venerdì 7 maggio 2021

Legami deboli per la politica

 

Legami deboli per la politica

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Sabato 8 maggio, ore 16:45, 20° riunione in Google Meet del gruppo AC San Clemente per dialogare sul settimo capitolo dell'enciclica "Fratelli tutti". 

   Trovate link e codice di accesso nella Lettera ai soci  che è stata inviata via email e che in questi giorni è stata consegnata per posta ai soci che ancora non ci hanno comunicato un recapito email.

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  Se osserviamo le cerchie dell’amicizia  proposte dall’antropologo inglese Robin Dunbar capiamo subito che ogni persona umana ha una limitata capacità di stringere legami sociali con le altre persone e che, in più, non tutti i legami hanno la stessa forza.


Se, come si cerca di fare nelle comunità che vogliono strutturarsi come una famiglia, si cerca di rafforzare molto i legami sociali del piccolo gruppo di riferimento, quindi estendendo i legami molto forti della cerchia che Dunbar definisce degli amici fraterni ad un gruppo diciamo di una cinquantina di persone, quello dei buoni amici  secondo Dunbar, probabilmente satureremmo le capacità di legami sociali dei membri di quel gruppo, che quindi perderà capacità politica, di costruzione sociale, verso l’esterno e sarà concentrato solo verso il suo interno. Sarà quindi un gruppo chiuso  verso l’esterno. Ne abbiamo avuto abbondante conferma sperimentale osservando il metodo neo-comunitario che a lungo si è cercato di far affermare nella nostra parrocchia, basato appunto su piccoli gruppi molto coesi al modo di famiglie.

  Questa strategia è stata incoraggiata negli anni ’70 al tempo del rinnovamento della catechesi in Italia. Si pensava che comunità di tipo fraterno, molto coese, potessero produrre quella pressione sociale sulle persone, per indurle a una vita di fede, che la società non produceva più, perché non voleva più produrla, ritenendo che contrastasse con la libertà di coscienza. Nelle esperienze neocomunitarie che furono favorite durante il lungo regno del papa Giovanni Paolo 2° questa via fu estremizzata, a fini di contenimento dell’effervescenza riformatrice che si era prodotta negli anni ’70 sulla spunto dei principi deliberati durante il Concilio Vaticano 2°, introducendo una connotazione patriarcale che consentiva di mantenere uno spazio sacrale di direzione al nostro clero, composto tutto di maschi. Essa ha prodotto un progressivo decremento della capacità politica dei cattolici italiani. Se ora il processo sinodale che si è attivato in Italia deve essere finalizzato a una riforma, che richiede capacità politica, occorre ripensarla, liberando capacità di relazioni sociali.

  Paradossalmente per unire politicamente è necessario indebolire i legami sociali, nonostante che si ritenga proprio il contrario. Questo dipende da come siamo fatti, dalle capacità cognitive della nostra mente, sorretta da un organismo che è quello che è e non può essere diverso, perché risale a 200.000 anni fa e ce ne vorranno più o meno altrettanti perché cambi.

  Un sistema di intelligenza artificiale supererà questo limite, e, anzi, lo sta già superando, anche se istintivamente lo collochiamo in un futuro lontano, considerandolo fantascienza. Le reti sociali che dall’inizio di questo decennio hanno avuto sempre più importanza nella politica e a cui siamo connessi mediante in nostri telefoni cellulari sono gestite appunto da sistemi di intelligenza artificiale che, riuscendo a stabilire legami forti con moltitudini di noi, che sviluppiamo una dipendenza emotiva dal cellulare. riescono anche a farci decidere in un senso invece che in un altro.

  L’equivalente non tecnologico ma culturale dell’intelligenza artificiale è il mito.

  La politica si regge culturalmente su dei miti, e così anche le religioni, che anch’esse vogliono unire su larghissima scala, giungendo ora ad ambire di unire il mondo interno come una famiglia. Ecco, questo non potrà mai  farsi, se non in una dimensione mitica.

  Un gruppo di riflessione e di azione sulla politica dovrà necessariamente avere spazio per legami con altre persone e quindi dovrà essere caratterizzato da legami deboli e da miti culturali. Altrimenti perderà capacità politica.

  Le narrazioni evangeliche ci danno molti spunti per capire quello che ho proposto. Esse ci manifestano dinamiche di riforma sociale e religiosa a partire da un piccolo gruppo molto coeso intorno al Maestro. Egli precisò che non voleva estenderlo: solamente in quel gruppo spiegava tutto. Gli altri legami, anche se molto coinvolgenti, erano di tipo più debole. Le folle che ci vengono presentate intorno al Maestro rimangono folle nella narrazione. Emerge questo o quel personaggio che in genere però ritorna nella folla e non lo si incontra più nel seguito dei racconti. La velocissima capacità di espansione del vangelo nel mondo giudaico delle  origini si basò su legami deboli sorretti da miti molto forti che, appunto, consistono proprio nel vangelo.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli