mercoledì 20 gennaio 2021

Sintesi del Messaggio di papa Francesco per la 54° Giornata mondiale della pace - 2021 [8-12-20]

 

Sintesi del Messaggio  di papa Francesco per la 54° Giornata mondiale della pace  - 2021 [8-12-20]

 

Propongo una sintesi ristretta  e una  sintesi estesa  del Messaggio. In fondo trascrivo i brani dell’enciclica Fratelli tutti (3-10-20) citati nel Messaggio.

 La sintesi ristretta  consente una conoscenza del Messaggio  sufficiente per valutarlo e per diffonderlo.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro Valli

 

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Sintesi ristretta

 

La pace è una costruzione sociale che richiede lo sviluppo di una cultura, intesa come pensiero, azione ed educazione

 

1. Alla base di una cultura della pace vi è il prendersi cura  gli uni degli altri e della natura.

  I racconti biblici  ci esortano a questo.

  In particolare Gesù si è presentato come il Buon Pastore, che si prende cura delle pecore;  il Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito, medica le sue piaghe e si prende cura di lui.

Al culmine della sua missione, Gesù suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte.

 Nella sua attività di assistenza a malati e bisognosi la Chiesa ha voluto seguire il suo insegnamento e il suo esempio.

2. Principi della dottrina sociale sulla cura:

a) La cura si manifesta come  promozione della dignità e dei diritti della persona.

Il concetto di persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione;

b) Il bene comune è insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente. 

c) La solidarietà è  la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti.

d) La realtà creata è interconnessa, così anche pace, giustizia e salvaguardia del creato. Alla base della cura vi è un sentimento del cuore: tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. 

3. Per una cultura della cura, occorre imprimere una rotta comune al processo di globalizzazione, una rotta veramente umana. 

 Tutti devono sentirsi impegnati a  diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali. E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale.

Le relazioni tra le Nazioni  dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale.

  La promozione della cultura della cura richiede un processo educativo che coinvolga famiglia, istituzioni educative, stampa, televisione e altre mezzi di comunicazione sociale,  religioni.

- Le religioni in generalepossono svolgere un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili.

 L’educazione deve essere più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di mutua comprensione.

4. Non c’è pace senza la cultura della cura

La cultura della cura, per la costruzione della pace, è l’impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca.

   Tutti insieme bisogna collaborare per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca. Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri.

 

 

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Sintesi estesa

 

LA CULTURA DELLA CURA COME PERCORSO DI PACE

 

  Il 2020 è stato segnato dalla grande crisi sanitaria del Covid-19, trasformatasi in un fenomeno multisettoriale e globale.

 Accanto a numerose testimonianze di carità e solidarietà, prendono purtroppo nuovo slancio diverse forme di nazionalismo, razzismo, xenofobia e anche guerre e conflitti che seminano morte e distruzione.

Questo ci insegnano l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri e del creato, per costruire una società fondata su rapporti di fratellanza. Perciò ho scelto come tema di questo messaggio: La cultura della cura come percorso di pace. Cultura della cura per debellare la cultura dell’indifferenza, dello scarto e dello scontro, oggi spesso prevalente.

2. Dio Creatore, origine della vocazione umana alla cura

  Nella Bibbia, il Libro della Genesi rivela, fin dal principio, l’importanza della cura o del custodire nel progetto di Dio per l’umanità. Nel racconto biblico della creazione, Dio affida il giardino “piantato nell’Eden”  alle mani di Adamo con l’incarico di “coltivarlo e custodirlo”. Ciò significa, da una parte, rendere la terra produttiva e, dall’altra, proteggerla e farle conservare la sua capacità di sostenere la vita. 

 La nascita di Caino e Abele genera una storia di fratelli, il rapporto tra i quali sarà interpretato – negativamente – da Caino in termini di tutela custodia. Dopo aver ucciso suo fratello Abele, Caino risponde così alla domanda di Dio: «Sono forse io il custode di mio fratello?». 

3. Dio Creatore, modello della cura

La Sacra Scrittura presenta Dio, oltre che come Creatore, come Colui che si prende cura delle sue creature, in particolare di Adamo, di Eva e dei loro figli.

Lo stesso Caino, benché su di lui ricada la maledizione a motivo del crimine che ha compiuto, riceve in dono dal Creatore un segno di protezione, affinché la sua vita sia salvaguardata (cfr Gen 4,15). Questo fatto, mentre conferma la dignità inviolabile della persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, manifesta anche il piano divino per preservare l’armonia della creazione, perché «la pace e la violenza non possono abitare nella stessa dimora».

Nella tradizione profetica, il vertice della comprensione biblica della giustizia si manifesta nel modo in cui una comunità tratta i più deboli al proprio interno.

4. La cura nel ministero di Gesù

La vita e il ministero di Gesù costituiscono la testimonianza più eloquente della missione affidatagli dal Padre. Nella sua compassione, Cristo si avvicina ai malati nel corpo e nello spirito e li guarisce; perdona i peccatori e dona loro una vita nuova. Gesù è il Buon Pastore che si prende cura delle pecore (cfr Gv 10,11-18; Ez 34,1-31); è il Buon Samaritano che si china sull’uomo ferito, medica le sue piaghe e si prende cura di lui (cfr Lc 10,30-37).

Al culmine della sua missione, Gesù suggella la sua cura per noi offrendosi sulla croce e liberandoci così dalla schiavitù del peccato e della morte. Così, con il dono della sua vita e il suo sacrificio, Egli ci ha aperto la via dell’amore e dice a ciascuno: “Seguimi. Anche tu fa’ così” (cfr Lc 10,37).

5. La cultura della cura nella vita dei seguaci di Gesù  

Le opere di misericordia spirituale e corporale costituiscono il nucleo del servizio di carità della Chiesa primitiva. I cristiani della prima generazione praticavano la condivisione perché nessuno tra loro fosse bisognoso (cfr At 4,34-35) e si sforzavano di rendere la comunità una casa accogliente, aperta ad ogni situazione umana, disposta a farsi carico dei più fragili.

 Alcuni Padri della Chiesa insistettero sul fatto che la proprietà è intesa da Dio per il bene comune.

 .Superate le persecuzioni dei primi secoli, la Chiesa ha approfittato della libertà per ispirare la società e la sua cultura; furono eretti numerosi istituti a sollievo dell’umanità sofferente: ospedali, ricoveri per i poveri, orfanotrofi e brefotrofi, ospizi.

6. I principi della dottrina sociale della Chiesa come base della cultura della cura

6a. La cura come promozione della dignità e dei diritti della persona.

Il concetto di persona dice sempre relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamentoOgni persona umana è un fine in sé stessa, mai semplicemente uno strumento ed è creata per vivere insieme nella famiglia, nella comunità, nella società, dove tutti i membri sono uguali in dignità. È da tale dignità che derivano i diritti umani, come pure i doveri.

6b. La cura del bene comune.

 Il bene comune è insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente. Pertanto, i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future.

6c. La cura mediante la solidarietà.

La solidarietà è  la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti.

6d. La cura e la salvaguardia del creato.

 La realtà creata è interconnessa e questo richiede di ascoltare nello stesso tempo il grido dei bisognosi e quello del creato, per prendersene cura. Alla base di ciò vi è un sentimento del cuore: tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse.

7. La bussola per una rotta comune

 I responsabili delle Organizzazioni internazionali e dei Governi, del mondo economico e di quello scientifico, della comunicazione sociale e delle istituzioni educative devono imprimere una rotta comune al processo di globalizzazione, una rotta veramente umana. 

 Tutti devono sentirsi impegnati a  diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali. E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale.

  Le relazioni tra le Nazioni  dovrebbero essere ispirate alla fratellanza, al rispetto reciproco, alla solidarietà e all’osservanza del diritto internazionale.

  Numerose città sono diventate come epicentri dell’insicurezza, a cause di guerre.

  Le cause delle guerre sono tante, ma il risultato è sempre lo stesso: distruzione e crisi umanitaria. Perché questo è considerato normale= Come cambiare la nostra mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità?

 La produzione di armi comporta una dispersione di risorse che potrebbero essere utilizzati per  garantire veramente la sicurezza delle persone, promuovendo  della pace e dello sviluppo umano integrale, la lotta alla povertà, la garanzia dei bisogni sanitari.

8. Per educare alla cultura della cura

  La promozione della cultura della cura richiede un processo educativo 

 Alcuni esempi:

- L’educazione alla cura nasce nella famiglia, nucleo naturale e fondamentale  della società,dove s’impara a vivere in relazione e nel rispetto reciproco.

 - Altri soggetti preposti all’educazione sono la scuola e l’università, e analogamente, per certi aspetti, i soggetti della comunicazione sociale

 

- Le religioni in generale, e i leader religiosi in particolare, possono svolgere un ruolo insostituibile nel trasmettere ai fedeli e alla società i valori della solidarietà, del rispetto delle differenze, dell’accoglienza e della cura dei fratelli più fragili.

 L’educazione deve essere più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, di dialogo costruttivo e di mutua comprensione.

9. Non c’è pace senza la cultura della cura

La cultura della cura, per la costruzione della pace, è l’impegno comune, solidale e partecipativo per proteggere e promuovere la dignità e il bene di tutti, quale disposizione ad interessarsi, a prestare attenzione, alla compassione, alla riconciliazione e alla guarigione, al rispetto mutuo e all’accoglienza reciproca.

   Tutti insieme bisogna collaborare per avanzare verso un nuovo orizzonte di amore e di pace, di fraternità e di solidarietà, di sostegno vicendevole e di accoglienza reciproca. Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri.

 

 

 

Citazioni dell’enciclica Fratelli tutti (3-10-20) contenute nel Messaggio

 

8. Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme». Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!

153. Ci sono Paesi potenti e grandi imprese che traggono profitto da questo isolamento e preferiscono trattare con ciascun Paese separatamente. Al contrario, per i Paesi piccoli o poveri si apre la possibilità di raggiungere accordi regionali con i vicini, che permettano loro di trattare in blocco ed evitare di diventare segmenti marginali e dipendenti dalle grandi potenze. Oggi nessuno Stato nazionale isolato è in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione.

225. In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia.