giovedì 28 gennaio 2021

Pace, libertà, speranza

 

Pace, libertà, speranza

 

  Sto leggendo in e-book il libro dello scrittore israeliano David Grossman, Sparare su una colomba,  Mondadori 2021, €17,00, in e-book €9,99. E’ una raccolta di discorsi e articoli sul tema delle politiche per la pace.

  Riferendosi alla sua situazione di cittadino israeliano, Grossman scrive di non aver mai conosciuto la pace, e dunque la libertà. Questo collegamento tra pace  e libertà  è insolito negli ambienti cattolici, dove, di solito, la libertà è associata all’arbitrio e dunque ai conflitti.

 Grossman collega poi la pace anche alla speranza.

  Per costruire la pace occorre essere liberi di pensarla e progettarla. La speranza  è frutto dell’immaginazione, ma non è solo sogno: le società prive di speranza sono come spente.

  La libertà non è solo fare quello che si vuole, anche se fare quello che si vuole  è importante perché se non si può farlo, se quindi bisogna stare sempre ai comandi altrui,  ne risente la propria dignità, ma è libertà dalla paura, dalla violenza, dalla fame, dall’insicurezza, dall’oppressione altrui, libertà di sperare nel meglio. Quest’ultima, sostiene Grossman, manca  agli ebrei israeliani e agli arabi palestinesi. Non riescono più neppure a immaginare di poter essere diversi da ciò che sono, liberi  dall’insicurezza del conflitto che li divide già  da molto prima della fondazione, nel 1948, dello Stato di Israele. Grossmann spiega infatti che il conflitto va avanti ormai da circa un secolo.

 In Europa abbiamo vissuto un lunghissimo periodo di pace, dal 1945, che è stato frutto di una costruzione politica nel progettare la quale ci si è sentiti liberi di sperare  nel meglio. Pace e libertà sono andate di pari passo. A questo non pensiamo spesso, perché ci siamo assuefatti alla pace come condizione normale, e invece nella gran parte del mondo non lo è, e allora, pur desiderandola, non si riesce ad averla e si è costretti  al conflitto dalla situazione sociale in cui ci si trova immersi. Non si è liberi  per la pace. Ad esempio, gli Stati Uniti non hanno mai conosciuto un vero periodo di pace nella loro storia, a partire dalla loro fondazione, e il loro inno nazionale, La bandiera stellata,  è infatti pieno  di guerra:

 

Oh, dì: puoi vedere alle prime luci dell’alba
ciò che abbiamo salutato fieri all’ultimo raggio del crepuscolo?
Le cui larghe strisce e brillanti stelle, nella battaglia pericolosa,
sui bastioni che sorvegliavamo, sventolavano valorosamente?
E il bagliore rosso dei razzi e le bombe che esplodevano in aria
hanno dato prova, nella notte, che il nostro stendardo era ancora là.
Dì dunque, sventola ancora la nostra bandiera adorna di stelle
sulla terra dei liberi e la patria dei coraggiosi?

 

L’inno europeo parla invece di pace, gioia, amicizia, un altro modo di usare le stelle:

 

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli e più gioiosi.
Gioia! Gioia!

Gioia, bella scintilla divina,
figlia dell’Elisio,
noi ci accostiamo ebbri d’ardore,
o Divina, al tuo sacrario.

I tuoi incanti tornano a unire
ciò che gli usi rigidamente divisero;
tutti gli uomini diventano fratelli,
dove posa la tua ala soave.

L’uomo che ha ottenuto dalla sorte
di essere amico a un amico,
chi conquistò una donna leggiadra,
esulti con noi!

Sì, chi anche una sola anima
possa dir sua sul globo terrestre!
Chi invece non lo poté mai, lasci
furtivo e piangente questa confraternita!

Tutti gli esseri bevono gioia
ai seni della natura;
tutti i buoni, tutti i malvagi
vanno per il suo sentiero di rose.

Ci diede l’amore e il vino,
ci diede un amico di provata fedeltà;
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio.

Lieti, come i suoi astri volano
attraverso lo splendore della volta celeste,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio al mondo intero!
Fratelli, sopra la volta stellata
deve certo abitare un padre amorevole.

Cadete in ginocchio, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra la volta stellata!
Sopra le stelle deve abitare.

 E, noi, come Chiesa, che ne pensiamo?

 Spesso la pace viene pensata tra  noi come frutto dell’obbedienza, altre volte comunque come risultato di un orientamento morale frutto di quell’obbedienza, rare volte come frutto dell’anelito di chi spera nel meglio  e vuole conquistare la libertà di costruirlo.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Vali