sabato 27 marzo 2021

Società come sacramento

 

Società come sacramento

 

 […] la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano […]

 Dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti, deliberata durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965)

 

  Il tempo dei preti che si occupano dei fedeli mi pare sia quasi interamente preso dai sacramenti e dalla preparazione ai sacramenti, intendendo Battesimo, Comunione, Cresima, Penitenza,  Matrimonio, Unzione degli infermi e ricerca di candidati all’Ordine Sacro. Le Scritture, del resto, ci insegnano a  contare i nostri giorni, per raggiungere la saggezza. Sono pochi, il tempo della nostra vita è poco. Ce se ne accorge soprattutto da anziani, quando sembra che prenda a correre.  I più giovani, ai quali sembra che il tempo non passi mai, faticano a rendersene conto: crescendo capiranno.

  Anche la Chiesa stessa, però, è sacramento, in qualche modo, scrissero i saggi del Concilio Vaticano 2° negli anni Sessanta. In che modo?

  Qualche volta le narrazioni della teologia affascinano. Di certe parti sono insofferente, anche se so che servono, come le pompe funebri e il mestiere che faccio. Mi piacciono soprattutto le parti in cui si è imparato dalla vita, senza cercare di tiranneggiarla.

 Purtroppo la nostra teologia ha le basi nelle durissime controversie dei primi secoli: la cosiddetta dottrina si è formata discriminando sulla base di parole e concetti,  e non solo. E’, come dire, una sua tara ereditaria, che talvolta è molto sensibile. Non dobbiamo pensare ai primi tempi come a un’età dell’oro. In particolare si era assai poco amorevoli. Ci si scambiavano scomuniche, anatemi e altre maledizioni tra bellicosi patriarchi e puntigliosi scrittori di teologia. Ora va appena un po’ meglio e i regimi democratici impediscono di far fuori i contraddittori, secondo l’uso invalso più o meno  fino a metà Settecento.

 Dunque, questa teologia della Chiesa come sacramento mi piace. Me ne viene un’immagine meno mortifera di quelle che la storia mi rimanda. La Chiesa è sacramento in quanto popolo  si insegna nella Luce per le genti, citando il pensiero di tre Padri della Chiesa, Cipriano, Agostino d’Ippona e San Giovanni Damasceno, vissuti tra il Terzo e l’Ottavo secolo (il primo di questi "padri" è considerato il nostro Clemente papa, l’ultimo San Giovanni Damasceno, un arabo siriano). Lo è in quanto  deriva la sua unità dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  E da dove deriva la sua storica disunità? Naturalmente da noi cristiani, che non sappiamo andare d’accordo e per ragioni di fede abbiamo fatto di tutto agli altri, umiliato, discriminato, silenziato, incarcerato e ammazzato, su piccola e grande scala. Questa è storia e non ci si può far nulla se è accaduta così: si può essere diversi solo oggi e domani. Il passato può essere cambiato solo falsificandolo e san Karol Wojtyla, quando fu Papa, ci guidò invece a farne memoria veritiera, purificandola  dagli inganni che la sfigurano.

  Poiché è sacramento di unità, la Chiesa opera perché l’intero genere umano sia ricondotto all'unità della famiglia di Dio. Tutti gli esseri umani  sono quindi chiamati a questa cattolica (universale) unità del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale. Pertanto unità finalizzata alla pace universale. Ricondurre ad unità  non significa naturalmente sotto un’unica autorità terrena. L’unità abbraccia anche i non cristiani.

 

16. Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch'essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). [Cost. Luce per le genti]

 

 Questa forma sacramentale di popolo è molto interessante nel mondo di oggi, in cui, per la prima volta da nella storia dell’umanità, si sta effettivamente cercando di fare di tutti i popoli della Terra un’unica società. Il popolo di Dio, quello sacramentale, si raccoglie da diversi  popoli e la sua unità non è pregiudicata dalla diversità di culture [Cost. Luce per le genti, 13]. Può  aiutare, in quel processo globale. Ma chi si cura  di questo sacramento  di popolo? Sembra che manchi il tempo di farlo, perché gli altri sacramenti assorbono quasi completamente il tempo dei pastori.

  Bene, questo del popolo sacramentale dovrebbe essere il campo principale di quel sacerdozio comune  che compete a tutti i fedeli, compresi i laici, uomini e donne. Per fare popolo  non occorre avere ricevuto una speciale unzione ministeriale. Aggiungo che fare popolo  viene spontaneo, perché lo facciamo tutte le volte che usciamo di casa e interagiamo in società. In una suggestiva metafora, ci vediamo come lievito  nell’impasto, o come  sale  che dà alla società il suo sapore.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in san Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli