mercoledì 10 febbraio 2021

Giaccardi/Magatti, La scommessa cattolica, Il Mulino, 2019 – scheda di lettura – 4

 

Giaccardi/Magatti, La scommessa cattolica, Il Mulino, 2019 – scheda di lettura – 4

 

  Gli autori mostrano consapevolezza che così com’è la Chiesa cattolica non va, ma quanto alle soluzioni lasciano piuttosto a desiderare.

  Occorre che la nostra Chiesa capisca che cosa ancora può dire all’umanità contemporanea, è il senso del libro. Ma di questa umanità si dà un ritratto caricaturale e obsoleto, che riflette i pregiudizi correnti tra i nostri vescovi e i teologi di riferimento del magistero. Questo stupisce, perché gli autori sono sociologi.

  Non si mostra di avere una visione realistica delle società del nostro tempo, manca quasi del tutto una prospettiva storica. Viene presentata una Chiesa che per due millenni sarebbe sempre stata la stessa, si parla di un dialogo con le culture dei vari tempi che in realtà non v’è stato, avendo invece prevalso il conflitto. Si parla, con riferimento al Primo millennio, anacronisticamente, di una Chiesa romana come di una realtà unitaria, quando in realtà a quei tempi era solo una  delle Chiese cristiane e il centro del governo religioso era a Costantinopoli intorno alla corte di un imperatore che era romano  solo come riferimento ad una lunga storia, ma in realtà greco. Non si mostra consapevolezza chiara di come le nostre Chiese si affrancarono dall’originario contesto ebraico palestinese e come e perché iniziarono a filosofare e a organizzarsi come piccoli regni seguendo le culture ellenistica e latina.

 Trattando del rapporto tra la Chiesa  e la politica non si mostra consapevolezza del fatto che il Papato romano, dall’Undicesimo secolo, volle costituirsi come impero religioso strumentalizzando  il sacro e federandosi con imperi e regni civili sacralizzandone il potere. Non si tratta dei tremendi costi in vite umane che questo comportò, nel sistema di polizia politica delle Inquisizioni, nelle varie guerre di religione (le Crociate vanno considerate tali, nelle conquiste stragiste europee in altri continenti, in particolare nelle Americhe.

  E poi nel libro ci sono una serie di sconcertanti luoghi comuni su modernità, Riforma, Illuminismo e tecnologia avanzata, visti tutti in negativo, come espressione della follia dell’Io che vuole diventare un dio, quando invece da quei processi scaturì la concezione di persona  come centro di diritti fondamentali  inviolabili, ora accolta anche dalle Chiese cristiane, ma storicamente a lungo da esse negata. Non si ha consapevolezza dell’importanza di quei processi nel concepire l’idea di una pace politica universale e del fatto che le tecnologie hanno consentito un affrancamento di vaste moltitudini dall’abbrutimento servile a cui erano state condannate da tempi immemorabili, considerato a lungo dalla teologia cristiana una sorte non revocabile. Non si mostra consapevolezza che, come insegnato dal sociologo Zygmunt Bauman, non viviamo della modernità, ma nella post modernità, e pochi veramente, ai nostri tempi,  considerano se stessi pari a dei, mentre prevale l’insicurezza psicologica alla quale le tecnologie sociali e scientifiche cercano di porre rimedio, tuttavia bene consapevoli dei propri limiti.

  Nel libro non si mostra chiara consapevolezza che il problema centrale nel rinnovamento ecclesiale, a cui spesso si accenna ma che in genere viene rimandato, dovrebbe essere considerato  innanzi tutto quello di  porre rimedio alla dura condizione di umiliazione del laicato all’interno della nostra Chiesa e, in esso, delle donne, la cui perdurante emarginazione non trova giustificazione se non nell’obsoleta sacralizzazione del maschio.

  Quanto alle soluzioni proposte, esse sono piuttosto vaghe. Convincente è il discorso che indica come via maestra il recupero dell’antropologia evangelica, vale a dire di un modo di essere umani  derivato dal vangelo. Per il resto non si affrontano le questioni centrali di un processo di riforma, in particolare quelle di una ristrutturazione dei ministeri ecclesiali e dell’accentramento feudale che caratterizza ancora la nostra Chiesa, cambiandolo in per fare spazio a laici  e, tra essi, alle donne. Questa parte del libro mi appare pervasa anche da  un  certo misticismo esoterico che non si capisce bene dove vada a parare, ma il sospetto è che, in definitiva, si preferirebbe lasciare tutto così com’è, solo cercando nuove motivazioni per mantenerlo così.

 Ho trovato molto utile la bibliografia, che comprende pochi titoli ma molto importanti: in lavoro di un gruppo di lettura può rivelarsi preziosa.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli