venerdì 26 febbraio 2021

Popolo e cultura - Rafael Tello

 

Popolo e cultura - Rafael Tello

 

 

 Ho iniziato ad affrontare una raccolta di scritti del teologo argentino Rafael Tello pubblicati con il titolo Popolo e Cultura da Edizioni Messaggero Padova lo scorso anno. Il pensiero di Tello è importante perché influenzò la formazione di papa Francesco.

  La prima impressione è che effettivamente esso sia molto presente nel magistero del Papa, in particolare nell’enciclica Fratelli tutti. Presenta alcuni aspetti fortemente critici per le culture europee. Esso infatti non solo non è democratico, ma appare addirittura anti-democratico. Riflette l’esperienza argentina, dove, più che altrove, la democrazia liberale è stata strumentalizzata dal ceto dei proprietari e dei militari e l’economia è basata su coltivazioni e allevamento di bestiame, quindi è dominata dai proprietari terrieri.

  Sono stato molto colpito dal fatto che in Tello non appare la consapevolezza che la conquista europea delle Americhe fu sostanzialmente un genocidio e che, in particolare, in quella dell’America latina da parte delle monarchie spagnola e portoghese la religione cattolica fu fattore di oppressione genocida.

 Il popolo viene considerato come i poveri e viene apprezzato sostanzialmente in quanto fedele alla Chiesa, secondo l’impostazione dell’intransigentismo italiano dell’Ottocento. La modernità e il liberalismo, che in Europa sono stati, insieme al socialismo, i principali fattori di emancipazione delle classi subalterne, vengono considerati strumenti di dominio dei ceti privilegiati. Analoga diffidenza viene mostrata verso i partiti politici, considerati asserviti agli interessi particolari e non via per elevare i ceti sfavoriti al governo.

 Il popolo  in quel senso viene considerato capace di movimenti  di riforma sostanzialmente irriflessi, spontanei, scaturenti da un’inclinazione derivata dall’essere oppresso, contrariamente all’evidenza storica, e dalla sua fede religiosa, che invece appare essere stata, almeno fino agli scorsi anni Sessanta, un importante strumento di asservimento. Il popolo sarebbe sostanzialmente capace di amore, e questo non mi pare essere sempre evidente, e sarebbe oppresso da culture dominanti di impronta liberale e antireligiosa.

  Prescindere dalla grande responsabilità ecclesiastiche nelle dinamiche di potere e di oppressione in America latina porta a mettere in secondo piano le esigenze di riforma  politica  anche della Chiesa, che invece appare molto forte nel movimento culturale espresso dagli scorsi anni Sessanta dal Consiglio Episcopale Latinoamericano, che riunisce a congresso gli episcopati dell’America Latina.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli