venerdì 8 gennaio 2021

Nascita e declino della società

 

Nascita e declino della società


  Una società vive finché serve. Le popolazioni si rigenerano, nel succedersi delle generazioni. Ma sistemi sociali possono finire, come anche le popolazioni estinguersi. Ogni società manifesta una sua resistenza al declino ed essa dipende da molti fattori, i principali dei quali sono però questi: il suo contenuto istituzionale, la capacità di creare miti, la sua capacità di metamorfosi culturale, la sua capacità di assecondare il ricambio generazionale e, infine, la sua capacità effettiva di esercitare un potere sociale, quindi di orientare la vita di individui e gruppi. La legge generale dell’evoluzione sociale è che società molto rigide  finiscono.

  Il fatto di essere implicata nelle transazioni di potere sociale irrobustisce una società, perché le questioni di potere sociale e quelle, connesse, dei conflitti sociali, sono vitali per le collettività umane, che realizzano essenziali vantaggi competitivi dall’agire coordinato e cooperante. Le collettività, così, non tollerano vuoti di potere e, comunque, nel ciclico succedersi di sistemi di potere, ci sono sempre gruppi che lottano per prevalere  e che, ad un certo punto del conflitto sociale, giungono a transazioni determinando un nuovo assetto di potere sociale.

  Le culture europee, che ancora dominano nel mondo, sono espressione di un sistema di potere a livello globale che ha espresso con la massima forza quei fattori di resistenza sociale di cui si diceva prima. Oggi ancora non si riesce a concepire un sistema di potere sociale senza far ricorso a concetti elaborati da quelle culture. Queste culture hanno storicamente veicolato il cristianesimo, che, dal Quarto secolo, è incorporato nella loro mitologia.

  Lo stato-nazione, una sistema di potere che si è affermato dall’Ottocento, sta avendo una vita molto più breve. Era basato sull’idea di una continuità di stirpe e questo lo ha reso meno funzionale in un mondo in cui dal Cinquecento le società umane hanno prodotto intensi e imponenti fenomeni migratori e, in particolare, colonizzazioni, a livello globale, facendo impallidire, ad esempio, le colonizzazioni nel Mediterraneo dell’antica Grecia. La sua concretizzazione maggiore è stata quella dell’impero nazionale, che nei fatti, comportava il predominio di una stirpe sulle altre, quelle colonizzate o assimilate. Sono ancora organizzati sostanzialmente come imperi nazionali la Russia e la Cina continentale. Entrambi i sistemi sono in fase di veloce metamorfosi, in particolare il secondo.

  Il sistema di potere più evoluto a livello globale è quello espresso dall’Unione Europea. Esso contiene molte culture e ne sta producendo l’integrazione senza assimilazione. Supera il modello degli Stati Uniti d’America, ai quali guardavano inizialmente i teorici dell’unificazione europea.  Il modello dell’Unione Europea si avvale di schemi concettuali elaborati nella dottrina sociale della Chiesa cattolica, che hanno al centro il principio di  sussidiarietà.  Esso significa, in un sistema di società coalizzate, rispettarne le dinamiche senza pretendere di riformarle d’autorità, ma sostenendole senza assimilarle, affidando lo sviluppo della  coesione alla progressiva integrazione culturale derivante dall’esperienza positiva di cooperazione e solidarietà. Esso impedisce di trasformare l’Unione in un impero ed è alla base del lungo periodo di pace continentale vissuto dal 1945. Ciò è anche all’origine della forza attrattiva dell’Unione sulle popolazioni circostanti. Nella cosiddetta  Brexit,  la secessione della Gran Bretagna dall’Unione Europea, hanno prevalso mitizzazioni del modello imperiale inglese affermatesi nell’Ottocento: esso però è obsoleto, è un relitto del passato. La Brexit  è un interessante laboratorio sociale: si vedrà come va a finire il tentativo di ripristinare un sistema di potere obsoleto e quindi non più funzionale.

  Può apparire stupefacente che una Chiesa che ha un’organizzazione istituzionale francamente obsoleta, risalente nella sostanza all’Undicesimo secolo, e categorie culturali che, come sostenne Carlo Maria Martini, sono nel complesso  in ritardo di almeno due secoli, abbia saputo produrre quell’idea fortemente innovativa e di successo del principio politico di  sussidiarietà (che non applica assolutamente al suo interno). Ciò è dipeso dalla sua difficile esperienza politica di confronto istituzionale con gli emergenti stati nazionali, dall’Ottocento, con le loro pretese di totalitarismo ideologico, integrata con la progressiva e travagliata assimilazione dei principi democratici per quanto riguarda la vita negli  stati (al suo interno infatti non li pratica). Come si dice, necessità ha fatto virtù.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli