Popolo e cultura -
Rafael Tello
Ho iniziato ad affrontare una raccolta di
scritti del teologo argentino Rafael Tello pubblicati con il titolo Popolo e Cultura da Edizioni Messaggero
Padova lo scorso anno. Il pensiero di Tello è importante perché influenzò la
formazione di papa Francesco.
La prima impressione è che effettivamente esso sia molto presente nel
magistero del Papa, in particolare nell’enciclica Fratelli tutti. Presenta alcuni aspetti fortemente critici per le
culture europee. Esso infatti non solo non è democratico, ma appare addirittura
anti-democratico. Riflette l’esperienza argentina, dove, più che altrove, la
democrazia liberale è stata strumentalizzata dal ceto dei proprietari e dei
militari e l’economia è basata su coltivazioni e allevamento di bestiame,
quindi è dominata dai proprietari terrieri.
Sono stato molto colpito dal fatto che in Tello non appare la
consapevolezza che la conquista europea delle Americhe fu sostanzialmente un
genocidio e che, in particolare, in quella dell’America latina da parte delle
monarchie spagnola e portoghese la religione cattolica fu fattore di
oppressione genocida.
Il popolo viene considerato come i poveri e viene apprezzato
sostanzialmente in quanto fedele alla Chiesa, secondo l’impostazione dell’intransigentismo
italiano dell’Ottocento. La modernità e il liberalismo, che in Europa sono
stati, insieme al socialismo, i principali fattori di emancipazione delle
classi subalterne, vengono considerati strumenti di dominio dei ceti
privilegiati. Analoga diffidenza viene mostrata verso i partiti politici, considerati
asserviti agli interessi particolari e non via per elevare i ceti sfavoriti al
governo.
Il popolo
in quel senso viene considerato
capace di movimenti di riforma sostanzialmente irriflessi,
spontanei, scaturenti da un’inclinazione derivata dall’essere oppresso,
contrariamente all’evidenza storica, e dalla sua fede religiosa, che invece appare essere stata, almeno fino agli scorsi anni Sessanta, un importante strumento di asservimento. Il popolo
sarebbe sostanzialmente capace di amore, e questo non mi pare essere sempre evidente, e sarebbe oppresso da culture dominanti di impronta liberale e antireligiosa.
Prescindere dalla grande responsabilità ecclesiastiche nelle dinamiche
di potere e di oppressione in America latina porta a mettere in secondo piano
le esigenze di riforma politica anche della Chiesa, che invece appare molto
forte nel movimento culturale espresso dagli scorsi anni Sessanta dal Consiglio Episcopale
Latinoamericano, che riunisce a congresso gli episcopati dell’America Latina.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli