lunedì 8 febbraio 2021

Mauro Magatti – Chiara Giaccardi, La scommessa cattolica, Il Mulino 2019, €14,25 (in e-book €10,99) - scheda di lettura - 2

 

Mauro  Magatti – Chiara Giaccardi, La scommessa cattolica, Il Mulino 2019, €14,25 (in e-book €10,99) - scheda di lettura - 2

 

 

0. Nella tappa Sollevare  del percorso formativo di Azione Cattolica Da corpo a corpo si consiglia la lettura del libro di Magatti - Giaccardi, La scommessa cattolica.  Ne propongo delle schede di lettura.

1. Qual è stata la forza del vangelo cristiano, che gli ha permesso di parlare al profondo del cuore per venti secoli?, si chiedono gli autori. Esso non è, come in altre religioni del passato, schiacciato  sull’idea di onnipotenza  divina: ciò ha consentito una certa autonomia dell’ordine politico. Nella prospettiva cristiana, poi, è Dio che si sacrifica per gli esseri umani e non viceversa. Questo, secondo gli autori, è alla base della concezione secondo la quale l’individuo non è fu più considerato sacrificabile. Dio crea ritirandosi  sostengono i teologi e mostra la propria potenza incarnandosi in un bambino e  facendosi appendere alla croce.  Poi c’è l’accento sulla salvezza personale: secondo la concezione cristiana Dio salva la vita di ciascuno, in eterno.  Ai tempi nostri, invece, la tecnica promette una salvezza mondana, intesa come benessere. Le due concezioni sarebbero in conflitto, secondo gli autori, ma, osservo, la tecnologia ha effettivamente elevato il benessere dei popoli della Terra, mentre la salvezza eterna è solo sperata.

 Infine c’è l’universalità. Secondo Magatti e Giaccardi la Chiesa ha sempre riconosciuto la propria vocazione universale, consapevole della necessità di parlare a tutti. Non ha voluto essere un piccolo gruppo di duri e puri separati dal resto del mondo. Questo è senz’altro storicamente vero, le Chiese cristiane non ebbero carattere  iniziatico, riservate ad una cerchia di prescelti introdotti in un qualche modo segreto, però l’universalità  fu una faticosa conquista culturale, per certi versi ancora da realizzare pienamente. E in questo processo furono fondamentali gli ideali dell’Illuminismo, sviluppatosi tra il Seicento e il Settecento. Inoltre parlare di Chiesa  non rende bene l’idea del vasto pluralismo delle origini, che in realtà ha pervaso tutta l’esperienza cristiana. Un pluralismo spesso piuttosto bellicoso, facile all’anatema e alla scomunica, assai poco universalistico. La Chiesa,  come monolite ideologico,   è un presupposto della dogmatica teologica, ma non corrisponde ad una realtà sociologica, che, invece, ci mostra quel pluralismo  a cui facevo riferimento.

 Sin dall’inizio la Chiesa ha intuito che il proprio destino sarebbe stato legato a quello della ragione, scrivono gli autori: questa affermazione non mi pare adeguatamente motivata e contrasta con un lunga storia. Più evidente è il tentativo delle Chiese di asservire  la ragione, in particolare nella teologia cattolica, servendosi dell’antica cultura greca e romana, la prima per la filosofia e la seconda per la dimensione giuridica.

  Secondo gli autori la ragione sarebbe minacciata dal fatto di essere applicata essenzialmente allo sviluppo tecnologico, per  risolvere i problemi e in tal modo  superare ogni limite.  In questo modo tenderebbe a rendere superflua la religione. Questa visione presenta molti elementi critici, perché, invece, il senso del limite è bene presente nel pensiero applicato alla tecnologia, ma, in genere nel pensiero scientifico. Piuttosto, è la mitizzazione religiosa della ragione che non ha più corso, quella secondo la quale, ad esempio, un filone della teologia cattolica definisce irragionevole il rifiuto della fede religiosa e delle relative prescrizioni morali.

  La religione non è diventata inutile  perché surclassata da una scienza con pretese di universalità dispotica, ma perché le ragioni del suo dispotismo con pretese di universalità non sono più funzionali, in un mondo popolato come mai accaduto nella storia dell’umanità e attraversato da relazioni globali ormai indispensabili per la sopravvivenza di tutti.

 Magatti e Giaccardi sostengono che, di  fronte ad una sfida che tocca tutti e tre i pilastri della fede, per la Chiesa non c’è che una sola via: rifare ciò che ha sempre fatto sin dalle sue origini. E cioè dialogare con coraggio con il mondo contemporaneo.  Mi chiedo quando mai le Chiese cristiane, e in particolare la nostra, l’abbiano veramente fatto (a parte il periodo in cui tra i cattolici si era ancora animati dal rinnovamento portato dal Concilio Vaticano 2°).

 Citano una frase della filosofa Simone Weil: “Chi tra Cristo e la verità sceglie la verità, trova il Cristo”.

 In questo modo potremmo reagire all’invecchiamento spirituale dell’Europa.

 Si tratta però, secondo gli autori di cercare una via nuova: non di riconcorrere qualcosa che starebbe davanti, né di inseguire un sogno di restaurazione. Bisognerebbe recuperare la consapevolezza di avere qualcosa di inaudito da dire. Un contributo senza il quale sarebbe il destino steso della modernità, nel mondo intero, ad essere a rischio.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.