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo . Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (cfr. Ap 22,17).

Così la Chiesa universale si presenta come « un popolo che deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » [CIPRIANO, La Preghiera del Signore - De Orat. Dom. 23, formula richiamata anche da Agostino -vissuto tra il 4° e il 5° secolo- e Giovanni di Damasco -vissuto tra il 7° e l’8° secolo].

 

  Ora, è indubitabile che l’obiettivo di rimanere in pace con Dio perché vi sia una sola anima e un solo sentire in coloro nei quali c’è un solo spirito  è stato storicamente sempre  fallito dalle Chiese cristiane salvo che in rari e precari tempi di sentire condiviso su base mistico-carismatica. Esso, realisticamente, non è dunque alla portata degli esseri umani: può solo essere un criterio etico orientativo, non politico. La storia della Chiese cristiane è stata sempre, con le eccezioni che dicevo, una storia di divisioni, polemiche e anche di violenze, che raggiunsero efferatezze, intensità ed estensioni che ai tempi nostri ci paiono incredibili.

 Se il processo sinodale che inizierà nel prossimo ottobre punterà a far scendere il Cielo sulla Terra, proponendosi un’unità con quelle caratteristiche, è altamente probabile, se non certo, che fallirà, perché è quasi sempre andata così, in particolare, da ultimo, nella fase attuativa del Concilio Vaticano 2°.

  Riconoscere al processo sinodale non solo la natura, ad esempio,  di conferenza teologica o spirituale, o di azione liturgica,  ma propriamente di azione di ricostruzione sociale, vale a dire di riforma, cioè di azione politica, perché la politica è progettare, costruire e governare società, esige di porre alla sua base il criterio della distinzione tra Cielo e Terra e quindi di prendere atto che l’amicizia sociale, ciò che può essere evocato anche come agàpe   in senso propriamente religioso e che è alla base dei processi politici di qualsiasi natura, anche religiosa, non deve avere come condizione essenziale e irrinunciabile un “solo sentire” su tutto come se i molti divenissero una sola persona,  vale a dire che necessariamente, se ci si vuole veramente distaccare dal nostro tremendo passato, si  debba accettare una pace di tipo pluralistico, la sola alla portata degli esseri umani, anche se animati dallo spirito religioso.  Purtroppo su questa via non possiamo trarre esempi virtuosi dal passato, in particolare in base alle vicende nel corso delle quali  ci si è scontrati aspramente su definizioni terminologiche, secondo anche il metodo che poi fu definito dalla teologia quando fu fondata come disciplina scientifica, all’inizio del Secondo Millennio. Il che è come dire che se la teologia vorrà imporre il suo dominio assoluto sulla politica, come mi pare di capire che stia accadendo in questa fase preparatoria del Sinodo della Chiesa Italiana, si fallirà sicuramente l’obiettivo politico, per la riforma ecclesiale, dell’amicizia sociale e della pace, e la teologia rimarrà solo un complesso di idee sulla pace sociale, capace solo  in realtà di produrre il suo opposto.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli