giovedì 18 febbraio 2021

Riprendiamo in mano Umanesimo integrale [1936] di Jacques Maritain

 

Riprendiamo in mano Umanesimo integrale [1936] di Jacques Maritain

 

 

  Il libro Umanesimo integrale ebbe una grandissima importanza nella formazione del movimento democratico cristiano che progettò e collaborò a deliberare i fondamenti della nostra nuova democrazia repubblicana, già durante la rovinosa caduta del regime fascista mussoliniano, e dopo. Giovanni Battista Montini lo tradusse dal francese perché costituisse il libro di testo  dei giovani della FUCI  ed Movimento Laureati di Azione Cattolica (oggi MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale). Al termine del Concilio Vaticano 2°, nel 1965, divenuto Papa con il nome di Paolo 6°, consegnò a Maritain il Messaggio  agli uomini di pensiero e di scienza.

  Il testo sotto molti aspetti è superato, in particolare nel progetto di una nuova cristianità,  ma può senz’altro servire ancora nella formazione alla politica dei cattolici, perché in molte altre parti non lo è, e soprattutto è radicato nella dottrina tomista, che dal 1879, anno in cui fu diffusa l’enciclica Dell’Eterno Padre – Aeternis patris, del papa Leone 13° [Il Figlio Unigenito dell’Eterno Padre, che apparve in terra a portare salute e luce di divina sapienza al genere umano, recò al mondo un beneficio grande e stupendo quando, sul punto di risalire al cielo, ordinò agli Apostoli che "andando ammaestrassero tutte le genti" (Mt 28,19), e lasciò la Chiesa, da Lui stesso fondata, maestra universale e suprema dei popoli], ha costituito il veicolo di congiunzione tra la teologia cattolica del Magistero e il pensiero politico della modernità, quindi un mediatore culturale, in particolare tra il clero e i movimenti politici e sociali che si sono prodotti nel corso del Novecento. Il grande pregio del tomismo, la scuola di pensiero che riconosce come proprio maestro il domenicano Tommaso D’Aquino (1225-1274), è nell’essere capace di distinguere  Cielo e Terra, senza separarli.

  Un pregio che invece è proprio del pensiero di Maritain è che esso è saldamente radicato alla narrazione storica, cosa che invece non si trova, in genere, nei documenti della dottrina sociale e nella parte dei nostri catechismi  che riguardano l’azione sociale e politica. Di solito  nella formazione di primo e secondo livello dei cattolici italiani troviamo solo un po’ di storia sacra e, per il resto, una mitologia costruita intorno al potere papale, tesa a indurre la convinzione, storicamente infondata, che la Chiesa com’è oggi  sia la stessa delle origini, addirittura di quando ancora non si manifestava come Chiesa ma solo come gruppo di seguaci del Maestro, nelle sue peregrinazioni In Galilea, Giudea e dintorni.

 Vi propongo alcuni passi, di Umanesimo Integrale  [in commercio in traduzione italiana edito da Borla, 2009, €22.50], per la nostra riflessione sulla politica. Sono estratti dal cap. 5 L’ideale storico di una nuova cristianità, Sezione 1°  Il pluralismo.

 

«Pensiamo  che l’ideale storico di una nuova cristianità, d’un nuovo regime temporale cristiano, pur fondandosi sugli stessi principi (ma di applicazione analogica) di quello della cristianità medievale, comporti una concezione profana cristiana  e non sacrale cristiana del temporale.

[…]

  L’idea distinta del mondo sovrannaturale e che sarebbe come la stella di questo nuovo umanesimo – non con la pretesa di far cadere questa stella sulla terra, come se fosse qualcosa di questo mondo, e potesse fondare quaggiù la comune vita degli uomini, ma perché la rifranga  nell’ambiente terreno e peccatore del sociale-temporale, e quella lo orienterebbe così dall’alto – non sarebbe più l’idea del sacro impero  che Dio possiede su ogni cosa, ma piuttosto l’idea della santa libertà della creatura che la grazia unisce a Dio.

[…]

 Prima nota caratteristica: invece del predominio del cammino verso l’unità, che ci è sembrato così tipico per il medioevo – e dopo il quale è venuta, con una progressiva dispersione spirituale, una concezione sempre più meccanica e quantitativa dell’unità politica – si avrebbe un ritorno a una struttura organica implicante un certo pluralismo, molto più spinti di quello del medioevo.

[…]

  In opposizione alle varie concezioni totalitarie dello Stato attualmente in voga [l’autore scrive negli anni ’30, l’epoca dell’affermazione brutale dei fascismi europei e dello stalinismo in Unione sovietica], si tratta qui del concetto d’una città pluralistica che riunisce nella sua unità organica una diversità di gruppi e di strutture sociali incarnanti libertà positive. “E’ ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società” [citazione dall’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del papa Pio 11°, che contiene la definizione del  principio di sussidiarietà ,che i cattolici democratici europei sono riusciti a piantare tra i principi secondo i quali si è costruita l’unificazione europea e oggi figura nella costituzione  europea]. La società civile non è composta solo di individui, ma di società particolari formati da questi; e una città pluralistica riconosce a tali società particolari una autonomia profonda il più possibile, e diversifica la propria struttura interna secondo le convenienze tipiche alla loro natura [a questo pensiero si deve la formulazione dell’art.2 della nostra Costituzione, proposta da Giorgio La Pira nel corso dei lavori della Costituente (1946-1947)].»

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.