domenica 24 gennaio 2021

Libertà di credere e secolarizzazione

 

Libertà di credere e secolarizzazione

 

 Nell’incontro di sabato scorso abbiano letto la preghiera del padre gesuita Leo O’Donovan recitata nel corso della cerimonia del giuramento del presidente eletto Joe Biden, lo scorso 20 gennaio.

 

Dio misericordioso e pieno di grazia, in questo tempo sacro veniamo davanti a te nel bisogno, anzi in ginocchio. Ma veniamo ancora più con speranza, e con i nostri occhi rialzati di nuovo alla visione di una "unione più perfetta" nella nostra terra, un'unione di tutti i nostri cittadini per "promuovere il benessere generale e assicurare le benedizioni della libertà a noi stessi e ai nostri posteri. " Siamo un popolo di molte razze, credi e colori, background nazionali, culture e stili - ora molto più numerosi e su un territorio molto più vasto di quando l'Arcivescovo John Carol scrisse la sua preghiera per l'inaugurazione di George Washington 232 anni fa. L'Arcivescovo Carol ha pregato che tu, o Creatore di tutti, "aiutassi con il tuo Santo Spirito di consiglio e fortezza il Presidente di questi Stati Uniti, affinché la sua amministrazione possa essere condotta in rettitudine, ed essere estremamente utili al tuo popolo. "Oggi, confessiamo i nostri fallimenti passati nel vivere secondo la nostra visione di uguaglianza, inclusione e libertà per tutti. Eppure ci impegniamo risolutamente ancora ora a rinnovare la visione, a prenderci cura gli uni degli altri in parole e atti, soprattutto i meno fortunati tra noi, e così diventando luce per il mondo. C'è un potere in ognuno di noi che vive rivolgendosi a ciascuno di noi, una spinta dello spirito ad amare, prendersi cura e stare vicino agli altri, e soprattutto ai più bisognosi. Si chiama amore, e la sua via è dare sempre di più di sé. Oggi si chiama patriottismo americano, nato non dal potere e dal privilegio ma dalla cura del bene comune - " con malizia verso nessuno e con carità per tutti ". Per il nostro nuovo presidente, ti chiediamo la saggezza cercata da Salomone quando si inginocchiò davanti a te e pregò per "un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male". Confidiamo nel consiglio della Lettera di Giacomo: "Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio, che dona generosamente a tutti senza trovare colpa, e vi sarà data". Papa Francesco ci ha ricordato quanto sia importante sognare insieme ... "Da soli", ha scritto, "rischiamo di vedere miraggi, cose che non ci sono. I sogni, invece, si costruiscono insieme". Sii con noi, Santo Mistero d'Amore, mentre sogniamo insieme, per riconciliare le persone della nostra terra, restaurare il nostro sogno e rivestirlo di pace e giustizia e della gioia che è il traboccare dell'amore. Alla gloria del tuo nome per sempre. Amen.

 In Italia ci stupiamo che in una cerimonia pubblica come quella si giuri sulla Bibbia e trovi posto una preghiera come quella.

  Le istituzioni pubbliche statunitensi sono religiose? Gli statunitensi sono più religiosi  di noi europei? Sono più credenti?

 Ciò che caratterizza, fin dalla fondazione, le istituzioni pubbliche statunitensi è la loro  separazione dalle Chiese. Si basa sul Primo emendamento  della Costituzione statunitense:

Il Congresso non farà alcuna legge che si riferisce al riconoscimento ufficiale della religione o ne proibisca il libero esercizio; o limiti  la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di presentare una petizione al governo per una riparazione dei reclami.

 che definisce principi di libertà civile  che sono fondamentali nell’architettura della repubblica statunitense.

  Le istituzioni pubbliche statunitensi ripudiano il sostegno delle Chiese e non ne sostengono alcuna. Così, negli Stati Uniti d’America, vi è libertà di credere. Questo consente il permanere di un forte legame tra spirito civico e patriottico e la fede religiosa cristiana, quest’ultima come religione civile. Del resto i fondatori dell’ideologia repubblicana statunitense non furono anticlericali, perché nella loro società non vi erano cleri in grado di prendere il controllo delle istituzioni pubbliche, né antireligiosi, ma furono invece pervasi da un certo deismo  a sfondo cristiano evangelico. Ora che in Nord America hanno preso piede altre tradizioni religiose, problemi cominciano a sorgere.

  Come  osservano Peter Berger, Grace Davie, Effie Fokas in America religiosa, Europa laica? Perché il secolarismo europeo è un’eccezione, Il Mulino 2010, «è proprio la separazione tra chiesa e stato che rende possibile il collegamento tra religione in generale e identità nazionale». Negli Stati Uniti d’America la separazione tra stato e chiesa fu genetica, inserita nel loro atto fondativo come caratteristica fondamentale della nuova convivenza civile. Quindi non vi fu necessario quel travagliato e difficilissimo processo di desacralizzazione  dei poteri civili, inteso appunto come separazione dalle Chiese istituzionalizzate, che si è prodotto in Europa, che viene anche denominato secolarizzaizione. Esso da noi è definito come la progressiva conquista della laicità dello stato. Una delle vie per raggiungerla   è stata quella del vietarsi e del vietare discorsi esplicitamente religiosi nelle leggi e nelle altre fonti normative formali, nei discorsi e nelle cerimonie pubblici e dell’escludere l’uso di simbologia religiosa in contesti pubblici.  Ciò ha assunto forme assai aspre in Francia. Il problema, però, non sono le religioni, ma le Chiese e, tra esse, la Chiesa cattolica è quella che ha dato i problemi maggiori. Essa ha riconosciuto la libertà di credere  solo durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) dopo averla duramente condannata nell’Elenco (Sillabo) dei principali errori dell’età nostra allegato all’enciclica Con quanta cura del papa Pio 9° (1864), dimostratosi durissimo avversario del nazionalismo irredentista italiano, in particolare di quello mazziniano, durante il nostro Risorgimento.

  In Europa la Chiesa cattolica, ancora oggi, difende la  libertà della fede, intesa essenzialmente come libertà di manifestarsi pubblicamente sudditi della Chiesa  e di partecipare ai suoi riti, anche se dagli anni Sessanta è arrivata a riconoscere anche la libertà di credere,  pur condannando ancora come peccaminoso il rifiuto della fede da parte di chi sia ben consapevole di essa. E’ arrivata ad accettare che quel rifiuto non comporti sanzioni civili.

 Inoltre, come ricordano gli autori sopra citati:

«Sia nell’Europa cattolica che in quella protestante, sebbene ci siano sempre stati  movimenti religiosi dissidenti, le chiese maggiori erano sostenute ufficialmente dallo stato. In pieno 20° secolo la Chiesa cattolica ha cercato dappertutto di mantenere o ricreare questa relazione per mezzo di trattati (concordati) con ogni tipo di governo. Solo il Concilio Vaticano 2° ha significativamente modificato questo atteggiamento. Il Luteranesimo era considerato chiesa di stato in Germania e in Scandinavia, il Calvinismo in Olanda, Scozia e in alcuni cantoni svizzeri. Al contrario, la separazione tra chiesa e stato è sempre esistita  nell’America coloniale, prima con dato di fatto (c’erano troppe chiese differenti perché una sola riuscisse a prendere il sopravvento), poi come questione di principio (come nella legislazione sulla libertà di religione promossa da Thomas Jefferson attraverso la legislazione della Virginia coloniale). Il Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, ovviamente, ha reso la separazione  una chiave di volta della repubblica italiana».

  Nella Repubblica italiana la separazione tra Chiesa cattolica e stato, pur affermata dall’art.7 della Costituzione (la cui bozza fu scritta, come ho letto, da Giorgio La Pira, a tu per tu con Giovanni Battista Montini quando lavorava alla Segreteria di Stato Vaticana) è ancora molto lontana dall’essere raggiunta. La Chiesa cattolica dipende quasi totalmente dall’imponente finanziamento pubblico e mantiene una notevolissima capacità di influenza politica, che certamente non si è mai fatta scrupoli ad esercitare, una volta direttamente attraverso pronunce dei Papi, quando furono italiani, e poi, a partire dal regno del papa Giovanni Paolo 2°, polacco, mediante quelle della Conferenza episcopale italiano. In ogni crisi politica viene normale chiedersi che cosa ne pensa il suo Presidente  e durante la lunga presidenza del card. Camillo Ruini ci siamo abituati a dichiarazioni di quel tipo.

  I cattolici italiani in genere ritengono scontato un collegamento tra la loro Chiesa e lo stato  e quindi che la Chiesa funzioni come una specie di settore dello stato, pur aspettandosi che essa rimanga libera  di determinarsi senza alcuna influenza delle altre istituzioni pubbliche. Non solo non si scandalizzano dell’esposizione di un simbolo religioso cristiano come il Crocifisso negli ambienti pubblici, ma la ritengono normale. Forse praticherebbero volentieri le preghiere pubbliche come negli Stati Uniti d’America, ma da noi avrebbero il senso di una sottomissione dello Stato alla Chiesa di riferimento, che da noi in genere è quella cattolica.

  Ma poi gli statunitensi sono più religiosi  di noi italiani? Senz’altro gli indici di pratica  religiosa sono più alti da noi che negli Stati uniti. Con i polacchi abbiamo anche fama di essere i più clericali dell’universo. Ma, quanto a condotte dissolute o anche solo poco solidali, non credo che vi siano significative differenze tra noi e gli statunitensi. Sicuramente la nostra Costituzione è piena di principi tratti dalla nostra dottrina sociale. Ma ad esempio pratichiamo atteggiamenti francamente razzisti e non ci troviamo, in genere, alcuna contraddizione con la nostra fede. Così accadde negli anni Trenta al tempo del razzismo antiebraico mussoliniano.

 Negli Stati Uniti d’America la pratica religiosa  cristiana risente della tradizione evangelica e i fedeli appaiono più capaci di organizzarsi autonomamente. Creare  nuove Chiese è abbastanza semplice negli Stati Uniti e ne sorgono continuamente. C’è là il fenomeno di massa dei predicatori televisivi, e ora telematici, che da noi corrisponde a quello di grossi gruppi coagulati intorno a leader carismatici e piuttosto indipendenti dalla gerarchia. In generale l’organizzazione religiosa appare più libera negli Stati Uniti d’America.

 Se poi parliamo proprio di fede, vale a dire di quanto  le persone fanno affidamento sulle narrazioni e prospettive religiose, la vera differenza è tra l’Occidente e il resto del mondo. E comunque, a parte le società primitive, l’esigenza di padroneggiare le moderne tecnologie anche in società in cui mai si è posto il problema della separazione tra istituzioni religiose e stato si riflette sulle concezioni generali. Si osserva nel libro che ho sopra citato:

«Per esempio, il pilota di un aero moderno non può agire sulla base delle assunzioni metafisiche  o degli incantesimi  di uno sciamano, almeno finché siede nella cabina di pilotaggio. Ma quando il pilota torna a casa - per esempio in un villaggio primitivo - può fare proprie ogni sorta di idee o pratiche magiche».

 Nelle attuali polemiche tra pro-vax e no-vax troviamo un riacutizzarsi di quelle tensioni.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli