martedì 23 febbraio 2021

13° RIUNIONE DI AC SAN CLEMENTE IN MEET - 27FEB21 H16:45 - DIALOGHEREMO SUL LIBRO "IPERCONNESSI" DI J.M.TWUENGE, SEGNALATO DA DON EMANUELE

 

Gruppo di Azione Cattolica

nella Parrocchia di San Clemente papa - Roma

 

                                                                


Carissime e carissimi,

vi  stiamo inviando il  link e il  codice di accesso della  prossima riunione del gruppo  AC San Clemente in Google Meet di sabato 27 febbraio 2021, ore 16:45. Consigliamo di accedere dalle 16:40.  Il prossimo sarà il 13° incontro del gruppo in teleconferenza.

Prova anche tu a partecipare!  Inviaci un tuo indirizzo email per poter rimanere in contatto più facilmente con il gruppo! Non darla vinta al virus! Non lasciarti isolare!

  Link e codice di accesso possono essere chiesti anche da chi non è socio, con una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

precisando il nome, la parrocchia di appartenenza e i temi di interesse. Questi dati saranno cancellati dopo la riunione e dovranno essere nuovamente inviati per partecipare ad un incontro successivo.

Di più saremo insieme, più gioia ci sarà.

Mario & C.

 

 

13° RIUNIONE DI AC SAN CLEMENTE IN MEET - 27FEB21 H16:45 - DIALOGHEREMO SUL LIBRO "IPERCONNESSI" DI J.M.TWUENGE, SEGNALATO DA DON EMANUELE

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Per accedere agli incontri in Google Meet:    

A) da PC fisso, PC portatile, tablet

1) aprite il programma Google Chrome;

2) cliccate sul quadratino di puntini in alto a destra e poi sull’icona verde di Meet;

3) selezionate PARTECIPA A UNA RIUNIONE;

4) inserite il codice di accesso che vedete qui sopra, facendo COPIA/INCOLLA;

5) cliccate su CONTINUA

6)Cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE e attendete di essere ammessi alla riunione.

 

B) da smartphone:

1) aprite la app Google Meet (che avrete scaricato);

2) cliccate su CODICE RIUNIONE e inserite il codice di accesso che vedete qui sopra;

3) cliccate su CHIEDI DI PARTECIPARE  e attendete di essere ammessi.

 Segnalate eventuali problemi con una email a

mario.ardigo@acsanclemente.net

indicando, se volete essere contattati telefonicamente, un numero di telefono al quale essere chiamati.

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 Materiali dalla riunione di AC San Clemente del 20 febbraio sui temi dell’enciclica Fratelli tutti, di papa Francesco, diffusa il 3 ottobre 2020.

Dall’enciclica Fratelli tutti - par. da 154 a 167

CAPITOLO QUINTO

LA MIGLIORE POLITICA

(sintesi)

154. Per rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale, è necessaria la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune.

Populismi e liberalismi

155. Il disprezzo per i deboli può nascondersi in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti. Popolare o populista

156. [Si pretende] di classificare tutte le persone, i gruppi, le società e i governi a partire da una divisione binaria: “populista” o “non populista”. Ormai non è possibile che qualcuno si esprima su qualsiasi tema senza che tentino di classificarlo in uno di questi due poli, o per screditarlo ingiustamente o per esaltarlo in maniera esagerata.

157. [Si]  ignora la legittimità della nozione di popolo. Il tentativo di far sparire dal linguaggio tale categoria potrebbe portare a eliminare la parola stessa “democrazia” (“governo del popolo”). Ciò nonostante, per affermare che la società è più della mera somma degli individui, è necessario il termine “popolo”. […] è molto difficile progettare qualcosa di grande a lungo termine se non si ottiene che diventi un sogno collettivo. Tutto ciò trova espressione nel sostantivo “popolo” e nell’aggettivo “popolare”. Se non li si includesse – insieme ad una solida critica della demagogia – si rinuncerebbe a un aspetto fondamentale della realtà sociale.

158.  Popolo non è una categoria logica, né è una categoria mistica, se la intendiamo nel senso che tutto quello che fa il popolo sia buono, o nel senso che il popolo sia una categoria angelicata. Ma no! È una categoria mitica […] La parola popolo ha qualcosa di più che non può essere spiegato in maniera logica. Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento, difficile… verso un progetto comune.

159. Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo, la sua dinamica culturale e le grandi tendenze di una società. Il servizio che prestano, aggregando e guidando, può essere la base per un progetto duraturo di trasformazione e di crescita, che implica anche la capacità di cedere il posto ad altri nella ricerca del bene comune. Ma esso degenera in insano populismo quando si muta nell’abilità di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo,.

160. I gruppi populisti chiusi deformano la parola “popolo”, poiché in realtà ciò di cui parlano non è un vero popolo. Infatti, la categoria di “popolo” è aperta. Un popolo vivo, dinamico e con un futuro è quello che rimane costantemente aperto a nuove sintesi assumendo in sé ciò che è diverso. Non lo fa negando sé stesso, ma piuttosto con la disposizione ad essere messo in movimento e in discussione, ad essere allargato, arricchito da altri, e in tal modo può evolversi.

161. Un’altra espressione degenerata di un’autorità popolare è la ricerca dell’interesse immediato.

 162. Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze.

[…]

la politica non può rinunciare all’obiettivo di ottenere che l’organizzazione di una società assicuri ad ogni persona un modo di contribuire con le proprie capacità e il proprio impegno. Infatti, non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro. 

Valori e limiti delle visioni liberali

163. La categoria di popolo è abitualmente rifiutata dalle visioni liberali individualistiche, in cui la società è considerata una mera somma di interessi che coesistono. Per queste visioni, la categoria di popolo è una mitizzazione di qualcosa che in realtà non esiste. Tuttavia, qui si crea una polarizzazione non necessaria, poiché né quella di popolo né quella di prossimo sono categorie puramente mitiche o romantiche, tali da escludere o disprezzare l’organizzazione sociale, la scienza e le istituzioni della società civile.

164. La carità riunisce entrambe le dimensioni – quella mitica e quella istituzionale – dal momento che implica un cammino efficace di trasformazione della storia che esige di incorporare tutto. Perché non c’è di fatto vita privata se non è protetta da un ordine pubblico. 165. La vera carità è capace di includere tutto questo nella sua dedizione.

 Anche il buon samaritano ha avuto bisogno che ci fosse una locanda che gli permettesse di risolvere quello che lui da solo in quel momento non era in condizione di assicurare. L’amore al prossimo è realista.

166. Tutto ciò potrebbe avere ben poca consistenza, se perdiamo la capacità di riconoscere il bisogno di un cambiamento nei cuori umani, nelle abitudini e negli stili di vita.

 Il pericolo maggiore non sta nelle cose, nelle realtà materiali, nelle organizzazioni, ma nel modo in cui le persone le utilizzano. La questione è la fragilità umana, la tendenza umana costante all’egoismo. Esiste da che l’uomo è uomo e semplicemente si trasforma, acquisisce diverse modalità nel corso dei secoli, utilizzando gli strumenti che il momento storico mette a sua disposizione. Però è possibile dominarla con l’aiuto di Dio.

167. L’impegno educativo, lo sviluppo di abitudini solidali, la capacità di pensare la vita umana più integralmente, la profondità spirituale sono realtà necessarie per dare qualità ai rapporti umani.

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  L’idea di popolo - nazione,  come realtà di massa con un proprio retaggio storico,  è una costruzione culturale ottocentesca. Essa è stata alla base del Risorgimento italiano e dei processi di emancipazione nazionale dalle potenze europee in  America Latina.

  Nell’enciclica, la  migliore politica, quindi il miglior governo della società, è legata all’idea di una identità in un popolo-nazione, è quindi un lavoro collettivo  E’ contrapposta alla politica secondo l’ideologia liberale  che è vista come legata all’egoismo proprietario. In questa prospettiva il popolo - nazione è una realtà comunitaria che sorregge le persone, in particolare le più povere e deboli, e aiuta a dare prospettive, ma anche a premere collettivamente per cambiare la società mediante moti sociali (da qui l’interesse di papa Francesco per i movimenti popolari). E’ legato a una cultura, intesa come insieme di convinzioni profonde e stili di vita.  Nella visione dell’enciclica essere parte del popolo significa far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. Essa non è spiegabile del tutto in termini puramente razionali, bisogna far ricorso al mito, che spiega il senso dell’appartenenza. Si appartiene  secondo un mito identitario  di popolo, secondo il quale vengono messi in rilievo, come fattori di coesione, alcuni elementi sociali e culturali. Si parte dalle persone per arrivare al popolo o viceversa? In realtà è la costruzione dell’idea. del sogno, di popolo che precede: nell’enciclica si dichiara infatti che «non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento, difficile… verso un progetto comune».

  Scrive Bruno Forte: «Non è difficile riconoscere nell’enciclica l’impronta del mondo culturale, sociale, politico e religioso, in cui papa Francesco si è formato e ha trascorso con passione e dedizione gran parte della sua vita».

 Nella parola democrazia, c’è l’idea di popolo: essa deriva dal greco antico dèmos (popolo appunto) e kràtos (potere). Significa dunque governo del popolo.  

 Nel discorso tenuto dal Papa l’8 febbraio scorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede si legge:

 

«D’altronde, come affermava Pio XII nel suo memorabile Radiomessaggio del Natale 1944: «Esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici, che gli vengono imposti; non essere costretto ad ubbidire senza essere stato ascoltato: ecco due diritti del cittadino, che trovano nella democrazia, come indica il suo nome stesso, la loro espressione». La democrazia si basa sul rispetto reciproco, sulla possibilità di tutti di concorrere al bene della società e sulla considerazione che opinioni differenti non solo non minano il potere e la sicurezza degli Stati, ma, in un confronto onesto, arricchiscono vicendevolmente e consentono di trovare soluzioni più adeguate ai problemi da affrontare. Il processo democratico richiede che si persegua un cammino di dialogo inclusivo, pacifico, costruttivo e rispettoso fra tutte le componenti della società civile in ogni città e nazione. 

[…]

 Lo sviluppo di una coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto. Il diritto è infatti il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni potere e deve essere garantito dagli organi preposti indipendentemente dagli interessi politici dominanti.

 

Vedete lì esposti numerosi valori  che sono legati all’idea di democrazia, che non  è quindi solo una regola di procedura, secondo la quale volontà di un gruppo è quella espressa dalla maggioranza.

  La dottrina sociale insegna ed esorta ad agire collettivamente per cambiare la società perché divenga un ambiente più favorevole allo sviluppo della persona umana, in particolare nelle sue relazioni con gli altri, in famiglia, sul lavoro,  nelle città, nella nazione, tra le nazioni e a livello del mondo intero. Imparare la democrazia o, comunque, approfondirne la conoscenza serve a farlo in modo che non vi siano prevaricazioni, emarginazioni, soprusi, spoliazioni, che in genere sono rischi connaturati all’esercizio dei poteri sulle collettività sociali, e per avvicinarsi all’ideale del potere di tutti nell’interesse di tutti al quale le democrazie contemporanee tendono.

  La democrazia comporta un cambio di mentalità, perché gli esseri umani sono sempre tentati verso il male, all’egoismo e al conflitto, quindi in senso proprio una  conversione, ma anche la capacità di riformarsi  e di riformare. A questo proposito in quel discorso che ho citato il Papa ha detto anche:

 

«Uno dei segni della crisi della politica è proprio la reticenza che spesso si verifica ad intraprendere percorsi di riforma. Non bisogna avere paura delle riforme, anche se richiedono sacrifici e non di rado un cambiamento di mentalità. Ogni corpo vivo ha bisogno continuamente di riformarsi e in questa prospettiva si collocano pure le riforme che stanno interessando la Santa Sede e la Curia Romana.»

 

  E, parlando il 31 gennaio scorso ai partecipanti all'incontro promosso dall'Ufficio catechistico nazionale della Conferenza episcopale italiana:

 

«Ho menzionato il Convegno di Firenze [Il 5° Convegno nazionale della Chiesa italiana, Firenze, novembre 2015]. Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare.»

 

Mario Ardigò & C. - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli