lunedì 5 aprile 2021

Sabato 10 Aprile, ore 16:45 - 17° riunione in Google Meet del gruppo AC Sanclemente! - numeri da 219 a 224 dell'enciclica "Fratelli tutti": la gentilezza come metodo per gli incontri dialoganti

 

 

RIUNIONE IN MEET DI ACSANCLEMENTE!

10 APRILE 2021 ORE 16:45

 

 

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 Sabato 10 Aprile, ore 16:45 - 17° riunione in Google Meet del gruppo AC Sanclemente!: continueremo il dialogo sui temi dell’enciclica Fratelli tutti  di papa Francesco, diffusa il 3 ottobre scorso, e, in particolare sui numeri da 219 a 224, sulla gentilezza come metodo per gli incontri dialoganti.

 

Dall’enciclica Fratelli tutti:

San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestòtes (Gal 5,22), che esprime uno stato d’animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta.

 

[Gal 5,22]

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé [CEI 2008]

 

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé [CEI 1974]

 

Lo Spirito invece produce: amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà [TILC - Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

Fructus autem Spiritus est caritas, gaudium, pax, longanimitas, benignitas, bonitas, fides, mansuetudo, continentia [Nova Vulgata]

 

Ὁ δὲ καρπὸς τοῦ πνεύματός ἐστιν ἀγάπη [=amore che crea comunità], χαρά [gioia], εἰρήνη [pace], μακροθυμία [magnanimità], χρηστότης, ἀγαθωσύνη [bontà], πίστις [fede]

si legge: o de karpòs tu pneumatòs estìn agàpe, karà, eirene, macrotumìa, krestòtes, agatosùne, pìstis

 

dal Vocabolario del greco del Nuovo Testamento, EDB,1997

χρηστότης [da χρηστός, in Paolo: moralmente buono, bontà], in Paolo: bontà, generosità, benevolenza, mitezza, clemenza, magnanimità.

 

in 2Cor 6,6

con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero [TILC]

ἐν ἁγνότητι, ἐν γνώσει, ἐν μακροθυμίᾳ, ἐν χρηστότητι, ἐν πνεύματι ἁγίῳ, ἐν ἀγάπῃ ἀνυποκρίτῳ,

 

Confrontiamoci:

abbiamo esperienza, ad esempio in parrocchia, di relazioni sociali in cui crestòtes  abbia effettivamente consentito di venire a capo di qualche argomento controverso? E anche: abbiamo esperienza di controversie andate a finire male perché mancava crestòtes?

 

Di seguito trascrivo:

-una sintesi breve e una estesa dei brani dell’enciclica su cui ci confronteremo;

-il testo integrale di quei brani dell’enciclica;

 

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Consigliamo di accedere dalle ore 16:40 con il link o il codice che vi sono stati comunicati.

 Ai soci sono stati comunicati via  email, WA e anche per posta ordinaria, quanto ai soci che ancora non ci hanno comunicato un indirizzo email

 Possono essere richiesti con una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

indicando il proprio nome, la parrocchia di residenza e  i temi di interesse. Questi dati saranno cancellati dopo ogni riunione e occorrerà inviarli nuovamente per partecipare ad un altro incontro.

 

 

A questo indirizzo di YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=GorIYoaHGjk

 potrete vedere un video in cui si insegna, passo per passo, come partecipare. 

 

Per accedere agli incontri in Google Meet:    

 

Registrazione su Google

 se già non lo avete fatto (ad esempio acquisendo un indirizzo email del tipo  xxxx@gmail.com - procedura che consigliamo), registratevi su Google all’indirizzo

https://accounts.google.com/signup/v2/webcreateaccount?flowName=GlifWebSignIn&flowEntry=SignUp

 Nel corso della registrazione, dovrete inserire un indirizzo email che vi identificherà e scegliere una vostra password.

 Terminata la registrazione, comunicate l’indirizzo  email con il quale vi siete registrati su Google inviando una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

 A quella email vi sarà inviato, qualche giorno prima della riunione programmata, un link  e un codice per accedere a alla videoconferenza in  Google Meet Meet.

 Link e codice saranno comunicati ai soci anche nella Lettera ai soci  mensile, inviata via email e anche per posta ordinaria a chi non ha comunicato un indirizzo email,

POI

da PC fisso, PC portatile, tablet

 

1) accedete a Google, con l’email e la password con cui vi siete registrati,  da questo indirizzo WEB

 https://accounts.google.com/login/signinchooser?hl=it&flowName=GlifWebSignIn&flowEntry=ServiceLogin

o

da Chrome [cliccate su ACCEDI  e seguite le istruzioni)

2) in Chrome cliccate sul quadratino di puntini in alto a destra e poi sull’icona multicolore di Meet;


3) scrivete il codice di accesso che avrete ricevuto nello spazio INSERISCI UN CODICE o copiatelo facendo COPIA/INCOLLA, poi cliccate su PARTECIPA;

4) nella successiva schermata  cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE e attendete di essere ammessi alla riunione.

 

B) da smartphone:

a) mediante link

1a) cliccate sul link;

2a) nella finestra che si aprirà, cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE;

b) mediante codice

1b) aprite la app Meet (che avrete scaricato);

2b) cliccate su CODICE RIUNIONE e inserite il codice di accesso che avrete ricevuto;

3b) cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE  e attendete di essere ammessi.

 Segnalate eventuali problemi con una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

indicando, se volete essere contattati telefonicamente, un numero di telefono al quale essere chiamati.

 

 

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Dall’enciclica Fratelli tutti, capitolo sesto, numeri da 219  a 224

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La gentilezza come metodo per l’incontro dialogante

 

 

Sintesi breve

 

Ignorare l’esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca qualche forma di violenza.

 E’ necessario un patto culturale che rispetti e assuma le diverse visioni del mondo, le culture e gli stili di vita che coesistono nella società.

  i rinunci a intendere l’identità di un luogo in modo monolitico; si accetti la possibilità di cedere qualcosa per il bene comune. Nessuno potrà possedere tutta la verità.

Occorre un realismo dialogante, mettersi al posto dell’altro per scoprire che cosa c’è di autentico.

 Molti soprusi derivano dal considerare gli altri come meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità.

  San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestòtes (Gal 5,22), che esprime uno stato d’animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta.

È un modo di trattare gli altri che si manifesta come gentilezza, attenzione a non ferire con le parole o i gesti,  tentativo di alleviare il peso degli altri. Esso libera dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane.

 Il miracolo di una persona gentile rende possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza. Presuppone stima e rispetto, facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti.

 

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Sintesi estesa

 

Ignorare l’esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca qualche forma di violenza, molte volte inaspettata. I sogni della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità possono restare al livello delle mere formalità, perché non sono effettivamente per tutti.

 Un patto sociale realistico e inclusivo dev’essere anche un “patto culturale”, che rispetti e assuma le diverse visioni del mondo, le culture e gli stili di vita che coesistono nella società.

  Nessun cambiamento autentico, profondo e stabile è possibile se non si realizza a partire dalle diverse culture, principalmente dei poveri. Un patto culturale presuppone che si rinunci a intendere l’identità di un luogo in modo monolitico, ed esige che si rispetti la diversità offrendole vie di promozione e di integrazione sociale.

  Questo patto richiede anche di accettare la possibilità di cedere qualcosa per il bene comune. Nessuno potrà possedere tutta la verità, né soddisfare la totalità dei propri desideri, perché questa pretesa porterebbe a voler distruggere l’altro negando i suoi diritti.  [Occorre un] realismo dialogante: [essere fedeli] ai propri principi, riconoscendo tuttavia che anche l’altro ha il diritto di provare ad essere fedele ai suoi. [E anche] mettersi al posto dell’altro per scoprire che cosa c’è di autentico, o almeno di comprensibile, tra le sue motivazioni e i suoi interessi.

  L’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità. Dunque si finisce per trattarli come fastidi e l’aggressività aumenta.   

  Tuttavia, è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza.  San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestòtes (Gal 5,22), che esprime uno stato d’animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta. La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri affinché la loro esistenza sia più sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce. È un modo di trattare gli altri che si manifesta in diverse forme: come gentilezza nel tratto, come attenzione a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso degli altri. Comprende il «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano», invece di «parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano». [Essa libera] dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane.

 Ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza. Presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una società trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti.

 

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Testo integrale

219. Quando una parte della società pretende di godere di tutto ciò che il mondo offre, come se i poveri non esistessero, questo a un certo punto ha le sue conseguenze. Ignorare l’esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca qualche forma di violenza, molte volte inaspettata. I sogni della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità possono restare al livello delle mere formalità, perché non sono effettivamente per tutti. Pertanto, non si tratta solamente di cercare un incontro tra coloro che detengono varie forme di potere economico, politico o accademico. Un incontro sociale reale pone in un vero dialogo le grandi forme culturali che rappresentano la maggioranza della popolazione. Spesso le buone proposte non sono fatte proprie dai settori più impoveriti perché si presentano con una veste culturale che non è la loro e con la quale non possono sentirsi identificati. Di conseguenza, un patto sociale realistico e inclusivo dev’essere anche un “patto culturale”, che rispetti e assuma le diverse visioni del mondo, le culture e gli stili di vita che coesistono nella società.

220. Per esempio, i popoli originari non sono contro il progresso, anche se hanno un’idea di progresso diversa, molte volte più umanistica di quella della cultura moderna dei popoli sviluppati. Non è una cultura orientata al vantaggio di quanti hanno potere, di quanti hanno bisogno di creare una specie di paradiso sulla terra. L’intolleranza e il disprezzo nei confronti delle culture popolari indigene è una vera forma di violenza, propria degli “eticisti” senza bontà che vivono giudicando gli altri. Ma nessun cambiamento autentico, profondo e stabile è possibile se non si realizza a partire dalle diverse culture, principalmente dei poveri. Un patto culturale presuppone che si rinunci a intendere l’identità di un luogo in modo monolitico, ed esige che si rispetti la diversità offrendole vie di promozione e di integrazione sociale.

221. Questo patto richiede anche di accettare la possibilità di cedere qualcosa per il bene comune. Nessuno potrà possedere tutta la verità, né soddisfare la totalità dei propri desideri, perché questa pretesa porterebbe a voler distruggere l’altro negando i suoi diritti. La ricerca di una falsa tolleranza deve cedere il passo al realismo dialogante, di chi crede di dover essere fedele ai propri principi, riconoscendo tuttavia che anche l’altro ha il diritto di provare ad essere fedele ai suoi. È il vero riconoscimento dell’altro, che solo l’amore rende possibile e che significa mettersi al posto dell’altro per scoprire che cosa c’è di autentico, o almeno di comprensibile, tra le sue motivazioni e i suoi interessi.

Recuperare la gentilezza

222. L’individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillità. Dunque si finisce per trattarli come fastidi e l’aggressività aumenta. Ciò si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, in situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del “si salvi chi può”. Tuttavia, è ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all’oscurità.

223. San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestòtes (Gal 5,22), che esprime uno stato d’animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta. La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri affinché la loro esistenza sia più sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce. È un modo di trattare gli altri che si manifesta in diverse forme: come gentilezza nel tratto, come attenzione a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso degli altri. Comprende il «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano», invece di «parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano».

224. La gentilezza è una liberazione dalla crudeltà che a volte penetra le relazioni umane, dall’ansietà che non ci lascia pensare agli altri, dall’urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici. Oggi raramente si trovano tempo ed energie disponibili per soffermarsi a trattare bene gli altri, a dire “permesso”, “scusa”, “grazie”. Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza. Questo sforzo, vissuto ogni giorno, è capace di creare quella convivenza sana che vince le incomprensioni e previene i conflitti. La pratica della gentilezza non è un particolare secondario né un atteggiamento superficiale o borghese. Dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una società trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade là dove l’esasperazione distrugge tutti i ponti.