mercoledì 6 gennaio 2021

Pubblico una mia trascrizione di una predicazione del pastore battista Angelo Reginato sul tema degli inizi, andata in onda il 3 gennaio 2020, su Radio Rai 1, durante la trasmissione Culto evangelico. Mi ha profondamente colpito per la profondità del suo pensiero.

 

 Pubblico una mia trascrizione di una predicazione del pastore battista Angelo Reginato sul tema degli inizi, andata in onda il 3 gennaio 2020, su Radio Rai 1, durante la trasmissione Culto evangelico. Mi ha profondamente colpito per la profondità del suo pensiero.

  A volte interpretiamo l’ecumenismo più che altro come un ascoltare solo chi ci viene incontro e mostra di concordare in qualcosa, sperando poi di poterlo assimilare. Invece credo che lo spirito giusto sia quello di ascoltare, puramente e semplicemente, cercando di rimanere amici.  Perché, quando si rimane amici, non c’è più separazione, il comandamento dell’unità è adempiuto senza che occorra che qualcuno si lasci assimilare da qualcun altro, e questo anche se d’abitudine si prega in posti diversi e guidati da diversi pastori. 

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 

 

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Predicazione pastore Angelo Reginato della Chiesa battista di Lugano in Svizzera sul tema degli Inizi, andata in onda su Rai radio 1 - Culto evangelico,  domenica 3-1-2021

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Dal libro della Genesi, capitolo 1, versetti 1-10

In principio Dio creò il cielo e la terra.  Il mondo era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava sulle acque.  Dio disse: «Vi sia la luce!». E apparve la luce.  Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre.  Dio chiamò la luce giorno e le tenebre notte. Venne la sera, poi venne il mattino: primo giorno.  Dio disse: «Vi sia una grande volta! Divida la massa delle acque».  E così avvenne. Dio fece una grande volta e separò le acque di sotto dalle acque di sopra.  Dio chiamò la grande volta cielo. Venne la sera, poi venne il mattino: secondo giorno.  Dio disse: «Siano raccolte in un sol luogo le acque che sono sotto il cielo e appaia l’asciutto». E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e chiamò le acque mare. E Dio vide che era bello.

[versione TILC - Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

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  Siamo all’inizio di un nuovo anno e il calendario ci sfida a pensare gli inizi.

 Per chi legge le Scritture ebraico-cristiane l’inizio è anzitutto quello del racconto della Creazione. Una pagina poetica che non intende descrivere come è sorto il mondo, piuttosto ci invita a pensarne il senso.  Quel “In principio” da cui prende avvio il racconto non indica il punto zero della storia, ma ciò che sta alla radice di ogni esistenza. Forse per non fraintenderlo dovremo tradurlo così: In profondità.

 Non siamo dunque spettatori di un tempo che non ci riguarda, di quell’inizio primo in cui nessuno di noi era presente. Noi non facciamo esperienza di  un inizio assoluto. I nostri inizi avvengono sempre a cose già iniziate. Gli inizi umani si compiono a lavori in corso.

   E’ proprio perché la Bibbia parla a noi di noi la prima pagina della Genesi non racconta, come si è soliti pensar, una creazione dal nulla, un iniziare da zero. Anche Dio, prima di intervenire sulla scena, si trova di fronte a qualcosa che ha già preso inizio, una terra informe e deserta, le tenebre, l’abisso, le acque. Immagini che ancora oggi utilizziamo per esprimere una situazione di crisi, quando non sappiamo più chi siamo, svuotati di senso, quando non vediamo la luce in fondo al tunnel e ci manca il terreno sotto i piedi, ci sembra di affogare.

  E’ su questo scenario di crisi che Dio interviene. E come lo fa? Eliminando le acque? Diradando le tenebre e colmando gli abissi?

 No! Le tenebre non sono tolte, ma arginate,  per far posto anche alla luce. Le acque non scompaiono, ma vengono separate perché possa emergere la terra ferma.

  La Creazione non è al riparo del negativo. Lo sappiamo bene che non esiste alcuna vita umana che non sia attraversata dal male, senza problemi. Noi umani non moriamo perché ci ammaliamo, ma ci ammaliamo perché siamo mortali. La vita buona, sognata da Dio, è proprio questa vita fragile, che prova a mettere ordine nel caos della storia, che, non senza un po’ di astuzia, tenta di arginare il negativo e di volgerlo ad un bene possibile.

 Come è prezioso questo inizio del racconto biblico, che non è affidato ad un mago che estrae dal cilindro cose nuove, ma ad un Dio che non si arrende di fronte al caos e agisce mettendo in atto una sapienza della crisi.

  E’ un testo illuminante per noi che non iniziamo mai da zero, che ci ritroviamo in situazioni già determinate e per lo più problematiche. Come questo inizio d’anno, che giunge a noi dopo mesi segnati dalla pandemia, quando ancora non si profila una chiara via d’uscita, e mentre appare ai nostri occhi sempre più evidente un panorama critico, fatto di povertà, paure e rabbia, senza sapere che cosa fare.

  In questo deserto emotivo, cognitivo, economico, razionale, come è possibile ricominciare?

  Ha scritto Albert Camus che la qualità del viaggio si misura sulla paura che esso suscita.

  Anche la Bibbia ci mostra la via dello spaesamento e nello stesso tempo ci mostra una luce.

  Questa mattina abbiamo ascoltato la prima pagina delle Scritture, che coraggiosamente narra un inizio incerto e di un Dio che con la sua parola prova a dare forma e senso a caos. E’ questa parola che si offre a noi come fuoco che può riscaldare  i nostri cuori freddi, scoraggiati, e illuminare i nostri passi lungo la strada di questo nuovo anno.

 Che il Signore ci dia un cuore capace di ascoltarla.