venerdì 29 gennaio 2021

Laici

 

Laici

 

“Sono laico” mi disse una volta un mio compagno di classe al liceo, ed era tutto fiero di esserlo. Per lui, laico  significava non credente.

  Ci sono anche i laici credenti, naturalmente: noi. Ma, tra noi, non ci chiamiamo laici, perché non c’è tanto da esserne fieri.

  La definizione canonica e teologica di laico  nella nostra Chiesa la si trova nella Costituzione Luce per le genti  - Lumen Gentium del Concilio Vaticano 2° (1962-1965):

 

31. Col nome di laici si intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.

 

 Quindi è laico chi non è prete, vescovo, monaco, monaco, frate o suora.  Il laico è definito in negativo, è stato osservato. E’ quello che non è, in particolare non è nessuno di quelli che nella nostra Chiesa contano. E’ certamente una definizione umiliante e anche obsoleta, ma rimane alla base di tutto ciò che si dice in genere dei laici nella nostra Chiesa.

  Recentemente le donne, con una decisione d’imperio del Papa, sono stati ammesse ai ministeri  dell’accolitato e del lettorato (li svolgono di fatto dagli anni Settanta, almeno in Italia). Un passo avanti? Una volta quelli erano i primi gradi dell’Ordine Sacro, della procedura per diventare preti, ma poi, dagli anni Settanta, non lo sono più e solo allora vi sono stati ammessi i laici, e ora, tardivamente, anche le donne, le quali, benché costituiscano la parte apparentemente prevalente dei laici attivi e praticanti,  sono ancora fortemente discriminate, anche tra i laici stessi, che sono quelli che nella nostra Chiesa contano poco o nulla.

  Le uniche posizioni che, in ausilio, i laici possono svolgere nella Chiesa sono più o meno quelle dette para-clericali, perché vanno a coprire i vuoti spaventosi che si sono aperti nel clero. Allora poi però vengono criticati perché tendono a clericalizzarsi.

 In FUCI il nostro assistente ecclesiastico, una volta che si trattò del laicato e delle evoluzioni che si erano avute nelle concezioni che lo riguardavano, ricordava che tra i preti una volta circolava la battuta che le posizioni  dei laici nella Chiesa erano: seduti, in  piedi, in ginocchio  e con la mano al portafogli.

  Il campo proprio dei laici dovrebbe essere, insegna il Magistero, quello  fuori  della Chiesa, le cosiddette realtà temporali, nel senso che evolvono nel tempo, vale a dire le società civili e le scienze,  contrapposte a quelle sacre che rimarrebbero sempre le stesse e dovrebbero rimanere nelle mani di preti, vescovi e appartenenti a ordini religiosi. In realtà nulla rimane lo stesso tra gli umani e anche il modo con cui si parla del sacro  è cambiato moltissime volte dalle origini, e anche ora è così. E poi certamente clero e religiosi sono stati molto attivi nella società civile, non si sono sicuramente limitati dal sacro: sono loro che definiscono i confini. Quella concezione del campo dei laici è un modo più gentile per cristallizzare una loro condizione di emarginazione, facendo tuttavia apparire di voler apprezzare ciò che fanno.

 In realtà di laici  e di laicità  si parla anche in altro modo e in altri sensi, in particolare riferendosi a certi atteggiamenti nei confronti della realtà.

 Un atteggiamento laico è quello di chi sa distinguere come funzionano  realtà e società dalle storie mitologiche usate in religione: quindi chi non si muove con atteggiamento  fideistico e, entrato a pilotare un’automobile, fa come dice il manuale e non si limita a pregare che tutto vada bene.

  Questo atteggiamento laico  è ora prescritto anche nella Costituzione dogmatica Luce per le genti - Lumen gentium;

36. Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.

  Non è sempre andata così, naturalmente, anche se in quel documento si sorvola sui secoli bui in cui la si pensava diversamente. E' proprio perché la si pensava diversamente, ed erano secoli bui, che il movimento che dal Seicento pensò che si dovette cambiare e fare luce viene definito  Illuminismo o  dei Lumi. Ancora oggi esso viene aspramente criticato in religione, anche se si è imparato molto da esso.

  In questo diverso senso della laicità, anche preti, monaci e frati devono agire con atteggiamento laicale.

 Infine vi è la laicità che consiste nella desacralizzazione, nel sottrarre ad ogni sistema di potere l’appoggio del sacro, facendolo apparire voluto dal Cielo e quindi indiscutibile. Il nostro magistero sacralizza e desacralizza con una certa arbitrarietà e quando lamenta che nulla più sia considerato sacro pensa anzitutto al proprio potere e poi ai poteri con cui in passato si federò, regolando una sorta di condominio sui popoli credenti. Le democrazie moderne hanno progressivamente ripudiato la sacralizzazione e la laicità nel senso di secolarizzazione, vale a dire desacralizzazione, è  loro essenziale. Non possono esistere senza. E infatti i processi democratici nella  nostra Chiesa stentano molto e soffrono dell’emarginazione umiliante della maggior parte dei fedeli e, in particolare, della quasi totalità delle donne.

 Il Concilio Vaticano 2° ebbe tra i suoi temi principali una revisione della teologia del laicato. All’epoca innovò molto, tanto che i suoi deliberati in materia devono ancora trovare piena attuazione, ma, alla luce dell’evoluzione delle società Occidentali, appare essere invecchiato presto, nel campo del laicato è diventato obsoleto.

 Uno delle missioni che l’Azione Cattolica si è data storicamente è di organizzare la partecipazione attiva del laicato nella Chiesa e fuori, e questo particolarmente dopo il Concilio Vaticano 2°. In Azione Cattolica, dove non c’è emarginazione del laicato e delle donne, possiamo vedere come potrebbe essere una Chiesa diversa veramente animata anche dai laici.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli