Tenerezza e intimità
Dall’enciclica Fratelli tutti - 3 ottobre 2020
194. Anche nella politica c’è spazio per amare con tenerezza. «Cos’è la tenerezza? È l’amore che si fa vicino e concreto. È un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani. […] La tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più coraggiosi e forti».[Videomessaggio r26 aprile 2017: L’Osservatore Romano (27 aprile 2017), p. 7] In mezzo all’attività politica, «i più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno “diritto” di prenderci l’anima e il cuore. Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli».[Udienza generale (18 febbraio 2015): L’Osservatore Romano, 19 febbraio 2015, p. 8]
La tenerezza è un’emozione. E’ caratteristica anche del prendersi cura e si esprime anche nello sfiorare e nell’abbracciare. Negli ambienti religiosi, fortemente influenzati in passato dalle esperienze monacali, si sono avute sempre difficoltà a trattare questi temi. Nella politica, dominata a lungo e tutto sommato ancora oggi dai maschi, la tenerezza non era considerata molto, perché veniva associata alla debolezza. Al più, al capo politico viene associato un certo spirito paterno.
Per limiti cognitivi della nostra mente, che ci consentono rapporti profondi solo con un numero molto limitato di persone - di solito si ritiene 150: è il cosiddetto numero di Dunbar - la tenerezza è propria di una cerchia ristretta. In realtà quella vera è riservata alle relazioni parentali e amicali più ravvicinate e a quelle d’amore, a tu per tu. E’ lo spazio che definiamo intimità. Le emozioni che sorgono in quest’ambito possono orientare la politica solo in modo analogo, quindi ponendosi di fronte a più vaste collettività come verso le persone con cui condividiamo l’intimità. E’ ciò che possiamo definire un orientamento del cuore.
Nella biografia dei riformatori sociali troviamo quasi sempre un momento in cui quell’emozione, sorta dall’intimità, ha avuto un ruolo nello spingerli all’azione verso gruppi più vasti. Anche nelle narrazioni su Gesù dei Vangeli troviamo questo aspetto, ad esempio nel Vangelo di Luca, capitolo 13, versetto 34:
Gerusalemme, Gerusalemme! tu che metti a morte i profeti e uccidi a colpi di pietra quelli che Dio ti manda! Quante volte ho voluto riunire i tuoi abitanti attorno a me, come una gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le sue ali. Ma voi non avete voluto!